Domenica, 29 Novembre 2020

Pamela Mastropietro, la sentenza: Oseghale condannato all'ergastolo

Innocent Oseghale è stato condannato in primo grado all'ergastolo per l'omicidio della 18enne romana. Durissime le parole del procuratore Giovanni Giorgio davanti alla Corte d’Assise di Macerata: "Usata come un giocattolo"

Pamela Mastropietro. Foto Ansa

E' arrivata la sentenza di primo grado nel processo sull'omicidio di Pamela Mastropietro: Innocent Oseghale è stato condannato all'ergastolo e a 18 mesi di isolamento.

La Corte di Assise di Macerata, dopo cinque ore di camera di consiglio, ha emesso la sentenza di condanna per il nigeriano imputato nel processo per la morte della18enne romana.

Quali erano le richieste della Procura per Innocent Oseghale

Per l'uomo, accusato di aver violentato, ucciso e fatto a pezzi la 18enne romana il 30 gennaio dell’anno scorso a Macerata, la procura aveva chiesto la condanna all’ergastolo e diciotto mesi di isolamento diurno e, qualora non fosse stata riconosciuta la violenza sessuale, una condanna a trent'anni. Oseghale ha confessato di aver fatto a pezzi il corpo di Pamela e di aver abbandonato i suoi resti, ma ha sempre negato di averla violentata e poi uccisa.

Le parole del procuratore: "Pamela usata come un giocattolo"

Nello spazio dedicato alle repliche dell’accusa e della difesa, oggi il procuratore Giovanni Giorgio aveva condotto - davanti alla Corte d'Assise di Macerata - la requisitoria nei confronti di Innocent Oseghale. "Oseghale ha strumentalizzato Pamela come un giocattolo - le parole del procuratore -. Si era ripresa ma era in stato confusionale dovuto alla droga, lui frettolosamente ha soddisfatto le sue voglie sessuali inducendola a un rapporto sessuale non protetto".

Nel corso delle repliche, il procuratore aveva poi difeso l’attendibilità del teste collaboratore di giustizia Vincenzo Marino, messa in dubbio dalla difesa di Oseghale. La pm Stefania Ciccioli ha puntato l’attenzione sulla violenza sessuale, sul fatto che i resti di Pamela sono stati lavati con la candeggina e alcune parti non sono state più trovate: il lavaggio con la candeggina e l’asportazione di alcuni organi, secondo l’accusa, sono avvenuti "per cancellare le prove".

Le richieste della difesa di Oseghale

"Ci dimentichiamo, in queste repliche, del punto centrale del processo, nessuno ne ha parlato: l'oggetto e la vitalità o meno delle lesioni", aveva detto dal canto suo, nell'udienza di oggi, l'avvocato Simone Matraxia, legale insieme al collega Simone Gramenzi di Innocent Oseghale. "Avete la possibilità di avvalervi delle migliori professionalità, fate la perizia", ha detto Matraxia rivolgendosi alla Corte e ribadendo la richiesta di una nuova perizia per maggiori accertamenti sulle ferite che per l'accusa sono causa della morte mentre per la difesa su ciò non ci sono certezze e potrebbero essere inferte post mortem quando il corpo è stato sezionato. "Noi non abbiamo paura della verità - ha aggiunto - ma non è giusta una condanna su un'ipotesi relativa alla vitalità delle ferite. Quella della violenza sessuale è un'ipotesi infondata probatoriamente". 

Presente al tribunale di Macerata anche la mamma della 18enne romana, circondata dai familiari. Guardando i manifesti affissi per la figlia davanti al Palazzo di giustizia ('Pamela C'è' e 'Verità e giustizia per Pamela' sottolineati in tricolore) ha applaudito e ha urlato 'Giustizia per Pamela'.

Pamela Mastropietro, una scritta oltraggiosa sulla targa ricordo lasciata dalla mamma

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Alessandra Verni, la madre, di Pamela Mastropietro, la giovane uccisa a Macerata, in occasione della trasmissione tv in onda su Rai1 "Porta a Porta" condotta da Bruno Vespa, 20 febbraio 2018. ANSA/ANGELO CARCONI

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