Sabato, 19 Giugno 2021
"Giustizia ritardata è giustizia negata" / Frosinone

Serena Mollicone, vent'anni esatti senza verità né giustizia: le tappe di un giallo infinito

La ragazza sparì il primo giugno 2001, due giorni dopo fu ritrovato il cadavere. Aveva 18 anni. Dall'ultima colazione con il papà al processo in corso: cosa accadde quella mattina e chi l'ha uccisa?

Serena Mollicone in una foto di archivio Ansa

"L'attesa di giustizia per l'uccisione di Serena non è ancora terminata. Il tempo trascorso in questa attesa è ormai diventato finanche più lungo della vita di Serena, stroncata nel fiore degli anni. Come ha scritto un filosofo, giustizia ritardata è giustizia negata. Questo è vero. Però, ovviamente, peggio sarebbe se, dopo la lunga attesa, neppure vi fosse la giustizia". Le parole di Dario De Santis, legale della famiglia di Serena Mollicone, restituiscono il senso di un dramma su cui dopo vent'anni non è stata ancora fatta piena luce. Non c'è ancora una verità processuale. Nel mezzo, in due decenni di indagini, piste false e colpi di scena, c'è tutta la sofferenza di una famiglia che ha dato l'addio anche al padre Guglielmo, morto l'anno scorso per una grave malattia dopo una vita di battaglie per chiedere giustizia per la morte della figlia.

Nel ventennale della sua scomparsa la città di Arce, in provincia di Frosinone, la ricorda con una cerimonia nel bosco in cui è stata ritrovata e con l'intitolazione a suo nome dell'auditorium del liceo Vincenzo Gioberti di Sora, che la studentessa frequentava. "Serena è stata uccisa in modo efferato - racconta lo zio Antonio Mollicone -. Il processo c'è ed è in corso e sta andando bene se lo intendiamo come possibile ricerca della verità. Noi abbiamo molta fiducia. Ci sono persone che dopo vent'anni hanno testimoniato in maniera precisa e puntuale e altre persone un po' più vaghe, ma la verità è una e alla fine si arriverà a quella. Noi siamo più che convinti". Auspicio condiviso da Consuelo, sorella di Serena: "Vogliamo sapere che cosa è successo veramente. Chi è stato complice e non ha parlato in questi anni speriamo parli e chi ha nascosto ciò che sapeva speriamo che ci dia altre informazioni".

L'ultima colazione con il papà, poi la scomparsa

Cosa accadde quella mattina e chi ha ucciso la ragazza? Le tappe di questo giallo infinito hanno inizio il primo giugno 2001, quando Serena Mollicone, diciotto anni, scompare nel nulla. Uscita di casa la mattina presto, dopo aver preparato la colazione al papà con cui vive sola dopo la morte della mamma, va all'ospedale di Sora dove ha un appuntamento fissato per un piccolo intervento. Da quel momento Serena non farà più ritorno a casa. All'ora di pranzo il padre Guglielmo, maestro elementare e titolare di una cartoleria di Arce, inizia a preoccuparsi per l'assenza della figlia e nel pomeriggio va dai carabinieri a denunciarne la scomparsa. Cominciano le ricerche: forze dell'ordine e volontari setacciano i paesi del circondario nella speranza di rintracciarla. Due giorni dopo fu ritrovato il cadavere, vicino a un mucchio di rifiuti in un boschetto all'Anitrella, a pochi chilometri da Arce. Serena ha mani e piedi legati con nastro adesivo e fil di ferro, e un sacchetto di plastica in testa.

Il primo colpo di scena: il caso del carrozziere Carmine Belli

Cominciano le indagini, coordinate dal procuratore della Repubblica di Cassino Gianfranco Izzo e dai sostituti procuratori Maurizio Arcuri e Carlo Morra. La prima svolta arriva però solo dopo due anni. Il 6 febbraio 2003 viene arrestato il carrozziere Carmine Belli, accusato di aver ucciso e poi occultato il corpo della 18enne. Sin da subito l'uomo si proclama innocente e continua a ripetere di non sapere assolutamente nulla di quell'orribile delitto. Nessuno gli crede e tre mesi dopo la procura di Cassino chiude le indagini chiedendo il processo con l'accusa di omicidio volontario. Il 37enne viene rinviato a giudizio. Carmine Belli viene assolto in primo e in secondo grado. Nell'ottobre 2006 anche la Cassazione respinge tutti i ricorsi: il carrozziere di Arce non è l'assassino di Serena Mollicone.

