Martedì, 13 Aprile 2021

Cosa sappiamo dell'omicidio di Stefano Leo, ucciso "perché aveva un'aria felice"

Nelle scorse ore Said Mechaout, 27enne italiano, si è consegnato ai carabinieri attribuendosi l'omicidio. Stefano è stato ucciso lo scorso 23 febbraio lungo i Murazzi a Torino

Una delle immagini di Stefano Leo poste nel luogo dell'omicidio ai Murazzi del Po, Torino, 31 marzo 2019. ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO

Sabato 23 febbraio Stefano Leo, 34 anni, era uscito di casa per andare al lavoro. L'assassino si è affiancato a lui, camminando, e lo ha colpito con un coltello alla gola, uccidendolo. Stefano, giovane di Biella, è morto così lungo i Murazzi, la zona degli argini del Po a Torino. Ucciso per caso, senza un perché. "Il pensiero che mio figlio sia morto per uno sguardo, forse per un sorriso che aveva regalato al suo assassino, è inaccettabile", ha detto suo padre Maurizio. "Volevo un nome, una ragione. Non questa. Sono senza fiato. Che senso ha scoprire che un ragazzo di trent’anni ammazza un suo coetaneo senza neanche conoscerlo? Che è bastato uno sguardo? Non mi sento meglio, mi sento malissimo", ha spiegato il genitore.

L'omicidio Stefano Leo ai Murazzi di Torino

Gli inquirenti erano alla ricerca dell'assassino di Stefano Leo da più di un mese, ma dai filmati delle telecamere di sorveglianza il suo volto non era riconoscibile e fino a domenica non c'era stata una svolta nelle indagini. Svolta che è arrivata ieri, quando Said Mechaout - un 27enne italiano di origine marocchina - si è consegnato ai carabinieri attribuendosi l'omicidio del ragazzo di Biella. Secondo le prime ricostruzioni, il 27enne avrebbe raccontato di aver ucciso Stefano Leo senza nessun particolare motivo, scegliendolo casualmente tra i passanti.

Stefano sgozzato in strada, confessione shock: "L'ho scelto a caso, mi sembrava felice"

Tra mamme e papà a passeggio con i loro bambini e pensionati a spasso con il cane, Said Mechaout avrebbe colpito un ragazzo "con l'aria serena e felice perché mi sembrava insopportabile", secondo quanto da lui stesso dichiarato agli inquirenti. "Un movente sconvolgentemente banale", ha detto il procuratore capo vicario Paolo Borgna.

"Stando a quanto lui stesso ci ha raccontato a verbale - ha sottolineato Borgna - nella sostanza ci ha detto che ha deciso di uccidere questo ragazzo perché si presentava con aria felice e lui non sopportava la sua felicità".

Said Mechaout, 27 anni, in passato lavorava come cameriere a Torino. Si era separato dalla moglie nel 2015, aveva vissuto per un periodo in Spagna e poi in Marocco, suo Paese d'origine. Poi era tornato a Torino e viveva in un dormitorio per senzatetto allestito dal Comune e dalla Croce Rossa in piazza D'Armi, senza casa né lavoro. Viveva di espedienti e di piccoli lavoretti. In Italia non aveva altri parenti: la madre era tornata a Casablanca anni fa.

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Said Mechaout, l'uomo sospettato per l'omicidio di Stefano Leo ai Murazzi mentre viene portato in carcere dai carabinieri, Torino, 1 aprile 2019. ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO

Stefano Leo lavorava come commesso in un negozio di abbigliamento e sembra che non conoscesse Mechaout. Quest'ultimo, dopo il delitto, era scappato e aveva nascosto il coltello in una cabina dell'elettricità. Dopo più di un mese dall'omicidio, ha deciso di consegnarsi spontaneamente ai carabinieri di Torino.

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