Stefano Cucchi, l'accusa contro i medici: “Torturato come Giulio Regeni”

L'accusa del procuratore generale al processo: "Stefano è stato ucciso una prima volta da servitori dello Stato in divisa, si tratta solo di stabilire il colore delle divise. La seconda volta dai servitori dello Stato in camice bianco"

Stefano Cucchi con il papà Giovanni

Ha paragonato Stefano Cucchi a Giulio Regeni, poi ha invocato più volte il termine "lager" per descrivere quanto subìto dal giovane geometra morto ad una settimana dall'arresto nell'ottobre del 2009 a Roma. Il procuratore generale Eugenio Rubolino ha sollecitato la condanna dei medici dell'ospedale Sandro Pertini che ebbero in cura Cucchi nel reparto penitenziario.

Per il primario, Aldo Fierro, è stata chiesta una pena a quattro anni. Per Stefania Corbi, Flaminia Bruno, Luigi De Marchi Preite, e Silvia Di Carlo, invece è stata chiesta una pena a tre anni e sei mesi di reclusione. Questo è l'appello bis dopo l'annullamento della Cassazione e una prima assoluzione in secondo grado.

"LASCIATO A SE STESSO" - "Non uccidete Stefano ancora. E' già stato ucciso più volte. Ha subito il lager", ha detto il pg Rubolino nel corso del suo intervento. "E' un ragazzo che doveva essere gestito e invece venne lasciato a se stesso. La terapia per lui fu la somministrazione di acqua". Rubolino, davanti alla Corte d'Assise d'appello, ha spiegato: "Nel reparto protetto dell'ospedale Pertini possono entrare solo pazienti detenuti in condizioni di salute stabilizzate, Cucchi non era in queste condizioni".

Insomma se fosse morto il 17 ottobre (il giorno in cui venne ricoverato, ndr) si poteva parlare di una mancanza di responsabilità dei medici, ma la morte di Stefano è arrivata dopo cinque giorni di agonia durante i quali al giovane non è stata nemmeno presa la frequenza cardiaca che era di 40 battiti al minuto all'arrivo al Pertini. Anche solo non aver controllato la bradicardia è gravissimo. I medici non hanno fatto nulla. Già il 17 - ha detto ancora il magistrato - c'era un'emergenza cardiovascolare da trattare in terapia intensiva e invece non si è fatta una diagnosi, non si è nemmeno controllato il battito cardiaco.

Al giovane "venne esclusivamente somministrato un antidolorifico, che tra l'altro come effetto collaterale abbassava ulteriormente il battito cardiaco di Cucchi che era già espressione di un cuore agli ultimi battiti". Ma "Cucchi si nutriva delle sue stesse cellule affetto come era da un catastrofico catabolismo proteico", ha detto ancora il pg e tutto quello che gli prescrissero i medici del Pertini fu "acqua, niente di più".

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"NON FATELO MORIRE UNA TERZA VOLTA" - Rubolino ha spiegato, in modo quasi accorato: "Mi rivolgo a voi perché Stefano Cucchi non muoia una terza volta". Perché "una prima volta Stefano è stato ucciso da servitori dello Stato in divisa - ha detto Rubolino - si tratta solo di stabilire il colore delle divise", aggiunge l'accusa in riferimento al pestaggio di cui fu oggetto Cucchi per il quale sono stati assolti gli agenti di polizia penitenziaria e sono sotto indagine ora cinque carabinieri. "La seconda volta - ha spiegato il pg - è stato ucciso dai servitori dello Stato in camice bianco".
 

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