San Ferdinando, ordinato lo sgombero della tendopoli: ospita centinaia di migranti

Gli immigrati che vivono nella tendopoli - dove si sono verificati incendi che hanno causato la morte di tre di loro - sono impegnati in attività agricole nelle campagne di Gioia Tauro. Saranno trasferiti in altre strutture

I resti delle baracche dopo l'incendio divampato nella baraccopoli di San Ferdinando (Reggio Calabria), 16 febbraio 2019. ANSA/ MARCO COSTANTINO

La tendopoli di San Ferdinando ospita i migranti impegnati in attività agricole nella Piana di Gioia Tauro, in Calabria. Oggi il sindaco della cittadina in provincia di Reggio Calabria, Andrea Tripodi, ha emesso un'ordinanza di sgombero immediato. Uno sgombero finalizzato "alla bonifica e alla demolizione di quanto intorno alla tendopoli è stato abusivamente realizzato", si legge sul documento pubblicato sul sito del Comune. L'ordinanza è stata tradotta in francese, inglese e arabo, e notificata a tutti coloro che vivono nella tendopoli.

Dove finiranno i migranti che lavorano nelle campagne di Gioia Tauro?

Gli immigrati che vivono nella baraccopoli entro pochi giorni dovranno lasciare le loro dimore. Per coloro che ne hanno i requisiti, restano posti nei Cas e negli Sprar della regione. Altri migranti potranno trovare alloggio nella nuova tendopoli allestita a spese della Regione Calabria sempre a San Ferdinando ed altri ancora potranno utilizzare alloggi presi eventualmente in affitto. Non una situazione facile, insomma. 

San Ferdinando, l'ordinanza di sgombero della tendopoli

"Visto che la baraccopoli – si afferma nell’ordinanza – risulta nuovamente ‘edificata’ e popolata abusivamente; che permangono ed anzi risultano peggiorate le condizioni di vivibilità dell’area interessata dalla vecchia tendopoli (baraccopoli); che negli ultimi 14 mesi si sono ripetuti gravi incendi, di natura dolosa o più probabilmente causati da stufe e accessori di fortuna utilizzati per riscaldarsi, che hanno causato la morte di tre ospiti e aggravato le condizioni di insalubrità dell’intera area, contribuendo ad esasperare gli animi degli immigrati che gravitano; al fine di scongiurare gravi danni alla salute ed all’incolumità pubblica, è necessario ed urgente rendere l’area libera da persone e cose per poter consentire l’immediata rimozione dei rifiuti presenti, l’abbattimento delle vecchie tende e baracche e la successiva bonifica e sanificazione dell’area".

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San Ferdinando, tre persone morte negli ultimi mesi: le loro storie

Negli ultimi mesi, sono morte tre persone a causa di incendi scoppiati nella baraccopoli di San Ferdinando. L’ultima vittima risale al 15 febbraio scorso. Moussa Ba, senegalese arrivato in Italia nel 2015, viveva in una piccola roulotte all’interno del campo e lavorava come bracciante agricolo. Prima di lui, in circostanze analoghe, erano morti Becky Moses e Jaiteh Suruwa. La prima, 26enne nigeriana, era morta intrappolata nella tenda della stessa baraccopoli di Moussa, lo scorso 27 gennaio. Anche lei era arrivata in Italia nel 2015 e, dopo un periodo allo Sprar di Riace, aveva dovuto lasciare il centro perché si era vista rifiutare la richiesta di asilo politico, finendo così nel ghetto di Rosarno.

Sempre nella tendopoli di San Ferdinando, prima di lei era stato Suruwa Jaithe, appena 18enne, a morire tra le fiamme. Andava a scuola, giocava a calcio, aveva da poco ottenuto la protezione umanitaria e stava per ottenere la proroga per restare altri sei mesi nello Sprar di Stilo, dove era stato ospitato come minorenne.

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