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Venerdì, 20 Maggio 2022
Economia

Gli industriali gettano la spugna: "In Italia tanta disperazione"

I segnali di una ripresa economica sono debolissimi e non siamo competitivi sul fronte del costo del lavoro: Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, vede nero. E bacchetta (ancora) il governo

ROMA - Nel giorno della rivolta dei Forconi, con i blocchi stradali, gli scontri e i presidi (e la Polizia che a Torino si è schierata con i manifestanti, prendendo gli applausi), anche il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, lancia "l'allarme Italia".

Per gli industriali rimangono irrisolti i nodi della crescita. In particolar modo preoccupano il credito, i mancati pagamenti della Pubblica amministrazione, la non competitività del costo del lavoro.

"I segnali di ripartenza sono debolissimi e non si possono cogliere con un ottimismo particolare. Giro tra le imprese e vedo tanta disperazione", dice Squinzi.

"Abbiamo bisogno di avere alle spalle un Paese normale che ci consenta di operare senza vincoli burocratici, con costi energetici nella media europea, tempi rapidi nelle autorizzazioni", ha sottolineato Squinzi. "Bisogna mettere mano finalmente alle riforme che - ha aggiunto - ci consentano di ritrovare la crescita".

Squinzi parla anche di legge di Stabilità e lancia una frecciata al governo. "Noi di Confindustria diciamo che se si investono 1-2 miliardi sul lavoro non si sortiscono effetti. Ne servono almeno 10, se non una cifra superiore, perché produca risultati. I tanti posti di lavoro persi dal 2007 a oggi - ha aggiunto - sono dovuti alla crisi dei consumi interni e un intervento sul cuneo fiscale rimane per noi la risposta più diretta".

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