Mercoledì, 4 Agosto 2021
Cronaca Roma

Soccorre i terremotati, lo scambiano per sciacallo: assolto dopo 10 mesi agli arresti

Accusato di aver derubato le vittime del terremoto che il 24 agosto 2016 polverizzò il Centro Italia. Dopo 50 giorni di galera e 10 mesi di domiciliari, Stefano Messore è stato assolto. Ecco la sua storia

Transennato il centro storico di Acquasanta Terme, in una foto scattata il 12 settembre nelle zone terremotate delle Marche. ANSA / Stefano Sacchettoni

ROMA - Quarantadue passi: questo il massimo che Stefano Messore poteva fare all'interno della cella del carcere di massima sicurezza di Marino del Tronto che, per 50 giorni, ha condiviso con altri sei detenuti. Sulla testa un'accusa “paragonata a quella di pedofilo – dice a Roma Today -, non è stato facile. Ma il mio pensiero andava solo a mia moglie e alle mie tre figlie, rimaste sole”.

Dopo dieci mesi di detenzione – prima in prigione poi ai domiciliari nel suo appartamento di Labaro – lo scorso 3 luglio arriva la piena assoluzione, ma nel frattempo, ha perso tutto. “Abbiamo lo sfratto da questa casa ed ho dovuto rinunciare alla mia palestra. Sono istruttore di arti marziali – racconta Messore -. Da 50 atleti che avevo ne rimasero solo dieci. Chi vuole lavorare con uno sciacallo?”. La sua forza, quattro donne che non lo hanno abbandonato mai: sua moglie Stefania e le sue tre figlie Gaia, Carlotta e Mya, rispettivamente di 13, 12 e 5 anni.

“L'incubo è iniziato il 3 settembre, quando stavamo prestando servizio di assistenza e allestimento delle tende nella zona di Acquasanta Terme – spiega – Una volta tornato al mio furgone ho visto i carabinieri che, aprendo gli sportelli, mi accusarono di aver rubato cose che io stesso avevo portato li per i terremotati. Ho pensato subito che l'equivoco si sarebbe chiarito subito. Invece no, mi hanno messo in cella".

Una storia incredibile la sua. Soprattutto se si pensa che Messore, quando fu accusato di sciacallaggio, era li già da 15 giorni, accreditato come soccorritore. Con moglie e figlie che gli davano una mano a gestire i tanti aiuti raccolti e che lui, da Labaro alle zone del Centro Italia, trasportava con quel furgone. “Pensavo di poter aiutare queste persone che avevano perso tutto in un attimo – continua – e mi è successo tutto questo. Chi mi restituirà il primo giorno d'asilo di mia figlia? I loro compleanni? Abbiamo perso tutto. Io ero quello che lavorava a casa mentre mia moglie badava alle nostre bambine”.

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