Le rivelazioni del brigadiere Santino Tuzi

Due anni dopo arriva il colpo di scena. Il 28 marzo 2008 il brigadiere Santino Tuzi rende agli investigatori alcune dichiarazioni su Serena Mollicone: racconta di averla vista entrare nella caserma dei carabinieri di Arce proprio il primo giugno 2001, il giorno in cui era sparita. E aggiunge di non averla vista uscire da lì. Pochi giorno dopo, l'11 aprile, Santino Tuzi viene trovato morto nella sua automobile in un bosco, ucciso da un colpo di pistola al petto. L'ipotesi è di suicidio. Maria Tuzi, figlia del brigadiere, è turbata, convinta del legame tra la morte del padre e "la verità" sul caso di Serena Mollicone: "Sono certa che mio padre sapesse qualcosa e che era stato minacciato di ritorsioni nei confronti della famiglia", racconta.

Le indagini sulla caserma dei carabinieri e il nuovo rinvio a giudizio

Il 27 giugno 2011, a dieci anni dall'accaduto, la procura di Cassino iscrive alcune persone nel registro degli indagati. Si tratta di quattro uomini e una donna, che dovranno essere sottoposti al test del dna: l'ex fidanzato di Serena, Michele Fioretti, e la madre Rosina Partigianoni (le cui posizioni verranno poi archiviate), l'ex maresciallo dei carabinieri Franco Mottola, il figlio Marco e un altro carabiniere, Francesco Suprano. Si indaga per quattro anni, fino a che la procura di Cassino chiede l'archiviazione del procedimento. I familiari della vittima si oppongono. Il 13 gennaio 2016 il gup del tribunale di Cassino dispone il proseguimento delle indagini, indicando quale "tema di approfondimento l'ipotesi investigativa dell'evento omicidiario all'interno della stazione dei carabinieri di Arce". Il 26 novembre 2019 Guglielmo Mollicone, il papà di Serena, viene colpito da un infarto e ricoverato in ospedale. Muore il 31 maggio 2020 in una struttura di lunga degenza. Per anni aveva combattuto una battaglia di verità e di giustizia per la figlia.

guglielmo mollicone ansa-4

Il processo in corso e l'ipotesi dell'accusa

Nel luglio 2019, dopo nuove indagini, la procura chiede il rinvio a giudizio per cinque persone: si tratta del maresciallo dei carabinieri Franco Mottola (all'epoca del delitto comandante della stazione di Arce), della moglie Anna Maria, del figlio Marco e del maresciallo Vincenzo Quatrale, accusati di concorso nell'omicidio. Quatrale, inoltre, è accusato di istigazione al suicidio del brigadiere Santino Tuzi. Infine l'appuntato Francesco Suprano è accusato di favoreggiamento. La prima udienza davanti al gup si tiene il 13 novembre 2019: si costituiscono parte civile contro gli indagati i carabinieri, la figlia del brigadiere Santino Tuzi, il padre e la sorella di Serena Mollicone e altri familiari della ragazza. Secondo l'accusa, quel giorno Serena Mollicone sarebbe andata nella caserma dei carabinieri di Arce per denunciare lo spaccio di droga in paese, accusando in particolare Marco, il figlio del maresciallo Mottola. Lì sarebbe stata aggredita, avrebbe battuto la testa contro una porta degli uffici della caserma, cadendo a terra svenuta. Sempre secondo l'ipotesi accusatoria, i Mottola, credendola morta, l'avrebbero poi portata in un boschetto, legandola e soffocandola con un sacchetto di plastica. Il processo è ancora in corso.
 

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