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Sabato, 29 Gennaio 2022
Trattativa Stato - Mafia

Stato-mafia, il pentito in aula: "Non parlai di Berlusconi per timore"

Gaspare Spatuzza, in aula per il processo Stato-mafia: "Quando cadde il governo Prodi subentrò in me un grosso timore". Sulla fine delle stragi: "Avevamo ottenuto quello che volevamo"

ROMA - Prima, le parole su don Pino Puglisi: "Dovemmo ucciderlo perché dava troppo fastidio". Poi, quelle sulla trattativa Stato-mafia: "Graviano mi disse che c'era una cosa in piedi". Ora, nuove allusioni su Silvio Berlusconi e Angelino Alfano: "Non ho fatto il nome di Berlusconi per timore". Continua a parlare Gaspare Spatuzza, il pentito che sta rispondendo alle domande del pm di Palermo, Nino Di Matteo, e dei legali degli imputati nel processo Stato-mafia. E le sue parole continuano a fare rumore. 

Interrogato nell'aula bunker del carcere di Rebibbia, il pentito ha parlato dell'attentato fallito all'Olimpico che segnò la fine delle stragi. "Avevamo chiuso tutto" ha spiegato, intendendo che Cosa nostra aveva ottenuto quello che cercava "grazie a delle persone serie che avevano portato avanti la cosa".

Persone serie, che secondo le parole di Spatuzza, sarebbero i nuovi interlocutori che Graviano aveva trovato in Berlusconi e Dell'Utri. Poi, il pentito si è concentrato proprio sul ruolo dell'ex presidente del Consiglio. 

Sarebbe stata la nomina di Berlusconi a premier, infatti, a far cominciare le confessioni di Spatuzza quasi un anno dopo la decisione di pentirsi. "Dopo alcune settimane dalla mia decisione di collaborare con la giustizia, nel 2008, cadde il governo Prodi e subentrò in me un grosso timore - ha spiegato - Mi trovai Berlusconi presidente del Consiglio e Alfano come ministro della Giustizia e le mie preoccupazioni aumentarono ulteriormente". 

"Se il governo fosse caduto prima - ha confessato - non mi sarei neppure pentito. Non voglio insinuare nulla su Alfano. Non voglio dire cose che non so, ma certo ero preoccupato". 

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