La corsa alle armi facili significa solo più insicurezza: "Italia sotto tiro"

Più armi in circolazione sono una minaccia per tutti: "Servono maggiori controlli con visite specifiche e test più approfonditi" per le licenze, dice a Today Stefano Iannaccone, autore di "Sotto tiro. L'Italia al tempo delle armi e dell’illusione della sicurezza". Nonostante i numeri allarmanti, il tema armi fa fatica a restare al centro del dibattito pubblico

Alcune persone osservano delle pistole esposte a una Fiera delle armi (Foto: Ansa, archivio)

Uno stillicidio pressoché quotidiano. Nei primi sei mesi del  2019 più di 50 persone sono morte in Italia per armi legalmente detenute: il dato tiene conto di omicidi, suicidi e incidenti. Un morto ogni tre giorni. Si è purtroppo facili profeti nel prevedere un centinaio di morti entro la fine dell'anno a causa di proiettili esplosi da un’arma regolarmente denunciata e detenuta. Numeri alla mano, in Italia le pistole in casa provocano più morti di azioni criminali violente. Se gran parte degli omicidi da nord a sud avviene con armi regolarmente detenute, è doveroso che il tema armi sia centrale nel dibattito pubblico. Così non è, per ora.

Più armi significa meno sicurezza. Più armi in circolazione sono una minaccia per la sicurezza di tutti, e non c'è alcuna apparente contraddizione. È quasi banale dirlo, ma la propaganda secondo cui pistole e fucili aumenterebbero la sicurezza  dei cittadini non ha alcun riscontro oggettivo. I dati Usa da anni dimostrano che più armi sono in giro e più aumentano i morti per ferite da armi da fuoco. In Italia il Ministero dell'Interno non ha mai reso noto il numero di armi legalmente detenute in Italia (le stime variano dai 10 ai 12 milioni), e non rende pubblico nemmeno il numero complessivo di tutte le licenze rilasciate ed in vigore. Proprio quello delle licenze è un tema molto delicato e che già in passato abbiamo affrontato. Il problema, in sintesi, è che si è assistito a un’esplosione delle licenze per uso sportivo nel nostro Paese: erano poco più di 125mila nel 2002, sono cresciute fino a più di mezzo milione oggi. Secondo molti è solo un modo per poter detenere un’arma (o più armi) in casa anche da parte di tutti coloro che solo saltuariamente metteranno piede in un poligono.

Omicidi in famiglia: è emergenza armi in casa

Nel 2018 il 49,5% delle vittime degli omicidi volontari commessi in Italia è stato ucciso all’interno della sfera familiare o affettiva (163 su 329 vittime di omicidio totali) secondo un recente rapporto Eures: la percentuale più alta mai registrata in Italia. Di queste, il 67% è costituito da donne (109 vittime) a fronte di 54 vittime di sesso maschile (33%). L’ambito familiare arriva ormai a costituire il contesto omicidiario quasi esclusivo per le vittime femminili, visto che ben l’83,4% delle 130 donne uccise in Italia nel 2018 ha trovato la morte per mano di un familiare o di un partner/ex partner. L’incidenza delle vittime uccise con armi da fuoco nel 2018 risulta molto superiore alla media dell’intero periodo 2000-2018 (1.139 vittime, pari al 32,2%), registrando un significativo aumento rispetto al 2017 (+97% rispetto alle 33 vittime dell’anno precedente). In almeno il 64,6% dei casi in cui le vittime sono state uccise con armi da fuoco, l’assassino risultava in possesso di un regolare porto d’armi (in diversi casi per motivi di lavoro), confermando quindi la necessità di controlli più accurati, soprattutto in presenza di situazioni stressanti o comunque “a rischio” (ad esempio una separazione o la grave malattia di un familiare stretto).

