Giovedì, 25 Febbraio 2021
Palermo

La storia del cingalese chiamato "sporco negro" e massacrato di botte a Palermo

"Vai a pisciare nel tuo Paese". Rinviate a giudizio 11 persone per il pestaggio a sfondo razziale avvenuto lo scorso 27 ottobre a Palermo. La versione degli imputati: "Ha mostrato le parti intime a una ragazza"

Un momento dell'aggressione ripreso dalle telecamere

Pugni e colpi di mazza per colpire quello "sporco negro" che avrebbe dovuto andarsene a "pisciare nel suo Paese". Un pestaggio a sfondo razziale, secondo la Procura, avvenuto il 27 ottobre nel quartiere Zisa, a Palermo, per il quale il gup Filippo Serio ha rinviato a giudizio undici persone, che erano state arrestate a febbraio. Il dibattimento in aula inizierà a metà febbraio.

La vittima, un cittadino dello Sri Lanka, aveva raccontato di essere stato preso a bastonate perché avrebbe orinato dietro ad un albero. "Sei un negro di merda", gli avrebbero detto tra l'altro gli imputati, prima di prenderlo a pugni. Lui sarebbe riuscito a rifugiarsi nel minimarket gestito da un suo connazionale, ma la banda di ragazzi lo avrebbe seguito e colpito poi anche con delle mazze.

Scrive PalermoToday:

"Secondo il procuratore aggiunto Ennio Petrigni ed il sostituto Luisa Vittoria Campanile, che hanno coordinato le indagini della squadra mobile, il ragazzo straniero sarebbe stato poi trascinato nel retrobottega del negozio e sarebbe stato rapinato di un anello d'oro dal valore di mille euro. Alla fine, la vittima aveva riportato ferite alla testa e al volto, giudicate guaribili in una settimana dai medici.

La presunta furia della banda, però, non avrebbe risparmiato altre due persone presenti nel negozio, nonché il suo titolare: anche lui, infatti, avrebbe ricevuto minacce di morte e insulti razzisti perché consegnasse l'hard disk con le immagini del pestaggio riprese dalle telecamere di sorveglianza. Un modo, secondo l'accusa, per cancellare le prove".

La versione degli accusati: "Ha mostrato le parti intime a una ragazza"

I poliziotti erano risaliti ai presunti responsabili e li avevano arrestati quattro mesi dopo i fatti. Gli imputati hanno sempre negato di aver agito per motivi etnici o razziali: secondo la loro versione, infatti, l’uomo avrebbe mostrato le sue parti intime davanti alla ragazza di uno di loro e questo avrebbe scatenato la discussione.

Inoltre, sarebbe stata la stessa vittima, in un secondo momento, a negare che gli fosse stato rubato l'anello d'oro, quindi non vi sarebbe stata neppure la rapina. Saranno i giudici a decidere come siano andate realmente le cose.

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