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Lunedì, 22 Aprile 2024
La storia

"Mio fratello non si è ucciso in carcere, voglio l'autopsia"

La battaglia di Marisa Dal Corso, sorella del 42enne romano trovato morto in cella lo scorso 12 ottobre. Secondo la versione ufficiale si sarebbe impiccato, ma per la famiglia ci sono molti punti da chiarire

Per le autorità il caso è chiuso: è stato un suicidio. Una versione che non convince la famiglia di Stefano Dal Corso, il 42enne romano che il 12 ottobre scorso è stato trovato senza vita nel carcere di Oristano. L'uomo si sarebbe impiccato in cella. La sorella Marisa però è convinta che non sia andata così. "Stefano non si è ucciso. Non lo avrebbe mai fatto" racconta a RomaToday a margine della conferenza stampa che si è tenuta mercoledì nella sala Nassirya del Senato per accendere i riflettori su una vicenda caduta fin da subito nel dimenticatoio.

Le cose che non tornano sarebbe diverse: "Il letto di Stefano era perfettamente integro" dice Armida Decina, legale della famiglia, "non mancava nulla, ma sulla grata della finestra è stato rinvenuto un pezzo di lenzuolo che Stefano per avrebbe utilizzato impiccarsi. La domanda è: da dove viene?". E ancora: non esiste nessuna immagine del corpo nudo di Stefano e nessuna foto che lo ritrae impiccato in cella. E poi ci sarebbe un livido sospetto sul braccio destro. 

Non solo. L'autopsia sul cadavere "è stata negata malgrado le istanze presentate" dice l'avvocato. "Inoltre - aggiunge - hanno chiesto l'archiviazione senza che venissero eseguiti gli esami necessari a stabilire cosa sia successo realmente a Stefano".

"Stefano era sotto tutela del carcere" argomenta la sorella Marisa, "il carcere mi deve delle risposte. Mi deve una verità, mi deve dire cosa è successo a mio fratello. Chiedo la verità. Verità, giustizia e l'autopsia sul corpo". "Lo faccio intanto per me" confessa, "perché è un dolore troppo forte", ma anche "per mio fratello perché credetemi, al di là degli sbagli che lui ha fatto sulla sua pelle, era un uomo buono". 

"Possibile che la vita di un detenuto valga così poco?" si chiede invece la senatrice Ilaria Cucchi, anche lei presente in conferenza stampa. "Sarò sempre la sorella di Stefano Cucchi e farò quanto è in mio potere per dare supporto a questa famiglia, ma anche per operate avanti la battaglia affinché l'autopsia sia obbligatoria per le morti avvenute in carcere".

Servizio video di Veronica Altimari, redazione di RomaToday

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