Lunedì, 26 Luglio 2021
Cronaca

Siccità, 100 giorni senza pioggia: l'Italia sta diventando un deserto

Tra le ondate di calore africano e l'assenza di precipitazioni da oltre tre mesi, lo Stivale si sta inaridendo sempre più. I terreni non sono più in grado di assorbire e secondo gli esperti l'effetto deserto potrebbe avere conseguenze disastrose

Foto di repertorio

Cento giorni senza pioggia. Non è il titolo di un film su un futuro apocalittico, ma la situazione attuale dell'Italia, ormai a secco da oltre tre mesi, sotto un sole mai così caldo come quest'anno. L'assenza di pioggia unita alle ondate di calore che hanno caratterizzato questa estate hanno reso gran parte del territorio nazionale arido e secco, non più in grado di assorbire liquidi, restituendo l'immagine di un'Italia desertificata. Un'emergenza siccità che porta con sé anche alcuni problemi collaterali che hanno contribuito a rendere critica la situazione italiana nell'ultimo periodo: basta pensare all'emergenza idrica in cui versano Roma e altre città o alla miriade di incendi divampati in tutto lo Stivale, causati sia dai piromani che dalle condizioni climatiche “africane”.

Deserto Italia

“Il fatto nuovo è che si sono allargate le zone dove si registra la siccità: sono comparse aree, come il Centro Italia, che storicamente non avevano problemi”: sono le parole rilasciate al Corriere.it da Anna Luise, esperta di desertificazione all’Ispra, l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. “Nei primi mesi dell'anno la pioggia caduta sul territorio italiano è stata meno della metà di quanta se ne attendeva – continua Anna Luise sul Corriere - Le precipitazioni sono calate anche dell’80%. Le ondate di calore sono arrivate con largo anticipo già a giugno. A luglio due terzi del Paese hanno registrato livelli di siccità da allarme. E l’effetto deserto avrà le sue conseguenze potenzialmente disastrose”. 

Una situazione allarmante che potrebbe compromettere migliaia di ettari di terreni ormai aridi: “Se piove dopo dieci giorni di bel tempo il terreno è comunque in grado di assorbire l’acqua. Ma se la pioggia non si fa vedere per cento giorni il suolo diventa incapace di gestire il flusso idrico – conclude l'esperta – E' in corso da noi una modificazione del regime meteoclimatico, c'è bisogno di un piano di azione contro la siccità”.

Coldiretti: danni per 2 miliardi 

L'andamento anomalo del clima nel 2017 ha provocato fino ad ora 2 miliardi di perdite tra coltivazioni e allevamento. Un caldo così non si vedeva da oltre 200 anni, come testimoniato anche dallo di difficoltà di fiumi e laghi. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti dalla quale si evidenzia che il Lago di Garda e appena al 34,4% di riempimento del volume mentre il fiume Po al Ponte della Becca a Pavia e circa 3,5 metri sotto lo zero idrometrico.

"Lo stato del più grande fiume italiano è rappresentativo dello stato idrico sul territorio nazionale dove circa i 2/3 dei campi coltivati lungo tutta la Penisola sono senz’acqua e per gli agricoltori – sottolinea la Coldiretti – è sempre più difficile ricorrere all’irrigazione di soccorso per salvare le produzioni, dagli ortaggi alla frutta, dai cereali al pomodoro da industria, ma anche i vigneti e gli uliveti e il fieno per l’alimentazione degli animali per la produzione di latte che è crollata di circa il 15% anche per il grande caldo".

L’allarme fieno riguarda anche gli alpeggi in montagna dove secondo un monitoraggio della Coldiretti in Lombardia sui pascoli di montagna si registra in media un calo del 20% di erba a disposizione del bestiame.

Le perdite provocate dalla siccità in Lombardia ammontano a circa 90 milioni di euro, i due terzi dei quali legate a perdite produttive su mais e frumento mentre il resto – riferisce la Coldiretti – è diviso tra il calo nella produzione di latte, a causa delle alte temperature, e l’aumento dei costi energetici per le irrigazioni e per la ventilazione e il raffrescamento nelle stalle.

