rotate-mobile
Martedì, 28 Maggio 2024
Il caso / Oristano

Stefano Dal Corso, trovato impiccato, è stato strangolato in carcere?

A dodici mesi dal ritrovamento del 42enne romano morto nel penitenziario di Oristano, spuntano nuove testimonianze. Andrà fatta chiarezza. La garante dei detenuti della Sardegna: "Serve l'autopsia per chiarire ogni dubbio". Cosa non torna nella vicenda

Il caso sembrava chiuso, e invece adesso si riapre, grazie a nuovi elementi. La procura di Oristano ha riaperto l'inchiesta - per ora a carico di ignoti - sulla morte di Stefano Dal Corso, il detenuto romano trovato morto impiccato in una cella del carcere Massama di Oristano il 12 ottobre del 2022. La famiglia dell'uomo ha sempre avuto dubbi, non credendo al suicidio: la libertà per lui era dietro l'angolo e non avrebbe avuto motivi per farla finita. Dopo un anno qualcuno ha parlato. Come riporta il quotidiano la Repubblica, a distanza di dodici mesi emergono nuove prove, testimonianze e un audio in cui si racconterebbe di pestaggi e violenze, tesi opposta a quella del suicidio su cui sin da subito si sono indirizzate le indagini.

Stefano Dal Corso morto in carcere: la telefonata alla sorella

Trovato impiccato in cella, dopo che era stato trasferito dal carcere di Rebibbia, Dal Corso sembrava essersi tolto la vita utilizzando il suo stesso lenzuolo, legato a una grata della finestra. Non ne erano però convinti i parenti, che da subito avevano parlato di "stranezze". Il caso però era stato archiviato come suicidio. Ora sarebbero spuntate nuove prove. E l'autopsia potrebbe finalmente dissipare i dubbi. In particolare c'è la registrazione di una telefonata, ricevuta dalla sorella di Stefano, Marisa. Nell'audio si sente: "Tu devi andare avanti. Devi fargli fare l'autopsia, assolutamente. Gliela devi far fare". Chi parla, a quanto pare, è una persona ben informata che resta anonima. Una voce che invita la sorella di Stefano a far eseguire l'autopsia perché "qualcuno l'ha strangolato con un lenzuolo ed è stata inscenata l'impiccagione". E c'è già chi parla di un altro caso Cucchi.

Stefano Dal Corso-2

Il 42enne originario del Tufello, quartiere di Roma, stava scontando la pena a Rebibbia ma era stato trasferito temporaneamente nel penitenziario sardo per seguire l'udienza di un processo che lo riguardava. Da subito le indagini ipotizzavano che Dal Corso si era suicidato ma la famiglia, seguita dalla legale Armida Decina, ha chiesto approfondimenti a partire dall'autopsia. "Stefano non avrebbe mai fatto una cosa del genere, aveva una figlia di 7 anni e gli mancava poco alla fine della pena", dice la sorella.

"Ho cercato in questi mesi di seguire la vicenda che mi è stata segnalata dalla famiglia. Che si tratti di suicidio o di altra morte lo accerterà la procura di Oristano, ma ritengo importante che si effettui l'esame autoptico per chiarire ogni dubbio, nell'interesse di tutti", ha detto Irene Testa, garante in Sardegna delle persone private della libertà.

Cosa non torna sulla morte di Stefano Dal Corso

Le cose che non tornano sarebbero diverse. Nei mesi scorsi, nel corso di una conferenza stampa tenutasi nella sala Nassirya del Senato per accendere i riflettori su una vicenda caduta fin da subito nel dimenticatoio, il legale della famiglia, Armida Decina, aveva spiegato che "il letto di Stefano era perfettamente integro, non mancava nulla, ma sulla grata della finestra è stato rinvenuto un pezzo di lenzuolo che Stefano avrebbe utilizzato per impiccarsi. La domanda è: da dove viene?". E ancora: non esiste nessuna immagine del corpo nudo di Stefano e nessuna foto che lo ritrae impiccato in cella. E poi ci sarebbe un livido sospetto sul braccio destro. Non solo. L'autopsia sul cadavere "è stata negata malgrado le istanze presentate - aveva spiegato l'avvocato -. Inoltre hanno chiesto l'archiviazione senza che venissero eseguiti gli esami necessari a stabilire cosa sia successo realmente a Stefano".

L'ipotesi avanzata dalla legale, scrive l'agenzia di stampa LaPresse, è supportata anche da una relazione del medico legale Cristina Cattaneo, già perito nelle indagini sull'omicidio di Serena Mollicone e del caso Cucchi. Nello scritto, presentato al sostituto procuratore Armando Mammone della procura di Oristano, il medico ha evidenziato come alcune ecchimosi e lividi presenti sul corpo di Dal Corso potrebbero derivare da un pestaggio.

Ora il caso è stato riaperto, grazie a un audio e a nuove testimonianze che gettano una luce diversa sulla vicenda: andrà fatta chiarezza. Il deputato di Italia Viva Roberto Giachetti ha presentato un'interrogazione al ministro della giustizia Carlo Nordio, mentre l'avvocato ha chiesto l'autopsia. "Le testimonianze non bastano - ha spiegato -. Serve un esame che permetta di fare chiarezza e di portare a galla la verità su quella morte dietro le sbarre". 

Servizio video di Veronica Altimari, redazione di RomaToday

Segui Today anche sul nuovo canale WhatsApp

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Stefano Dal Corso, trovato impiccato, è stato strangolato in carcere?

Today è in caricamento