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Domenica, 5 Dicembre 2021
Il caso

Sul treno senza green pass, si rifiuta di scendere e blocca tutto: denunciata

Il caso di una donna salita su un alta velocità senza la certificazione verde ma con un test fatto “in autodiagnostica”. Multata e denunciata per interruzione di pubblico servizio, ha fatto ricorso ma lo ha perso

È salita sul treno senza green pass e poi si è rifiutata di scendere, bloccando tutto. Denunciata per interruzione di pubblico servizio e multata, ha fatto ricorso ma lo ha perso. I fatti risalgono allo scorso 1 settembre, giorno dell'entrata in vigore del decreto legge che stabiliva l'obbligo della certificazione verde per i viaggi, ed è proprio per evitare situazioni come questa che da lunedì 15 novembre sono scattate nuove regole per i trasporti, con i controlli dei green pass non più a bordo del treno in movimento ma direttamente nelle stazioni. 

La donna era in viaggio sul treno alta velocità Italo 8160, partito da Reggio Calabria e diretto a Milano. Durante una sosta alla stazione Termini di Roma, il personale della Polizia ferrovia sale a bordo del convoglio dopo aver ricevuto una segnalazione. Il capotreno, infatti, nel controllare i passeggeri aveva scoperto che la donna non aveva un green pass regolare. Alla polizia, la donna mostra la foto di un referto di un tampone antigienico rapido, a suo dire acquistato in farmacia ed effettuato a casa "in autodiagnostica" il giorno prima della partenza, accopmagnato da autocertificazione. Una documentazione insufficiente e che non può sostituire il green pass. A quel punto, la donna viene invitata più volte a scendere dal treno, ma si rifiuta. La situazione resta in stallo, così come il convoglio e gli altri passeggeri, bloccati a Termini per quasi venti minuti mentre il treno continua ad accumulare ritardi su ritardi. Alla fine la donna si convince a scendere. La polizia le consegna sia la sanzione relativa al green pass, sia i verbali di identificazione ed elezione del domicilio, per la constatazione del reato di interruzione di pubblico servizi visto che rifiutandosi di scendere aveva provocato il ritardo del treno. Un reato che prevede una pena fino a un anno di carcere. 

La donna si è rivolta ai suoi legali, presentando un ricorso al Tribunale amministrativo sia per la sanzione sia per l'impianto stesso della legge, considerandola illegittima "sotto il profilo costituzionale" e in contrasto con i regolamenti e i trattati europei. Il Tar ha risposto pochi giorni fa, sostenendo che la sanzione va contestata di fronte al giudice ordinario e che la "compatibilità costituzionale" non può essere portata di fronte al Tar "in sede cautelare". 

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