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Sabato, 4 Febbraio 2023
Tragedie

Jolly nero, dieci anni al comandante della nave. I familiari delle vittime: "Vergogna"

La sentenza sulla tragedia avvenuta nel porto di Genova il 7 maggio 2013. Pene dimezzate rispetto alle richieste dell'accusa

E' stato condannato a 10 anni e 4 mesi di reclusione il comandante della nave cargo Jolly Nero, Roberto Paoloni, per il crollo della torre piloti del porto di Genova avvenuto il 7 maggio del 2013. Nella tragedia, causata da una manovra errata della nave, persero la vita 9 persone e altre 4 rimasero ferite.

Nel processo erano imputati anche il primo ufficiale della Jolly Nero, Lorenzo Repetto, che è stato condannato a 8 anni e 6 mesi, il direttore di macchina della Jolly Nero, Franco Giammoro, che è stato condannato a 7 anni, il pilota del porto di Genova Antonio Anfossi, che è stato condannato a 4 anni e 2 mesi e la stessa società Ignazio Messina, a cui è stata comminata una sanzione da 1 milione e 50 mila euro. Assolto invece il terzo ufficiale Cristina Vaccaro e Giampaolo Olmetti, delegato d'armamento della Messina.

Le pene richieste dall’accusa erano pesantissime: 20 anni e 7 mesi per Paoloni, 17 per Olmetti, 10 anni e 6 mesi per Anfossi, Giammoro e Repetto e 8 mesi per Vaccaro. I familiari delle vittime, che erano presenti in aula, alla lettura della sentenza hanno gridato più volte “vergogna” e “assassini”, denunciando che le pene comminate sono state molto più leggere di quelle che erano state chieste.

Secondo la tesi del pubblico ministero Walter Cotugno, la manovra fatale era stata compiuta senza supervisione e in maniera non corretta, ma la recente inchiesta che ha coinvolto il Rina apre un ulteriore filone d’inchiesta: l’ipotesi è che la Jolly Nero abbia ricevuto l’autorizzazione a salpare nonostante guasti e anomalie riscontrati e già segnalati, ma su cui alcuni funzionari del Registro Navale Italiano e della Capitaneria - oggi sotto inchiesta - avrebbero chiuso un occhio.

Il crollo della Torre Piloti ha provocato la morte di 9 persone, tutte quelle che si trovavano al suo interno la notte del 7 maggio 2013: i militari della Capitaneria di Porto Francesco Cetrola, 38 anni, Marco de Candussio, 39, Daniele Fratantonio, 30, Giovanni Iacoviello, 35, Davide Morella, 33, Giuseppe Tusa, 30; il pilota Michele Robazza, 44 anni; e gli operatori radio dei rimorchiatori Sergio Basso e Maurizio Potenza, entrambi 50enni. I loro familiari erano tutti in aula in mattinata in attesa della sentenza, in prima fila Adele Chiedo Tusa, madre di Giuseppe Tusa, che sin ha seguito il processo sin dalle prime battute e ha sempre puntato il dito contro la posizione pericolosa occupata dalla Torre, a sbalzo sul mare. 

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