Sabato, 18 Settembre 2021
Cronaca Reggio Emilia

Reggio Emilia, si arrende il sequestratore: incubo finito per 4 dipendenti

Francesco Amato ha tenuto quattro donne prigioniere nell'ufficio postale di Pieve Modolena dalle 9 del mattino armato di coltello: "Voleva parlare con Salvini"

Carabinieri e polizia a Pieve Modolena davanti all'ufficio postale nel quale Francesco Amato è rinchiuso con alcuni ostaggi. Reggio Emilia, 5 Novembre 2018.ANSA/ELISABETTA BARACCHI

Cinque dipendenti dell'ufficio postale di Pieve Modolena, una frazione di Reggio Emilia, ostaggio per ore poi la svolta: alle 16.43 si è arreso Francesco Amato. "L'uomo si è consegnato spontaneamente alla fine della negoziazione e non ci sono stati feriti" ha detto il colonnello dei carabinieri Cristiano Desideri.

Erano le 9 del mattino quando quattro impiegate e la direttrice della filiale delle Poste di Pieve Modolena sono state minacciate con un coltello mentre i clienti fuggivano. Francesco Amato ora è stato portato al comando provinciale dei carabinieri di Reggio Emilia. Sul posto erano anche schierati i reparti speciali del Gis di Livorno, pronti a intervenire, ma - spiegano i militari - "non c'è stata nessuna irruzione. È stato un lavoro di negoziazione senza nessun tipo di intervento di forza".

Amato ha infatti fatto uscire prima tutti gli ostaggi, all'ultima ha consegnato il coltello, per dimostrare la sua resa, poi è uscito e si è consegnato ai carabinieri.

Chi è Francesco Amato il sequestratore di Reggio

"Sono un delinquente, ma un delinquente onesto, non mafioso" così Francesco Amato giustificava dall'interno dell'ufficio postale di Pieve Modolena: Francesco Amato lo scorso 31 ottobre 2018 era stato condannato il 31 ottobre a 19 anni nel processo "Aemilia" sulla presenza della 'ndrangheta al Nord Italia.

L'uomo, nei cui confronti pende un ordine di carcerazione, era entrato nelle Poste di Via Fratelli Cervi con un coltello.

Nato 55 anni fa, è stato condannato il 31 ottobre a 19 anni e un mese di reclusione nel processo Aemilia. Secondo i giudici della Dda di Bologna, Amato e il fratello Alfredo erano "costantemente in contatto con gli altri associati (e della famiglia Grande Aracri) in particolare per la commissione su richiesta di delitto di danneggiamento o minaccia a fini estorsivi, commettendo una serie di reati".

Nel 2016, all'inizio del processo Aemilia, Francesco Amato aveva affisso un cartellone provocatorio e pieno di invettive fuori dal Tribunale di Reggio Emilia. Come ha ricostruito l'Ansa, l'uomo si era poi autodenunciato in aula definendosi l'autore di quel cartellone in cui, diceva, "era anche contenuto il nome dell'autore delle presunte minacce al presidente del tribunale di Reggio Emilia Cristina Beretti", per le quali sono state arrestate nelle scorse settimane due persone, tra le quali un sacerdote.

Pieve Modolena, il racconto

Uno degli ostaggi è stato liberato dopo diverse ore: si tratta di una donna, una cassiera, che ha avuto un mancamento una volta uscita dall'ufficio ed è stata soccorsa dal personale del 118. Tra i clienti che stamattina erano presenti nella posta c'era anche la figlia della direttrice, che è riuscita a scappare. È stata lei, secondo quanto si apprende, a dare l'allarme ai carabinieri. La ragazza, 22enne, ha raccontato che si era recata nell'ufficio per portare un pacco alla madre quando l'uomo ha fatto irruzione, gridando "vi ammazzo tutti".

Una delle impiegate sotto minaccia dentro la posta ha parlato telefonicamente ai microfoni del Giornale Radio Rai1, intervistata da Marco Sabene. 

"Siamo chiusi dentro. Il signor Amato vuole parlare con Salvini. Lo vedo. Sono all’interno, il signor Amato sta parlando: vuole Salvini. Parla con i Carabinieri, con noi. Ha un coltello in mano. Io lavoro qui; siamo in quattro. Il signore è qui da parecchie ore. Ha detto che se apriamo la porta qualcuno fa una brutta fine e quindi siamo trincerati dentro"

poste pieve modolena ansa-2

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