In Piemonte a soffrire sono soprattutto le province di Cuneo, Asti e Alessandria dove il forte caldo di questi giorni, oltretutto, sta aggravando la situazione idrica degli alpeggi. La campagna cerealicola sta facendo registrare rese inferiori del 30%, per le coltivazioni foraggiere è andato a compimento solo il primo taglio con danni almeno del 50%. Forti timori per la raccolta – continua la Coldiretti – di frutta, uva e nocciole. Vivono con il terrore degli incendi, considerata la conformazione del territorio, gli agricoltori della Liguria che risentono della siccità soprattutto per gli oliveti dell’Imperiese soggetti alla cascola dei frutti e nelle zone irrigue di Andora ed Albenga dove soffre anche la coltivazione del pregiato basilico genovese.

Dal mese di aprile, la Regione Veneto ha emesso tre ordinanze sullo stato di crisi per siccità allo scopo di contingentare l’acqua. Gli agricoltori, secondo la Coldiretti, sono costretti a bagnare la soia, il mais, barbabietola, tabacco oltre a tutte le orticole, comprese le frutticole già in emergenza ma anche i prati stabili con conseguente aggravio dei costi di produzione. Preoccupa anche il cuneo salino che interessa una zona del Polesine di circa 62mila ettari pari al 10% della superficie regionale particolarmente vocata tra l’altro agli ortaggi.

In Trentino Alto Adige la produzione del primo taglio di fieno è stata falcidiata del 30%, ma la siccità – continua la Coldiretti – ha fatto ulteriori danni dopo quelli, gravissimi, provocati dalle gelate con perdite anche del 100% in alcune aziende frutticole della Val di Non, della Val di Sole e della Valsugana.

Lo stato di “sofferenza idrica” è stato sancito dalla Regione in Friuli Venezia Giulia, mentre la dichiarazione dello stato di emergenza riguarda le zone di Parma e Piacenza in Emilia Romagna dove si registrano danni, soprattutto a pomodoro da industria, cereali, frutta, ortaggi, barbabietole e soia, per oltre 100 milioni di euro secondo la Coldiretti ai quali se ne aggiungono altri 50 per i nubifragi, le grandinate e il vento forte.

Roma senz'acqua: arrivano le autobotti

Cinquanta autobotti per il Comune di Roma già recuperate, e un lavoro a tappeto per racimolare tutte quelle disponibili sul mercato. Se la danza della pioggia non dovesse bastare, scatterà il piano di riduzione dell'acqua nelle ore notturne, quello già annunciato da Acea nelle scorse ore e pronto a partire con ogni probabilità da lunedì 4 settembre, quando la città tornerà a funzionare a pieno ritmo e i romani a utilizzare a regime i rubinetti di casa. 

La siccità non ha dato tregua alla Capitale d'Italia. Non piove dal 19 maggio. I prelievi dal lago di Bracciano, oggetto di contesa politica tra Comune e Regione per tutta l'estate, sono stati diminuiti da 1100 a 400 litri al secondo, per effetto di un'ordinanza del governatore Nicola Zingaretti. E gli interventi sulle tubature guaste (1300 perdite riparate secondo i dati Acea) non sono ancora sufficienti. A meno di acquazzoni salvifici nei prossimi giorni, la multiutility capitolina non potrà fare altrimenti che chiedere ai romani un po' di sacrificio. 

Roma, ecco i quartieri interessati dalla riduzione notturna

Si tratta di un piano che prevede l'abbassamento della pressione nelle condutture tra la mezzanotte e le sei del mattino, in circa un centinaio di quartieri di Roma e nel comune di Fiumicino. Interesserà sia edifici privati che pubblici, dalle scuole agli ospedali, che però saranno adeguatamente riforniti - ha garantito Acea - da apposite autobotti. Cinquanta per la precisione, già recuperate dall'azienda.

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