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Domenica, 22 Maggio 2022
Il processo / Frosinone

Serena Mollicone uccisa in caserma: tracce di legno e vernice sul volto e tra i capelli

A riferirlo i Carabinieri del Ris. A 'cristallizzare' i micro frammenti è stato il nastro adesivo con il quale gli assassini hanno chiuso il sacchetto di plastica posizionato sul capo della giovane di Arce

Il sacchetto di plastica posizionato sulla testa di Serena Mollicone incastra gli assassini. Lo hanno detto in aula, questa mattina, i carabinieri del Ris che hanno analizzato i reperti conservati per quasi 22 anni. Nella parte finale della lunga relazione consegnata alla Procura si dice chiaramente che: "Le indagini condotte supportano l'ipotesi che la porta sequestrata sia la superfice contro la quale ha impattato il capo di Serena Mollicone". Una testimonianza che va a confermare quanto detto dal medico legale Cristina Catteneo durante la scorsa udienza. La professoressa, antatomopatologa forense di fama mondiale, ha illustrato ai componenti della Corte, presieduta da Massimo Capurso ed ai pubblici ministeri Maria Beatrice Siravo e Maria Carmen Fusco, i motivi per cui Serena è stata aggredita nella caserma dei Carabinieri. 

Ci sono voluti anni e soprattutto nuove tecniche scientifiche per arrivare a trovare importanti tracce, 139 per la precisione, che gli esperti del Ris sono riusciti ad isolare. Per arrivare ad individuare un passo falso compiuto da chi ha sempre creduto di aver commesso un delitto perfetto: senza sbavature, senza impronte digitali, senza tracce. 

Cosa hanno scoperto il colonnello Rosario Casamassima, il colonnello Fernando Scatamacchia e il luogotenente Vittorio Della Guardia? Lo hanno riferito dinanzi alla Corte d'Assise del tribunale di Cassino. I tre esperti del Ragruppamento Investigazioni Scientifiche hanno trovato microtracce "di particolare interesse, in quanto coerenti per morfologia e composizione con il materiale costituente la porta. Tali microframmenti - si legge nella relazione consegnata alla Procura di Cassino nel 2018 - sono risultati riconducibili non solo al legno ma anche agli altri materiali presenti all'interno della struttura della porta, in particolare alla colla utilizzata per l'incollaggio dell'impiallacciatura al pannello in trucilato ed a una delle resine utilizzate come finitura superficiale".

"Il maggior numero di microtracce rinvenute è risultato coerente dal punto di vista chimico e morfologico con gli strati più profondi della porta (legno e colla) e in misura molti ridotta con quelli superficiali (resina impiegata per la finitura superficiale della porta)". Serena Mollicone, come anticipato dall'anatomopatologa forense Cristina Cattaneo nell'udienza del 21 gennaio, ha 'sfondato' con la parte sinistra della testa la porta dell'alloggio, situato all'interno della caserma dei Carabinieri di Arce ed in uso alla famiglia Mottola. La sua morte, come accertato dall'autopsia, sarebbe avvenuta tra le 11 e le 11.40 del 1° giugno del 2001.

Come è stato possibile stabilire che i microframmenti provenissero proprio dalla porta sequestrata dai Carabinieri?  Anche questo viene spiegato dai tre esperti che scrivono "sono state condotte una serie di simulazioni (dette transfer test) tese a verificare la tipologia dei frammenti che si originano a seguito dell'impatto ricostruito dalla professoressa Cristina Cattaneo e valutare se e come questi, successivamente, possano trasferirsi sui capelli. I risultati ottenuti dalle analisi dei frammenti prodotti consentono di concludere che i frammenti rinvenuti sui nastri adesivi che avvolgevano il capo di Serena Mollicone sono coerenti per morfologia, composizione e numero con quelli rinvenuti al termine del transfer test".

Una microparte di natura lignea è stata rinvenuta "sul filtro dell'acqua di lavaggio dei capelli della salma". Non sono questi gli unici elementi che hanno portato gli inquirenti a stabilire che Serena Mollicone è stata aggredita all'interno della caserma. C'è un altra traccia, di rilevante importanza, che è stata 'trattenuta' sul nastro isolante utilizzato dagli assassini per fissare il sacchetto sulla testa della sventurata diciottenne. "E' emersa la presenza di un frammento di vernice epossidica bicomponente di colore bianco, caratterizzato dalla presenza, su una delle due superfici, da macchie circolari di colore rosso-bruno risultate coerenti con macchie di ruggine. Tale traccia è stata ritenuta di particolare interesse - si legge ancora nella relazione - in quanto trattasi di una vernice impiegata per particolari applicazioni, soprattutto nell'ambito della verniciatura di oggetti metallici esposti all'aperto".

"Le indagini hanno consentito di determinare che la vernice della copertura metallica della caldaia, presente su uno dei balconi dell'alloggio sotto sequestro, è caratterizza dalla medesima composizione chimica del materiale costituente la traccia di vernice bianca rinvenuta sui nastri adesivi che avvolgevano il capo della vittima".

Un'udienza che si preannuncia piena di colpi di scena con la difesa (composta dagli avvocati Germani, Di Giuseppe, Marsella, Candido, D'Arpino, Mancini, Emiliano Germani) che cercherà in ogni modo di contro battere l'accusa e gli avvocati della parte civile (presenti i legali Sandro Salera ed Antonio Iafrate per Consuelo Mollicone, Dario De Santis per Antonio Mollicone, Federica Nardoni per Armida Mollicone ed Elisa Castelucci per la famiglia del brigadiere Santino Tuzi) che dovranno far valere le loro ragioni unitamente ai consulenti di parte, Luciano Garofano e Roberta Bruzzone presenti in aula. 

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