L'intervista a Stefano Iannaccone, autore di "Sotto tiro"

Stefano Iannaccone, classe 1981, è un giornalista. Il suo Sotto tiro – L’Italia al tempo delle armi e dell’illusione della sicurezza (People), è un libro necessario; analizza tra le altre cose le tante conseguenze - anche indirette - della nuova legge sulla legittima difesa: rendere "più accessibile" l’acquisto di armi non è una conseguenza diretta della nuova normativa, ma secondo molti analisti si sta tentando di andare in quella direzione. Legittimare la paura per giustificare un approccio meno rigido al tema armi: e non è una buona notizia per nessuno. Da anni Iannaccone indaga il fenomeno sul sito Addioallearmi. L'abbiamo intervistato.

Calano in Italia le licenze concesse per difesa personale, non quelle per uso sportivo: le norme e i controlli dovrebbero essere più restrittivi? Giorgio Beretta (Opal), che abbiamo intervistato in passato, ci raccontava che oggi in Italia è più difficile ottenere la patente per guidare l'auto che una licenza per armi per uso sportivo: la pensi così anche tu?

"Uno dei tanti problemi che denuncio in Sotto Tiro è proprio la facilità con cui oggi si può ottenere una licenza in Italia - dice a Today Iannaccone - Sono totalmente d’accordo con Beretta, peraltro autore della postfazione del libro, quando dice che è più facile avere una licenza per le armi sportive che prendere la patente. Eppure, c’è la convinzione che nel nostro Paese sia difficile possedere legalmente una pistola. In un quadro del genere sarebbero necessari maggiori controlli con visite specifiche e test più approfonditi. Del resto se una persona non ha nulla da temere perché dovrebbe sottrarsi a qualche controllo in più? Stai cercando di avere delle pistole, non dei peluche…"

Una domanda che ritengo centrale: esiste in Italia una piccola ma crescente "lobby delle armi"? Il suo peso specifico è aumentato negli ultimi anni? Quali pressioni è realmente in grado di attuare?

"Chiamiamola rete, chiamiamola lobby, come preferisco fare: in ogni caso esiste un’organizzazione degli appassionati delle armi con un peso crescente. Non è la National Rifle Association statunitense, ma il modello individuato è quello. Lo abbiamo visto con il Comitato direttiva 477: ha svolto un ruolo fondamentale per influenzare le decisioni del governo in merito al recepimento della direttiva europea. E alla fine il recepimento è avvenuto con un “regalo” alla lobby: si possono detenere più armi, 12 invece di 6, con una sola licenza. In cambio il ministro dell’Interno Salvini si è fatto immortalare con un fucile in mano all’Hit Show di Vicenza, la fiera delle armi più importante in Italia - commenta Iannaccone - L’organizzazione lobbistica funziona molto anche sul web: me ne sono accorto dalle tempeste di commenti e insulti, evidentemente coordinati, arrivati sulla pagina Facebook di Addio alle armi. La pressione è notevole, come lo è la mole di voti capace di spostare".

Stefano Iannaccone presentazione-2

Nella foto: Stefano Iannaccone

Le tragedie causate da armi da fuoco legalmente detenute sono quotidiane, ma il tema armi fa fatica a restare a lungo al centro del dibattito pubblico: che cosa può fare la stampa di diverso rispetto a ora per "unire i puntini"? Ho la sensazione che raccontare ogni caso come un dramma isolato, a sé stante, non aiuti a stimolare una discussione organica sull'argomento. Che cosa ne pensi?

"Il problema è grave, per questo porto avanti la campagna di Possibile, Addio alle armi, e ho voluto pubblicare un libro. È necessario capire che le vittime di armi da fuoco legalmente detenute sono un problema di sicurezza, non isolate notizie di cronaca. Sotto Tiro è un libro sulla sicurezza, tengo a ribadirlo, non solo un’inchiesta sul mondo delle armi. Da inizio anno sono morte quasi 60 persone per omicidio, suicidio o incidenti. Non sono poche. Per dire: gli ultimi dati Istat sostenevano che le vittime di rapine sono state 19. Numeri alla mano, è chiaro quale sia il vero problema. Un problema di sicurezza vera, non la propaganda a cui ci stiamo assuefacendo".

