Sabato, 20 Luglio 2024
Proseguono le indagini / Milano

Sofia Castelli è stata uccisa con almeno 5 coltellate mentre dormiva

Un primo esame sul corpo senza vita della 20enne ha rilevato diversi fendenti inferti dall'ex fidanzato, il 23enne Zakaria Atqaou, nell'appartamento di Cologno Monzese. Attesa per l'autopsia e per le analisi dei cellulari, mentre non è stato ancora trovato quello del reo confesso

Almeno 5-6 coltellate, fendenti inferti mentre l'ignara vittima dormiva nella sua abitazione. I colpi fatali con cui il 23enne Zakaria Atqaou ha ucciso l'ex fidanzata, la 20enne Sofia Castelli, trovata senza vita sabato 29 luglio nella casa di famiglia a Cologno Monzese, in provincia di Milano. In attesa dell'autopsia sul corpo della giovane, prevista per la giornata di domani, giovedì 3 agosto, un primo esame sul corpo della 20enne ha evidenziato diverse ferite penetranti inferte con un coltello da cucina. 

Il 23enne che ha confessato di aver ucciso l'ex fidanzata ha detto al gip di averla colpita "tre volte sul collo" ma che dopo il primo colpo non ricorderebbe altro fin a quando non si vede "insanguinato fuori dalla stanza". Si era nascosto con un coltello nell'armadio ma era andato a cambiarlo quando lei già dormiva perché seghettato e con la lama smussata: "Ho pensato che non era adatto sono tornato in cucina e ne ho preso uno più adatto". L'arma del delitto, rinvenuta ancora insanguinata all'interno dell'appartamento, verrà invece analizzata dal Ris di Parma. "Non ho detto niente a Sofia durante l'accoltellamento, credo non mi abbia nemmeno visto. Non l'ho svegliata, l'ho colpita mi sembra tre volte sul collo", ha raccontato il 23enne.

Omicidio Sofia Castelli: le indagini sui cellulari

Proseguono intanto le ricerche dei carabinieri della compagnia di Sesto San Giovanni, che indagano sull'omicidio, del telefono del 23enne, gettato - a quanto lui stesso ha riferito - in un cestino. Sono state fissate invece per venerdì 4 agosto le copie forensi dei cellulari di Sofia e dell'amica con cui la vittima aveva trascorso la serata in discoteca e che alle prime ore di sabato è rientrata con lei nell'appartamento della famiglia Castelli in corso Roma. Le due ragazze, che avevano la sveglia a orari diversi, sono andate a dormire in stanze separate. È stato allora che Atqaoui, intrufolatosi in casa e nascostosi nell'armadio della stanza di lei, avrebbe colpito Sofia alla gola, uccidendola. È probabile che la ragazza abbia reagito - come farebbero pensare gli schizzi di sangue trovati nella stanza - ma in modo "piuttosto debole", senza riuscire nemmeno "a gridare per chiedere aiuto", tanto che l'amica che dormiva nell'altra stanza non è stata svegliata. Il corpo privo di vita di Sofia è stato scoperto il mattino successivo, quando, dopo la confessione del 23enne, i carabinieri hanno fatto ingresso nella casa di corso Roma. Atqaoui, a cui la pm Emma Gambardella, coordinata dal procuratore Claudio Gittardi, contesta l'omicidio con l'aggravante della premeditazione, è stato interrogato ieri a lungo dalla gip Elena Sechi all'interno del carcere di Monza. 

Per la gip del tribunale di Monza, Elena Sechi, che ha disposto oggi 2 agosto la custodia cautelare in carcere del 23enne, riconoscendo l'aggravante dei futili motivi per il movente della gelosia, "l'idea di nascondersi all'interno di un armadio conferisce una particolare connotazione negativa alla condotta adottata, che ha in sostanza neutralizzato ogni possibilità di difesa della vittima, sorpresa nel sonno all'interno della propria casa".

Al momento non risultano invece messaggi in cui il 23enne avrebbe fatto presagire in alcun modo intenti violenti nei confronti di Sofia. È emerso inoltre che i due ragazzi nelle ultime settimane, dopo la decisione della ragazza di chiudere la relazione iniziata dal 2018, si sentissero anche tramite amici comuni. Non è ancora stato trovato il cellulare del reo confesso: il giovane avrebbe confessato agli inquirenti di averlo gettato nella spazzatura prima di decidere di fermare una pattuglia della polizia e confessare l'omicidio. 

Messaggi contro l'avvocato di Atqaoui: "Perché lo difendi"

Nel frattempo Marie Louise Mozzarini, il legale di Zakaria Atquaoui, ha ricevuto diversi messaggi di "sdegno, dissenso e biasimo", come lei stessa li ha definiti, per aver ricevuto e accettato l'incarico di difendere il 23enne italo-marocchino, che sabato mattina ha confessato l'omicidio dell'ex fidanzata. In suo sostegno è intervenuta la Camera penale di Monza, che ha espresso "solidarietà alla collega", destinataria di "singolari richieste da parte di privati cittadini che la invitano a non assicurare al proprio assistito quelle garanzie processuali che spettano, per legge, a ciascun indagato". Il direttivo della Camera penale fa sapere che all'avvocata arrivano anche continue richieste di abbandonare l'incarico "ignorando come la difesa di ufficio non preveda, ovviamente, tale possibilità". Ciò che gli "indesiderati commentatori" non considerano, prosegue la nota, è che "l'assistenza di un difensore sia prevista come obbligatoria e irrinunciabile dallo stesso Stato titolare della funzione punitiva, in attuazione del principio di inviolabilità del diritto di difesa richiamato dalla Costituzione".

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