Lunedì, 21 Giugno 2021
Cronaca Torino

Il padre che paga per far spezzare le mani al figlio gay

La storia comincia quando il ragazzo viene fotografato in compagnia di un attore molto noto e lo scatto viene pubblicato su un giornale di gossip. E finisce in un'aula di tribunale a Torino

Un padre ha pagato un uomo per spiare e spezzare le mani al figlio omosessuale, distruggendolo professionalmente visto che il ragazzo di mestiere fa il chirurgo. I fatti, raccontati oggi da Irene Famà su La Stampa, sono finiti davanti al tribunale di Torino dove il padre mandante del pestaggio - che non è mai avvenuto - ha patteggiato una pena (sospesa) di due anni di reclusione senza risarcimento del danno. 

Il padre che paga per far spezzare le mani al figlio gay 

La storia comincia quando il figlio viene paparazzato al mare in Francia in compagnia di un attore molto noto e la foto finisce su un giornale di gossip: lì il padre non scopre per la prima volta che il ragazzo è gay ma è scandalizzato del fatto che faccia la sua vita senza nascondersi. Un anno prima il chirurrgo aveva aperto uno studio ed era andato via di casa e successivamente aveva presentato il suo compagno alla famiglia: "Era la prima volta che parlavo della mia omosessualità. Mia madre stava molto male e volevo renderla partecipe della mia vita prima di perderla. Mio padre, all’inizio, l’aveva presa bene. Il mio compagno veniva a pranzo, a cena. Mi aspettavo una reazione paterna, non una cosa del genere". 

L'uomo dapprima si scaglia contro la moglie: la minaccia, la picchia e lei dopo 42 anni di matrimonio decide di separarsi. Poi, nell'aprile 2017, paga un uomo per massacrare il compagno del figlio e pedinare la coppia. Ma qui accade qualcosa di imprevisto: l'uomo non ha intenzione di portare a termine il suo compito e confessa tutto al figlio: "Un giorno esco dallo studio e mi avvicina un tizio. Mi dice che mio padre l’ha pagato per spezzarmi le mani. Mi dice anche che non ha nessuna voglia di farlo, gli sono sembrato un bravo ragazzo e non vuole rovinarmi la vita". I due si accordano, si finge un'aggressione per fornire al padre le prove fotografiche della missione compiuta, che comprendeva anche l'ordine di bucare le ruote alla sua nuova automobile. 

A maggio 2018 il figlio denuncia tutto: "All’inizio non volevo, avevo paura. Per più di due anni ho vissuto sotto scorta. I miei amici mi venivano a prendere e mi riportavano a casa. Li tenevo costantemente aggiornati sui miei spostamenti. Avevo paura anche solo ad andare in giardino, perché temevo che qualcuno potesse saltare la recinzione. È vero, quell’uomo pagato per picchiarmi mi aveva avvisato, ma un altro avrebbe fatto lo stesso?". Ora i due si parlano soltanto tramite gli avvocati: "Mi sono interrogato tante volte sulle sue azioni. Forse gelosia, forse invidia. Forse non sopportava che sfuggissi al suo controllo. Io come mia madre". Sui social network il padre scriveva: "La vendetta è un piatto che va consumato freddo". 

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