Domenica, 29 Novembre 2020
Italia

Sondaggi: chi dice sì al lockdown in Italia

Le rilevazioni segnalano il calo della fiducia nei confronti del governo e di Conte e la paura in crescita. I "garantiti" vogliono le chiusure, le partite Iva no. E cresce l'ostilità nei confronti del vaccino

Alcuni sondaggi pubblicati oggi sui giornali raccontano il sentiment degli italiani nell'emergenza coronavirus mentre il paese si avvia verso un nuovo lockdown. E fanno notare una grande differenza rispetto alle chiusure di marzo, quando il governo era sostenuto in maniera vigorosa dal paese nella sua lotta a Covid-19 attraverso la stretta. Ovvero, oggi il sentiment degli italiani è notevolmente cambiato. 

Sondaggi: chi dice sì alla chiusura totale

All'epoca, spiega oggi Alessandra Ghisleri di Euromedia Research su La Stampa, l'accettazione del lockdown e delle restrizioni emanate dal governo fu unanimemente accolto dalla popolazione, dalle categorie produttive e finanche dai leader dell’opposizione che, per qualche settimana, rimasero sottotraccia, in attesa rispettosa. Oggi il 77,5% teme che vi saranno nuove manifestazioni violente nelle piazze. 

In molti (il 50%) si rendono conto che la strada verso un nuovo confinamento è breve e il 49% auspica addirittura un nuovo lockdown: c'è chi pensa che possa durare due o tre settimane (il 29%) e chi crede che arriverà a due mesi (il 20,1%). I sostenitori, fa notare la sondaggista, sono i cosiddetti "garantiti", ovvero i lavoratori e gli studenti. Sono invece critici gli imprenditori e le partite Iva, oltre che le casalinghe. Si spera che il lockdown riguardi soltanto i territori ad alta emergenza mentre il 60% degli italiani è addirittura convinto che le restrizioni attuali non siano sufficienti. E comincia a serpeggiare la sfiducia nei confronti del governo: 

Chi aspetta provvedimenti di qualsiasi natura atti ad agevolare la vita lavorativa e non solo, sa che in linea di massima la realtà non seguirà l’annuncio. Il 51,7% della popolazione non condivide le restrizioni contenute nell’ultimo Dpcm (chiusura di ristoranti e bar dalle 18 con il permesso di fare consegne a domicilio).

Per il 75,8% la difficoltà principale risiede nel fatto che le istituzioni hanno in un primo tempo richiesto lavori e investimenti per rendere a norma il locale e ora, a distanza di qualche mese, ordinano di chiudere senza trovare alternative. 

Il nuovo Dpcm in arrivo entro il 9 novembre per fronteggiare lo Scenario 4 e il lockdown in Italia

Il calo della fiducia nel governo

In questa ottica l'Atlante Politico di Demos & Pi di cui parla oggi Repubblica certifica il calo della fiducia nei confronti di Giuseppe Conte e del suo governo. Il consenso è ancora ragguardevole (ovvero è al 55%) ma, spiega Ilvo Diamanti, è sceso di 2 punti nell’ultimo mese, di 5 rispetto a giugno. E di 16 rispetto allo scorso marzo.

Gli italiani che si dicono “molto preoccupati” sono più numerosi di allora: il 50%. E coloro che ammettono di essere (molto o abbastanza) preoccupati raggiungono, nell’insieme, l’87% della popolazione. Cioè, quasi tutti gli italiani. La fiducia nei confronti di Conte continua ad essere elevatissima: 58%. Tuttavia, si tratta di 12 punti in meno, rispetto a marzo, quando aveva toccato il 70%. 

Per quanto riguarda i partiti politici, davanti a tutti c'è ancora la Lega che però è stimata al 23% mentre il Partito Democratico si avvicina ed è al 21,5% e il M5S, l’alleato di governo, scivola sotto al 16% e viene superato da Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, che raggiungono il 16,2%. Infine c'è la questione del vaccino per il coronavirus: Il 37% degli intervistati non è intenzionato a vaccinarsi, e la quota è cresciuta di oltre dieci punti rispetto alla scorsa primavera (26%).

Le cinque regioni che rischiano la chiusura

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