Secondo un rapporto Eures l’andamento degli omicidi in famiglia nei primi 5 mesi del 2019 è allarmante: è urgente una norma che faccia conservare munizioni e armi più ai poligoni che in casa rispetto a quella attuale? Può essere un primo (piccolo) passo nella giusta direzione?

"È una soluzione idonea, attuabile anche con semplicità. Chi pratica il tiro sportivo per passione è libero di farlo, sia chiaro. Ma siccome è uno sport da fare al poligono, è giusto che in casa non circolino munizioni e armi. È una scelta di buonsenso, che non danneggia gli appassionati. Ma non è gradita alle lobby di cui sopra" secondo Iannaccone.

Stai portando il libro in giro per librerie, circoli, associazioni: qual è la domanda dal pubblico che più ti ha sorpreso o stimolato nel corso delle presentazioni, dandoti magari spunti nuovi?

"In generale resto colpito dalla scarsa informazione rispetto al possesso di armi. Quasi nessuno sa che ci sono milioni di armi legalmente detenute e che è davvero facile ottenere una licenza".

Se ci sarà un seguito di "Sotto tiro", in quale direzione pensi si potrebbe sviluppare il tuo lavoro? Quale aspetto, tra quelli che hai già trattato nel libro, ti piacerebbe analizzare più a fondo?

"Al momento sono impegnato nella promozione, non ho ancora un progetto di sviluppo di ‘Sotto Tiro’. Di sicuro un aspetto che si potrebbe scandagliare è il rapporto tra la lobby e alcuni partiti". 

Sotto Tiro due libri

Armi al centro del dibattito: la responsabilità politica e culturale

Abbiamo chiesto anche a Giorgio Beretta, analista dell’Osservatorio permanente sulle armi leggere (OPAL) di Brescia, autore della postfazione di "Sotto Tiro",  come mai il tema armi faccia fatica a restare a lungo al centro del dibattito pubblico: Beretta è stato spesso ospite di trasmissioni radio e TV. Alla domanda se avverta un maggior interesse sul tema nell'ultimo anno, da quando la nuova legge sulla legittima difesa ha dato il là a proteste e dure critiche di parte della società civile, l'analista risponde così: "La domanda – dice a Today  – è centrale e, come ho evidenziato nella post-fazione al saggio di Iannacone, concerne le responsabilità non solo dei media, ma della politica e anche del mondo della cultura. Come noto, i mass-media, ed in particolare diversi programmi televisivi, tendono a spettacolarizzare i fatti e mostrano un interesse differente a seconda dei reati: mentre i furti e le rapine nelle abitazioni diventano motivo di lunghi dibattiti nei vari talk-show, pochissima attenzione è invece data agli omicidi da parte di legali detentori di armi che tendono ad essere considerati come eventi isolati, quasi delle fatalità".

"L’esempio più chiaro è stato proprio in occasione del recente dibattito sulle modifiche alla legge sulla legittima difesa: la quasi totalità delle trasmissioni televisive ha dato ampio spazio, con ricostruzioni e interviste, a quei pochi casi in cui l’aggressore si è difeso con le armi, ma ha totalmente ignorato l’altra faccia della medaglia e cioè tutti i casi di omicidi compiuti da legali detentori di armi. Queste due questioni andrebbero invece affrontate insieme perché riguardano lo stesso problema che è quello della sicurezza nelle case degli italiani. Qui sta la responsabilità della politica che, da un lato appare più interessata ad raccogliere il consenso proponendo soluzioni spicciole di tipo privatistico, e dall’altro sembra incapace di sviluppare un approccio organico alla materia. Va, purtroppo, registrata anche una certa carenza da parte degli esponenti della cultura: aiutare a riflettere su queste questioni uscendo dalle strettoie della casistica per mettere in luce i modelli culturali e sociali sottesi alle varie proposte e “soluzioni” propagandate dalla politica sarebbe un loro compito, quanto mai prezioso e sempre più necessario".

Per saperne di più:
Italiani armati, la legge italiana è già permissiva: "Servono più controlli" 
Italiani a mano armata: licenze "facili", dati opachi e norme da rivedere
Armi "facili" e strage di Christchurch: perché anche l'Italia non può fare finta di nulla

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