Giovedì, 23 Settembre 2021
Cronaca Frosinone

Serena Mollicone, la svolta: "Ferite compatibili con la porta della caserma dei carabinieri"

La diciottenne di Arce, in provincia di Frosinone, venne trovata morta nel giugno del 2001 nel bosco La Cupa di Anitrella, tre giorni dopo la sua misteriosa scomparsa.

Serena Mollicone sarebbe morta dopo aver sbattuto la tempia contro la porta della caserma dei carabinieri di Arce: lo dice la nuova perizia. Per il delitto sono indagati l'ex comandante della stazione di Arce, il maresciallo Franco Mottola, il figlio Marco e la moglie Anna, tutti e tre originari di Teano.

E ci sono due famiglie che ora sperano di arrivare davvero alla verità, quella della povera Serena e quella del brigadiere Santino Tuzi , ascoltato dagli inquirenti tre giorni prima di togliersi la vita nell'aprile del 2008.

L'omicidio di Serena Mollicone

La diciottenne di Arce, in provincia di Frosinone, venne trovata morta nel giugno del 2001 nel bosco La Cupa di Anitrella, tre giorni dopo la sua misteriosa scomparsa.

Secondo la perizia di oltre 250 pagine che il medico legale Cristina Cattaneo, responsabile dell'Istituto di Medicina Legale di Milano, ha consegnato nelle mani del sostituto procuratore della repubblica di Cassino, Maria Beatrice Siravo, Serena ha sbattuto con violenza la fronte occipitale sinistra, la tempia per intenderci, contro la porta dell'alloggio in disuso e situato al piano terra della caserma.

"Serena era nella caserma"

Come racconta oggi FrosinoneToday, le verifiche e gli accertamenti sono durati un anno e mezzo, con tecniche all'avanguardia. Compatibile, anche se non in maniera inconfutabile, il segno del pugno ritrovato sempre sulla porta (smontata nel marzo del 2016 e portata insieme al corpo riesumato della studentessa liceale, presso l'Istituto milanese) e probabilmente appartenente all'assassino. 

Secondo le indagini, Serena una volta arrivata in caserma potrebbe aver incontrato nell'appartamento in disuso uno dei tre indagati e qui potrebbe aver iniziato una discussione che poi è degenerata fino al punto da indurre chi era presente a picchiare la ragazza ed a sferrare un violento colpo alla porta.

La Procura, però, prima di chiudere definitivamente le indagini sta aspettando che venga inserito un altro importante tassello: l'indagine sulla morte del brigadiere Santino Tuzi e sulla quale da mesi sta indagando il sostituto procuratore Alfredo Mattei. La riapertura delle due inchieste è stata possibile grazie alla ferrea volontà del procuratore capo Luciano d'Emmanuele e delle famiglie Mollicone e Tuzi.

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