Sabato, 18 Settembre 2021
Cronaca

Soldi pubblici come bancomat privati: ecco le "Regioni a delinquere"

Le inchieste sulle spese gonfiate o truccate a danno dei cittadini negli ultimi tre anni hanno coinvolto più della metà dei venti parlamentini regionali: le ostriche e lo champagne di Batman Fiorito hanno fatto scuola. Più di un consigliere su 5 in Italia è accusato di peculato

ROMA - Peculato [pe-cu-là-to] s.m. Reato commesso da un pubblico ufficiale, o dall'incaricato di un pubblico servizio, che si appropria di denaro o di altro bene mobile altrui, affidatogli in ragione delle sue funzioni. "Faccio comodamente gli affari miei con i soldi vostri": tradotto in un ipotetico dizionario popolare, suonerebbe più o meno così.

Di presidenti, assessori e consiglieri che nelle Regioni fanno un uso molto disinvolto dei soldi pubblici dati ai gruppi dalle giunte ce ne sono tanti. Troppi, negli ultimi tempi. Stando solo agli ultimi tre anni, l’accusa di peculato riguarda 280 politici locali - assessori e consiglieri regionali - su un totale 1.356. Più di uno su cinque. Se non è un record mondiale, poco ci manca. Il "malcostume" è in voga al Nord, al Centro e al Sud: di consiglieri indagati per peculato ce ne sono al momento 62 in Lombardia, 20 in Friuli, 10 in Lazio, 13 in Calabria, 53 in Campania. Ecco perché si comincia a parlare di "Regioni a delinquere".

Franco Fiorito, l'ex capogruppo Pdl alla Regione Lazio, arrestato con l’accusa di peculato per essersi appropriato di circa un milione e 400mila euro dei fondi destinati al suo gruppo in consiglio regionale, sembra aver fatto scuola. Le ostriche e lo champagne del Batman di Anagni hanno aperto la falla. Nelle Regioni, da allora, non è cambiato nulla. Quasi una su due è stata visitata dalla Guardia di Finanza. Tanto da farci interrogare: siamo proprio sicuri che gli enti locali da abolire siano le Province e non, piuttosto, le Regioni?

La retorica della lotta agli sprechi non ha nemmeno scalfito le cattive abitudini di quei politici regionali che si abbandonano senza freni alle "spese di rappresentanza" e alle "spese di piacere". Ogni genere di bene comprato con i soldi di noi tutti attraverso quella bacchetta magica che si chiama rimborso. Libri, regalini hi-tech, massaggi, solarium, alberghi di lusso, vacanze, ristoranti, profumi, fiori, salumi. C'è di tutto nelle inchieste sulle spese gonfiate o truccate a danno dei cittadini che negli ultimi tre anni hanno coinvolto più della metà dei venti parlamentini regionali.

Accuse di peculato e concussione che, sia ben chiaro, sono tutte da dimostrare - e per questo la magistratura è al lavoro in molte Regioni italiane - ma che intanto hanno portato alle dimissioni di alcuni nostri rappresentanti "infedeli". Come nel caso di Luigi De Fanis, assessore Pdl alla cultura della regione Abruzzo, finito ai domiciliari con l’accusa di concussione, peculato e truffa aggravata in relazione all’elargizione di fondi per manifestazioni culturali e, in particolare, all’erogazione di contributi regionali destinati agli eventi celebrativi dell’anniversario dei 150 anni dalla nascita di Gabriele d’Annunzio.

Oggi sulle cronache dei quotidiani c'è il caso "Rimborsopoli" del Piemonte, che colpisce soprattutto il Pdl: si parla addirittura di "consiglieri regionali gourmet". Nelle note spese esaminate dalla magistratura, qualcuno avrebbe messo addirittura il conto (salato) del salumiere. Il prosciutto rimborsato con i soldi dei contribuenti. Evviva. La magistratura sta lavorando anche in Lombardia - regali di nozze con i soldi pubblici - in Liguria, dove sono undici i consiglieri coinvolti nel caso "spese pazze", con Rosario Monteleone (Udc), presidente del consiglio regionale, dimessosi nei giorni scorsi. E poi in Emilia Romagna, dove i nove capigruppo finiti sotto inchiesta devono chiarire le 35 mila voci di spesa che hanno permesso di spendere tre milioni di euro in un anno e mezzo. E ancora in Friuli, nelle Marche, in Basilicata, in Calabria, in Campania, in Sardegna ("fenomenale" il caso dei maialini arrosto al convegno sull'obesità) , in Sicilia. Tutti amanti delle spese pazze, in queste Regioni senza ragione.

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