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Giovedì, 9 Dicembre 2021
CRONACA

Legge di stabilità, sindacati sul piede di guerra

La Finanziaria da 27,3 miliardi in tre anni non convince i sindacati: Cgil critica e Uil pronta allo sciopero

ROMA - Allontana la ripresa, non convince e non centra l’obiettivo dell’equità. Il giorno dopo il via libera alla Legge di stabilità dalle parti sociali arriva una valanga di dure critiche all’impianto della manovra. Il “no” arriva dalla Confindustria e in generale dal mondo delle imprese ma anche dai sindacati. "Manca un chiaro segnale di equità e chiare indicazioni in direzione di ridistribuzione del reddito", fanno sapere dalla Cgil.

La Uil invece si dice pronta allo sciopero contro le misure che riguardano il pubblico impiego: dal blocco dei contratti a quello del turn over, dal taglio degli straordinari alle misure sulla liquidazione. Meno negativo invece il giudizio da parte della Cisl. "Il governo - attacca il segretario Angeletti - aveva detto basta ai tagli lineari, annunciando: d’ora in poi solo operazioni chirurgiche sulla p.a. per decidere dove investire e dove tagliare. Cosa c’è invece di più lineare di bloccare la contrattazione? Colpisce tutti i lavoratori dipendenti, qualsiasi lavoro facciano, qualunque importanza abbia il loro lavoro per la vita dei cittadini. Adesso basta, siamo certamente pronti a proteste molto forti".

"La rateizzazione della liquidazione inoltre dà il senso della disperazione: vanno alla ricerca dei soldi ovunque. E' gravissimo e senza nessun criterio, se la prendono sempre con le stesse persone. Basta", spiega Angeleti. Meno negativo invece il giudizio della Cisl: "Ci sono dei segnali positivi sul piano della riduzione delle tasse per i lavoratori e le imprese dopo tanti anni in cui le tasse sono state aumentate» anche se, sottolineano dal sindacato di Raffaele Bonanni occorrerebbe «fare di più sul fisco".

"I passi sarebbero anche nella direzione giusta ma ancora una volta non sono sufficienti per farci ritrovare la crescita", commenta il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi. Il provvedimento presentato ieri dal governo Letta "non incide realmente sul costo del lavoro. Noi avevamo indicato come priorità assoluta il cuneo fiscale. Cosa fare? Non sono il primo ministro di questo Paese ma vorrei dire che ci vuole più coraggio". La legge di stabilità «ci allontana dall’obiettivo di dare vigore alla lenta ripresa che si sta delineando", era stato ieri il primo commento degli industriali. Per l’organizzazione degli industriali serve «subito un segnale forte» ed è «indispensabile che gli interventi siano disegnati in un arco temporale pluriennale e con dimensioni crescenti nel tempo".

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