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Sabato, 22 Gennaio 2022
IL SEQUESTRO DI LERICI / La Spezia

Parla Andrea Calevo: "Per far passare il tempo cantavo la Carrà"

Le parole dell'imprenditore sequestrato a Lerici: "Mi hanno minacciato di spararmi in faccia. Sono stati giorni di silenzio e noia"

LERICI (LA SPEZIA) - "I rapitori mi davano troppa confidenza, per passare il tempo cantavo la Carrà". Lo ha detto in un'intervista a Unomattina l'imprenditore spezzino Adrea Calevo, ricordando i drammatici giorni del sequestro nella villetta di Sarzana.

"Di quei 15 giorni passati nella stanza - ha detto Calevo - ricordo un gran silenzio, un gran senso di solitudine e anche di noia perché a un certo punto non sapevo proprio cosa fare, cosa inventarmi per passare il tempo".

"Dopo 5 o 6 giorni di solitudine - ha raccontato - ho detto 'devo fare qualcosa perché altrimenti impazzisco' e allora ho cominciato a cantare varie canzoni di Fred Buscaglione, che è un po' il mio cavallo di battaglia, di Battiato e della Carrà".

IL MOMENTO DEL RAPIMENTO: GUARDA IL VIDEO

"Dal secondo giorno - ha proseguito l'imprenditore di Lerici - ho capito che i rapitori non erano professionisti perché commettevano molti errori, mi davano troppa confidenza, parlavano molto e mi raccontavano cose che un rapitore professionista non avrebbe detto".

Parlando dell'ideatore del sequestro e carceriere, il piccolo imprenditore edile Pierluigi Destri, Calevo ha poi aggiunto: "Non lo ho mai conosciuto, mi hanno detto che era un cliente di vecchia data ma era un piccolo cliente che non ha mai avuto rapporti diretti con me".

"I rapitori - ha spiegato - venivano sempre con il volto coperto e armati per farmi capire che non c'era da scherzare, portavano spesso a tracolla un fucile. Un giorno che ero arrabbiato e battevo su una tavola di legno, mi hanno detto di smetterla perché se no mi avrebbero sparato in faccia o a una gamba".

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