Uranio impoverito, Stato condannato a risarcire la famiglia di un carabiniere

Storica sentenza: il Tribunale di Firenze ha riconosciuto la responsabilità del Ministero della Difesa per la morte di Pasquale Cinelli, paracadutista deceduto nel 2000 di ritorno dalla Bosnia

Militari italiani a Sarajevo (infophoto). In altro a destra Pasquale Cinelli

Uranio impoverito, la sentenza farà storia. Lo Stato è stato condannato a risarcire la famiglia di Pasquale Cinelli, paracadutista dell'Arma dei Carabinieri morto nel 2000 di ritorno dalla Bosnia. Il Tribunale di Firenze ha riconosciuto la responsabilità del Ministero della Difesa, e ha stabilito un risarcimento di 882mila euro. I numeri sono impressionanti: 323 militari italiani sono morti a oggi per la contaminazione da uranio e ben 3700 hanno contratto malattie.

Pasquale Cinelli è morto il 19 novembre 2000 a soli 41 anni per un tumore al colon estesosi a polmone, fegato, peritoneo e ossa. Fino a pochi mesi prima aveva partecipato a missioni militari all'estero, dalla Bosnia alla Somalia. Proprio in questi due paesi secondo la sentenza il paracadutista venne esposto a "numerosi fattori di rischio, quali l'inquinamento atmosferico, le contaminazioni tossiche provocate dall'impatto e dall'esplosione delle munizioni a uranio impoverito, nonché le esalazioni dei gas di scarico degli automezzi bellici e dei solventi chimici usati per la pulizia delle armi". Come racconta Report, è stato provato che la patologia che ha ucciso Cinelli è stata causata dall'esposizione all'uranio impoverito: nelle sue cellule sono state trovate "particelle esogene (palline di circa 800 nanometri contenenti ferro, alluminio, rame, zinco e cloro) idonee a provocare patologie tumorali". Le stesse particelle sono negli studi eseguiti dall'aviazione militare statunitense negli anni settanta per verificare proprio gli effetti dell'uranio impoverito.

Solo nel 1999 la Nato confermò l'utilizzo di armi all'uranio, ma il Tribunale di Firenze ha stabilito che anche precedentemente "si può ritenere improbabile che le nostre forze armate fossero del tutto all'oscuro di tale situazione". Nel 2005  Armando Benedetti, esperto in radioprotezione del Cisam (Centro interforze studi per le applicazioni militari), alla Commissione di inchiesta istituita al Senato dichiarava: "Non ci siamo accorti dell'impiego dell'uranio depleto in Bosnia. Avendo altri problemi relativi a un improvviso cambio di contratto per il personale civile, non ci siamo soffermati su questo argomento e non abbiamo avvertito lo Stato Maggiore della difesa". Quindi il ministero è responsabile secondo i giudici, "non essendo ad altri ascrivibile la responsabilità del fatto che l'organo appositamente adibito ad una funzione fondamentale fosse distratto da vicende contrattuali in concomitanza con una missione militare in zona di guerra".

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La vedova di Cinelli a Report dice: "Era importante dimostrare che mio marito è morto per il servizio che ha prestato per colpe non sue ma nel pieno adempimento del suo dovere esattamente come gli altri suoi colleghi uccisi in conflitto e di cui, giustamente, se ne celebrano gli onori. Non era giusto trattare mio marito come un morto di cui vergognarsi." Angelo Fiore Tartaglia, avvocato della famiglia Cinelli, guarda già avanti: "Non c’è tempo per fermarsi altri stanno aspettando, la giurisprudenza sta maturando in modo netto e chiaro e niente potrà fermare la giustizia che arriverà per ogni uno di questi ragazzi che considero orgoglio per tutti gli italiani".

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