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Domenica, 19 Maggio 2024
Senza colpevoli / Frosinone

Serena Mollicone, i Mottola scortati tra i tafferugli: "Ora una bella vacanza"

Su proposta del criminologo Carmelo Lavorino, hanno parlato maresciallo, moglie e figlio assolti per l'omicidio della ragazza. L'uccisione resta senza colpevoli, almeno per ora

Sono stati scortati tra i tafferugli fuori dal tribunale di Cassino, dopo la sentenza di assoluzione, alla volta della conferenza stampa fissata nella serata di ieri presso l'hotel Il Boschetto di Cassino, in provincia di Frosinone. A volerla è stato il criminologo Carmelo Lavorino, intervenuto assieme al pool difensivo nonché a Franco, Anna Maria e Marco Mottola, la famiglia assolta tra gli altri per l'omicidio volontario e l'occultamento del cadavere di Serena Mollicone. La signora Anna Maria, abbracciando marito e figlio, ha esclamato: "Adesso dovete andare a farvi una bella vacanza!". Franco Mottola, già maresciallo dei carabinieri di Arce, ha parlato dell'accusa di depistaggio delle indagini: "Non c'è accusa che mi ha ferito più delle altre, con questa storia non c'entriamo niente e ogni cosa detta contro di noi ci ha feriti, sapevamo di essere innocenti". Per sua moglie, che schivava e schiverà i riflettori, il processo "è stato una calunnia".

A seguire ha parlato anche Marco Mottola: "Non ci piace metterci in mostra, ma stare con le nostre famiglie e i nostri bambini, quanto ci è mancato e volevano e vogliono ancora toglierci. Non vediamo l'ora di andare a casa ad abbracciare i nostri familiari". A detta del criminologo Lavorino, ha vinto "la logica, la ragionevolezza e l'onestà intellettuale". Lavorino ha accentuato, nell'occasione, le consulenze tecniche e scientifiche che "hanno demolito l'impianto accusatorio". Lo stesso Lavorino, poi, ha chiesto alla procura di rivolgersi a "consulenti molto bravi che possano darci una mano". Il criminologo si è detto certo: "Le impronte digitali sul nastro sono la combinazione criminale che ha ucciso Serena Mollicone. Troviamo i produttori e troveremo il soggetto. Persero tempo con Carmine Belli e hanno perso tempo con la famiglia Mottola".

Conferenza stampa della famiglia Mottola-2-2

La famiglia Mottola, assolta per l'omicidio di Serena Mollicone, in conferenza stampa a Cassino

L'omicidio di Serena Mollicone resta senza colpevoli: tutti assolti

L'ex maresciallo dei carabinieri Franco Mottola, la moglie Anna Maria e il figlio Marco sono stati assolti. Secondo i giudici, non è stata la famiglia Mottola a uccidere Serena Mollicone, la diciottenne di Arce (Frosinone) trovata morta il 3 giugno del 2001 in un bosco. Assolti anche l'ex vice comandante della caserma di Arce, il luogotenente Vincenzo Quatrale e l'appuntato Francesco Suprano. Così ha deciso la corte d'assise del tribunale di Cassino. La sentenza è stata pronunciata ieri, 15 luglio 2022, a distanza di 21 anni dal delitto.

I coniugi Mottola e il figlio sono stati assolti per insufficienza di prove. I carabinieri Quatrale e Suprano con formula piena. La sentenza è arrivata dopo circa 8 ore di camera di consiglio. I giudici hanno lasciato l'aula alle 11.18 e sono usciti con il verdetto alle 19.30. La procura aveva chiesto 30 anni per Franco Mottola, 24 per il figlio Marco, 21 anni per la moglie Annamaria, 15 anni per Quatrale e quattro anni per Suprano, tutti accusati di concorso nell'omicidio. Quatrale era accusato inoltre di istigazione al suicidio del brigadiere Santino Tuzi, mentre per Suprano l'accusa era favoreggiamento.

Serena Mollicone, le tappe di una vicenda lunga 21 anni

Serena Mollicone scompare da Arce, in provincia di Frosinone, il 1° giugno del 2001. Ha 18 anni ed è una studentessa del liceo socio pedagogico di Sora. Il suo corpo viene ritrovato domenica 3 giugno 2001 a Fonte Cupa, in un bosco situato nel comune di Fontana Liri. Il 6 febbraio del 2003 viene arrestato Carmine Belli, carrozziere di Rocca d'Arce, conoscente della famiglia Mollicone e accusato del delitto. Il processo in corte d'assise celebrato a Cassino nel 2004 scagiona completamente l'uomo. E lo stesso succede in appello e in Cassazione. Belli trascorre dunque 17 mesi in cella di isolamento da innocente. Dal 2004 al 2008 non ci sono elementi che consentano la riapertura dell'indagine sull'omicidio della Mollicone.

