Giovedì, 26 Novembre 2020

Omicidio Mollicone, così sono "spariti" gli organi di Serena

Un investigatore dell'epoca chiarisce come realmente siano andati i fatti. Il dato, noto a tutti sin dal 2017, dopo la consegna della relazione da parte della dottoressa Cattaneo, non ha compromesso l'esito delle indagini

Serena Mollicone

Gli organi di Serena Mollicone, l'intera zona pelvica e parte del fondoschiena, non sono spariti ma purtroppo resi inutilizzabili da una mal conservazione. A rendere nota la cosa ed a chiarire ogni aspetto di questa sconcertante vicenda è un componente del pool investigativo dell'epoca, parlando in esclusiva a FrosinoneToday.

"In realtà questo aspetto è cosa nota a tutti, sia investigatori che avvocati di indagati e parte civile, da quasi due anni. Da quando cioè il medico legale, la dottoressa Cristina Cattaneo, ha consegnato la perizia che racchiude l'esito delle indagini tanatologiche effettuate sul corpo della povera Serena, una volta riesumato. La perizia è stata resa pubblica sin dalle ore successive alla consegna".

Serena Mollicone, la prima autopsia

A effettuare le prime indagini tanatologiche sul cadavere della povera ragazza, trovata morta nel bosco Fonte Cupa di Anitrella il 3 giugno del 2001, fu la dottoressa Antonella Conticelli. Il medico legale effettuò dapprima una ricognizione cadaverica e poi, in sede di autopsia, asportò gli organi che dovevano essere analizzati in appositi laboratori. Tra questi anche l'intera zona pelvica e il fondoschiena della studentessa. Gli accertamenti, in prima battuta, esclusero che Serena Mollicone prima della morte potesse aver avuto un rapporto sessuale, sia volontario che obbligatorio. La macchia nera rinvenuta su un gluteo, e in un primo momento scambiata per un livido, come scrivono la dottoressa Conticelli prima e la dottoressa Cattaneo diciassette anni dopo, altro non era che l'alone lasciato dal pantalone nero indossato dalla vittima al momento del decesso.

Omicidio Serena Mollicone: a un passo dalla verità 

Il grande lavoro investigativo attuato dai Carabinieri del Comando Provinciale, dalla Procura di Cassino e dalla dottoressa Cattaneo, non è stato fortunatamente compromesso anche in assenza degli importanti organi genitali. Tant'è che allo stato attuale restano indagate cinque persone. Ma cosa è accaduto? Sempre da fonte investigativa scopriamo che i reperti, una volta terminate tutte le indagini medico legali (parliamo di un periodo che oscilla tra il giugno e l'agosto del 2001), furono consegnati dalla dottoressa Antonella Conticelli in Procura. A riprova di questo c'è un verbale di avvenuta consegna che fu rilasciato dal magistrato. Nei mesi successivi le indagini presero un'altra strada e la Procura affidò ad un altro medico legale, consulente della Polizia di Stato che nel frattempo era subentrata ai carabinieri nell'inchiesta, il proseguimento degli accertamenti anche sui reperti consegnati dalla dottoressa Conticelli.

Da questo momento in poi inizia il 'buco nero' sulla fine riservata agli organi. Solo otto anni dopo e non senza fatica la Procura riuscì a scoprire che quegli organi, mal conservati, erano divenuti inutilizzabili. Un comportamento che potrebbe essere discutibile ma che non possiamo certo giudicare senza sapere come realmente siano andate le cose. Se possa essersi trattato di superficialità o di una serie di eventi che hanno portato al deterioramento degli importanti reperti. Certa è solo l'ennesima beffa nei confronti di una ragazza che anche dopo la morte ha continuato ad essere oltraggiata.

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