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Giovedì, 20 Gennaio 2022
Mala del Brenta / Venezia

Rinascita e morte della Mala del Brenta tra "vecchi ma pericolosi" e il ruolo centrale delle donne

Un blitz dei carabinieri in territorio veneto ha portato all'arresto di 39 persone che volevano rifondare la mafia del Brenta, smantellata tra gli anni '90 e 2000

Hanno cercato di far risorgere dalle ceneri la Mala del Brenta, sfruttando permessi premio e pene espiate per riprendere le fila degli affari che erano stati costretti ad abbandonare, temporaneamente, dopo le condanne degli anni '90 e 2000. Ma i carabinieri del Ros, su indicazione della Procura di Venezia, si sono messi subito alle loro calcagna, temendo un reintegro, poi effettivamente verificato, nella malavita organizzata, in particolar modo in territorio veneziano. È così che dopo alcuni anni di intercettazioni, pedinamenti e servizi di osservazione, questa notte è scattato il blitz delle forze dell'ordine, che ha portato all'arresto di 39 persone: 25 si trovano in carcere, per 7 sono stati disposti i domiciliari e per i restanti l'obbligo di firma.

Le accuse a carico dei malavitosi sono le più disparate: associazione a delinquere, concorso esterno in associazione a delinquere, detenzione e porto di armi da fuoco - tra cui kalashnikov e fucili a pompa - spaccio di stupefacenti, estorsione, rapina e usura.

La nuova Mala e la vendetta su "faccia d'angelo"

È partito dagli esponenti della cosiddetta frangia dei "mestrini", usciti dal  carcere per fine della detenzione, il tentativo di ricostituire sul territorio veneto il controllo criminale esercitato dal sodalizio di Felice Maniero. E sembra che nel mirino del vecchio gruppo ci fosse anche la volontà di uccidere "faccia d'angelo", il boss pentito, ma il procuratore antimafia, Bruno Cherchi, ha tagliato corto sull'argomento: "Maniero è detenuto, quindi c'è una difficoltà obiettiva. - ha commentato - Che lui e coloro che hanno collaborato non fossero particolarmente amati è vero, ma non abbiamo elementi concreti per dire che l'obiettivo del gruppo fosse quello. Si occupavano più di business che di riparare vecchie ruggini della mala".

Business incentrato sullo spaccio di droga, soprattutto cocaina, ma anche sulla gestione del turismo. In particolare, i malavitosi facevano pagare il pizzo ai trasportatori acquei che hanno l'attracco nell'isola del Tronchetto (Venezia). Chiedevano un pagamento fino a 6mila euro al mese, secondo quanto emerso dalle indagini. Inoltre, per riaffermare un diffuso stato di timore nella popolazione e consolidare il proprio "prestigio" criminale, non hanno esitato a compiere ritorsioni e atti violenti su singoli malviventi con i quali entravano in concorrenza e anche su alcuni collaboratori di giustizia.

Gli arrestati hanno sulle spalle vent'anni in più, "sono un po' invecchiati, è vero, - ha spiegato Cherchi - ma sono sempre molto pericolosi, con una grande capacità di aggregazione". Sono stati in grado di riprendere i vecchi rapporti, specie quelli legati allo spaccio e all'approvvigionamento di stupefacenti dal sud America, ma abbandonando la strada degli assalti armati.

Anche le donne, una decina in tutto, hanno assunto un ruolo di rilievo nel nuovo corso, una novità rispetto al passato. "Nella vecchia organizzazione operavano soprattutto gli uomini del gruppo, - ha concluso il procuratore - ora invece abbiamo notato l'impiego delle donne soprattutto per quanto riguarda il riciclaggio e la fittizia intestazioni di beni provenienti dall'attività delittuosa».

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