La svolta arriva l'11 aprile del 2008 quando si suicida il brigadiere Santino Tuzi, all'epoca dell'omicidio in servizio presso la caserma dei carabinieri di Arce. Il sottufficiale pochi giorni prima di spararsi un colpo di pistola al petto racconta ai superiori e al magistrato dell'epoca di aver visto la ragazza entrare nella caserma dei carabinieri di Arce il 1° giugno del 2001 e di non averla più vista uscire. Nel 2011, a tre anni da questa ulteriore tragedia, la procura di Cassino chiede l'archiviazione delle cinque persone indagate per insufficienza di prove. Si tratta del maresciallo Franco Mottola, ex comandante della caserma di Arce, del figlio Marco, della moglie Anna Maria e dei carabinieri in servizio all'epoca della scomparsa di Serena, Vincenzo Quatrale e Francesco Suprano. La famiglia Mollicone presenta opposizione alla richiesta di archiviazione e il gip del tribunale di Cassino Angelo Valerio Lanna accoglie questa istanza e rinvia gli atti alla procura chiedendo ulteriori approfondimenti.

Nel 2016 si dispone la riesumazione della salma della ragazza. I risultati dell'autopsia vengono ritenuti clamorosi e sufficienti dalla procura per poter chiudere le indagini e chiedere il processo. Ad essere accusati di omicidio volontario e occultamento di cadavere sono l'ex maresciallo Mottola, la moglie e il figlio. L'ex vicecomandante Vincenzo Quatrale è accusato di concorso esterno in omicidio e istigazione al suicidio nei confronti di Tuzi, l'appuntato dei carabinieri Francesco Suprano deve rispondere del reato di favoreggiamento. 

Il processo ha inizio il 19 marzo 2021 in corte d'assise di Cassino. I pubblici ministeri Beatrice Siravo e Maria Carmen Fusco chiedono le condanne di tutti gli imputati: 30 anni per Franco Mottola, 24 per il figlio e 21 per la moglie. E poi 15 anni per Quatrale e 4 anni per Suprano. La tesi dell'accusa: "La famiglia Mottola è tutta coinvolta nell'omicidio di Serena Mollicone, così come la famiglia Ciontoli lo era nell'omicidio di Marco Vannini". Il riferimento è al 19enne ucciso nella notte tra il 17 e il 18 maggio 2015 da un colpo di pistola mentre era a Ladispoli nella casa della famiglia Ciontoli, condannata definitivamente in Cassazione.

Gli indagati hanno sempre respinto le accuse. Nel corso dell'ultima udienza il legale della difesa ha puntato il dito contro "l'incalzante ed esasperante interesse mediatico". Secondo la difesa della famiglia Mottola, ''la procura di Cassino ha indicato una serie di supposizioni, nemmeno presunzioni, e attraverso di esse ha tentato di mettere in piedi un cartello accusatorio che non sta né in cielo né in terra. Non c'è una prova che possa definirsi tale a carico dei Mottola e pertanto non credo che la corte possa emettere una sentenza di affermazione della responsabilità".

Continua l'iter giudiziario

Bisognerà attendere l'autunno, precisamente la prima metà del mese di ottobre, per conoscere le motivazioni con cui i giudici della corte d'assise di Cassino hanno assolto i cinque imputati coinvolti nell'inchiesta sulla morte di Serena Mollicone. I giudici infatti si sono presi 90 giorni per il deposito delle motivazioni. Nel dispositivo letto ieri, dopo oltre 9 ore di camera di consiglio, i giudici hanno fatto cadere le accuse per Marco Mottola, per il padre Franco, ex capo dei carabinieri di Arce e per la moglie Anna Maria, con la formula "per non avere commesso il fatto".

Osserva il silenzio il legale del padre della vittima. "Non commento la sentenza finché non leggerò le motivazioni, ma il dato che emerge oggettivo è che a 21 anni dai fatti non c'è ancora giustizia per Serena. Una sconfitta anche per lo stato italiano che ha nella giustizia una delle sue funzioni cardine", ha chiosato l'avvocato Dario De Santis, legale di Guglielmo Mollicone, padre di Serena che è deceduto nel 2020.

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