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Mercoledì, 1 Febbraio 2023
Cronaca Kenya

Silvia Romano, i carabinieri del Ros vogliono indagare: ma dal Kenya un "muro di silenzio"

Di fronte alla mancanza di novità, il nostro Paese ha chiesto più volte alle autorità keniote di poter inviare investigatori e collaborare attivamente all'inchiesta. Ma il via libera non c'è

La svolta non c'è, non c'è mai stata in quattro lunghissimi mesi. Silvia Romano, la volontaria italiana di 23 anni, è stata sequestrata in Kenya il 20 novembre. Di fronte al silenzio e alla mancanza di novità, il nostro Paese ha chiesto alle autorità keniote di poter inviare nostri investigatori specializzati e poter così collaborare attivamente all'inchiesta. Almeno otto istanze sono state respinte da Nairobi, scrive il Corriere della Sera. Nonostante l'arresto di uno dei possibili sequestratori, le indagini sembrano essere a un punto fermo.

Per questo motivo i carabinieri del Ros hanno chiesto, più volte e invano fino a oggi, di poter indagare sulla vicenda. La prima istanza risalirebbe a qualche ora dopo il sequestro di Silvia Romano ma venne  respinta. I nostri investigatori vorrebbero verificare l'ipotesi che la cooperante sia stata trasferita in Somalia dopo essere stata forse venduta dai criminali comuni - che si ritiene abbiano sequestrato la giovane - a un gruppo terroristico: verificare dettagli, parlare con eventuali testimoni e ricostruire gli spostamenti della giovane. Solo sul campo l'indagine dei carabinieri del Ros può fare uno scatto in avanti: d'altronde è già successo nei casi di altri italiani sequestrati all’estero in passato. Ma il via libera non c'è.

Una mozione in tanti Comuni per Silvia Romano

Due settimane fa era stata proposta una mozione per Silvia Romano da presentare in quanti più comuni possibile. Per tenere vive l'attenzione e la speranza sulla vicenda della giovane volontaria milanese rapita in Kenya lo scorso autunno: da quasi quattro mesi di lei non si hanno più notizie. Nonostante il doveroso riserbo che circonda le indagini, in molti anche nel mondo politico chiedono che il governo riferisca quanto prima circa la situazione di Silvia Romano.

Gli interrogativi intorno alla vicenda sono tanti. Non è chiaro ancora oggi chi l’abbia rapita il 20 novembre 2018, se la ragazza si trovi ancora in Kenya, se i rapitori siano criminali comuni o collegati a qualche organizzazione armata che agisce fra Kenya e Somalia, se il muro di omertà dei contadini e pastori della zona verrà abbattuto e si riuscirà finalmente a far luce.

Silvia Romano, una mozione nei comuni italiani: "Non cali il silenzio"

Silvia Romano rapita in Kenya il 20 novembre 2018

Silvia Romano venne rapita il 20 novembre 2018: era andata in Africa come volontaria dell'associazione Africa Milele Onlus, una piccola organizzazione: era alla sua seconda missione. Subito dopo il sequestro, alcuni inquirenti parlavano di possibili svolte dietro l'angolo, ma così non è stato. 

Mesi fa il procuratore di Nairobi, Noordin Haji, incontrando una delegazione italiana aveva manifestato l’intenzione di "procedere in maniera più decisa". Non è dato sapere se ciò sia avvenuto. La famiglia chiede ragionevolmente riserbo, e quindi per Silvia non sono state organizzate manifestazioni per chiederne la liberazione, come accaduto in passato per casi simili, ad esempio Simona Pari e Simona Torretta, cooperanti a Baghdad per l’associazione “Un ponte per…” e rapite il 7 settembre 2004 e liberate 20 giorni dopo; o Rossella Urru, cooperante rapita nel 2011 in un campo profughi saharawi in Algeria la cui prigionia durò 270 giorni; o ancora Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, due cooperanti italiane, rapite in Siria nell’agosto 2014 e liberate a gennaio 2015. 

Silvia Romano, mesi dal sequestro e nessuna certezza: è calato il silenzio

Non è mai stato chiarito se sia stato chiesto un riscatto: i sequestratori sarebbero, secondo quanto scritto sin dai primi giorni, appartanenti a una banda di criminali comuni non affiliati a gruppi terroristici, come temuto inizialmente a causa della presenza dell’organizzazione somala al Shaabab in Kenya. Silvia Romano potrebbe essere stata nascosto in un'area enorme, di 40 mila chilometri quadrati nella valle del fiume Tana. Lì vivono principalmente pastori e contadini: le relazioni tra la polizia e i clan familiari non hanno portato le svolte sperate, non si è rotto nemmeno per un istante il "muro del silenzio". Le stesse autorità appaiono in stallo in quella intricata rete di capi villaggi e delinquenti locali. 

Non è mai giuna alcuna rivendicazione di gruppi armati, ribelli o terroristiPer la prima volta, rispetto a casi simili del passato, non trapela una parola, un dettaglio.

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Silvia Romano non è l'unica cittadina italiana privata della libertà in Africa. Il missionario Luigi Maccalli è stato rapito in Niger 5 mesi fa. Luca Tacchetto e la sua amica canadese Edith Blais sono scomparsi in Burkina Faso 3 mesi fa. Ma sui nostri connazionali rapiti in Africa sembra essere calato il silenzio.

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