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Venerdì, 28 Gennaio 2022
CRONACA GIUDIZIARIA

Processo Ruby bis, tutti colpevoli: condannati Fede, Mora e Minetti

La sentenza di primo grado del tribunale di Milano: i tre condannati per favoreggiamento della prostituzione. Ipotesi di falsa testimonianza

MILANO - Dopo un mese dalla condanna di Silvio Berlusconi a sette anni per concussione e prostituzione minorile e all’interdizione dai pubblici uffici, anche le tre persone che per la Procura di Milano erano gli organizzatori delle feste di Arcore hanno ricevuto una condanna simile. 

Emilio Fede e Lele Mora sono stati condannati a 7 anni, Nicole Minetti a 5. Il tribunale di Milano ha inoltre disposto l’interdizione perpetua dai pubblici uffici per Emilio Fede e Lele Mora imputati a Milano al processo sul caso Ruby. Interdizione per 5 anni dai pubblici uffici per Nicole Minetti. Il procuratore aggiunto Piero Forno e il sostituto Antonio Sangermano avevano chiesto sette anni di carcere e l'interdizione dai pubblici uffici per tutti e tre gli imputati.

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NEL DETTAGLIO - Lele Mora è stato condannato per favoreggiamento e induzione alla prostituzione, anche minorile, e gli sono state riconosciute le attenuanti generiche. Emilio Fede è stato condannato per favoreggiamento e induzione alla prostituzione delle ragazze maggiorenni mentre è stato assolto dall'induzione e dal favoreggiamento della prostituzione di Ruby. Gli è stato invece contestato il reato di favoreggiamento della prostituzione minorile. Nicole Minetti è stata condannata per favoreggiamento alla prostituzione delle maggiorenni; assolta, per non aver commesso il fatto, per l'induzione alla prostituzione delle maggiorenni e assolta, per non aver commesso il fatto, per quanto riguarda il favoreggiamento e induzione alla prostituzione di Ruby.

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IPOTESI FALSA TESTIMONIANZA - Inoltre, il giudice ha stabilito la trasmissione degli atti al pm per valutare eventuali ipotesi di reato di falsa testimonianza in relazione alle indagini difensive, nei confronti di Silvio Berlusconi, dei legali Niccolò Ghedini e Piero Longo e di Karima El Mahroug alias Ruby. In particolare, il tribunale ha trasmesso gli atti alla procura per valutare la posizione di Berlusconi in relazione a due circostanze: quando convocò ad Arcore alcune delle ragazze coinvolte nel caso Ruby e quando venne effettuato il cosiddetto «interrogatorio fantasma» di Ruby. Il Cavaliere, quindi, rischia di finire sotto indagine per falsa testimonianza. E ora spetta agli inquirenti della procura di Milano valutare la sussistenza di eventuali fattispecie di reato.

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LE ACCUSE - Sono in tutto 34 le giovani individuate dalle indagini che sarebbero state indotte a prostituirsi durante le serate ad Arcore per soddisfare, come è stato chiarito in requisitoria, il "piacere" del Cavaliere. Serate che, come si legge nel documento, erano "articolate" in tre fasi: la prima "prevedeva una cena", mentre la seconda "definita bunga bunga" si svolgeva "all'interno di un locale adibito a discoteca, dove le partecipanti si esibivano in mascheramenti, spogliarelli e balletti erotici, toccandosi reciprocamente ovvero toccando e facendosi toccare nelle parti intime da Silvio Berlusconi". La terza fase riguardava infine la conclusione della serata e il suo proseguimento fino alla mattina dopo: consisteva, scrivono i pm, "nella scelta, da parte di Silvio Berlusconi, di una o più ragazze con cui intrattenersi per la notte in rapporti intimi, persone alle quali venivano erogate somme di denaro ed altre utilità ulteriori rispetto a quelle consegnate alle altre partecipanti".

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Il dibattimento si è aperto il 21 novembre di due anni fa e, a dire di tutte le parti, è andato avanti in un clima "sereno": a differenza del procedimento gemello, nessun tono sopra le righe, niente polemiche e rinvii decisi con l'accordo di tutti. In aula, ad assistere alle udienze, spesso si sono viste tra i banchi delle parti civili Ambra e Chiara e Imane Fadil, testimoni chiave dell'accusa assieme ad altre giovani. Si sono viste anche Iris Berardi e Barbara Guerra le quali, però, poco tempo fa hanno rinunciato a costituirsi contro i tre imputati.

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