Mercoledì, 4 Agosto 2021
Cronaca

Poligoni ed esercitazioni militari in Sardegna, si cambia: nuove regole e più controlli

Lo stop ai giochi di guerra incontrollati dentro i poligoni dell'isola, per anni usati come discariche o aree di test per armi sconosciute, è confermato da un emendamento alla Finanziaria. Un accordo Stato - Regione "sull'ottimizzazione delle servitù militari" è vicino

Alcuni proiettili di grosso calibro eslposi durante le esercitazioni nel poligono di Quirra in una immagine recente (Ansa Ungari)

Servitù militari e poligoni, si cambia.  L'accordo tra lo Stato italiano e la Regione Sardegna sull'ottimizzazione delle servitù militari in Sardegna è vicino, c'è solo una bozza, per ora: dovrà dare l'ok il consiglio regionale. E proprio sui poligoni ci sono grosse novità "di metodo". Il presidente della Regione, Francesco Pigliaru, è fiducioso. "Credo ci sia la possibilità di firmare un buon accordo, esiste l'ipotesi di rilasci importanti, ma preferirei entrare nel dettaglio più avanti, dopo che avremo discusso in Aula". Sono stati "due anni di duro lavoro e confronto costante, per cui se maggioranza e Assemblea riterranno che si tratti di un'intesa idonea, siamo pronti a firmarla". 

In Sardegna il 66 per cento di servitù militari italiane

La Sardegna ospita il 66 per cento di servitù militari italiane. Fra servitù di terra e aree marine interdette alla navigazione ed alla attività civile la Sardegna si attesta intorno ai 35 mila ettari, senza considerare gli spazi aerei interdetti. E i tre più grandi poligoni d'Europa sono in terra sarda. Poligoni sperimentali, nei quali si spara terra-mare, aria-terra e mare-terra, dove si svolgono possenti esercitazioni.

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Sono oltre 35 mila gli ettari di territorio sardo sotto vincolo di servitù militare. In occasione delle esercitazioni viene interdetto alla navigazione, alla pesca e alla sosta, uno specchio di mare di oltre 20 mila chilometri quadrati, una superficie quasi pari all'estensione dell'intera Sardegna. Sull'Isola ci sono poligoni missilistici (Perdasdefogu), per esercitazioni a fuoco (Capo Teulada), poligoni per esercitazioni aeree (Capo Frasca), aeroporti militari (Decimomannu) e depositi di carburanti (nel cuore di Cagliari) alimentati da una condotta che attraversa la città, oltre a numerose caserme e sedi di comandi militari (di Esercito, Aeronautica e Marina). Si tratta di strutture e infrastrutture al servizio delle forze armate italiane o della Nato. 

"Grazie al fatto che un odg del Consiglio regionale mi consentiva di avere una posizione molto netta, avevo fatto presente che noi aspettavamo un segnale forte che riconoscesse l'eccesso di gravame delle servitù militari in Sardegna e che di conseguenza si cominciasse, come atteso da decenni, a ridurre e riequilibrare, ponendo anche fine all'assurdità di avere compensazioni in ritardo basate su regole incerte". Ma non è tutto, spiega Pigliaru: "I poligoni che restano non dovranno essere interamente dedicati ad attività militari - ha precisato Pigliaru - ma potranno essere occasione per portare qui la ricerca civile, per esempio sui veicoli aerospaziali controllati da remoto, penso alla partita della ricerca sui droni: insomma, vogliamo che le servitù costituiscano anche una piattaforma per fare ricerca di altissima qualità in Sardegna".

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Secondo l’intesa i militari abbandonerebbero buona parte dell’area di Capo Frasca, le spiagge di Teulada ora interdette durante le esercitazioni – a partire dall’area di Porto Tramatzu – e a diverse zone sulla costa di Arbus. Anche la caserma Ederle, a Cagliari, sarà messa completamente a disposizione del demanio regionale. Nel documento si parla anche di un programma di bonifiche, degli indennizzi spettanti ai Comuni gravati da servitù e viene ipotizzata la possibilità che all’interno dei poligoni siano presenti soggetti indipendenti per le verifiche del caso durante tutte le esercitazioni e i test militari. Sarebbe una svolta, nei contenuti e nei metodi.

E' proprio per quel che riguarda i poligoni che ci sono le novità importanti. Fino a oggi infatti la Regione e i Comuni in cui ci sono i poligoni non avevano voce in capitolo su quel che accadeva nei "giochi di guerra" per terra e per mare. Ora avranno un ruolo attivo di controllo su tutto quello che accade. Le esercitazioni militari nei poligoni dovranno essere registrate e saranno conservate negli archivi per dieci anni. Questo per garantire controlli sia preventivi sia successivi. Si dovranno sempre indicare l'arma o il sistema d'arma utilizzato, spiega la Nuova Sardegna.

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La fine dei giochi di guerra incontrollati dentro i poligoni sardi, per anni usati come discariche o aree di test per armi sconosciute, è confermata da un emendamento alla Finanziaria presentato al Senato, che dà risorse e vita alla legge presentata dal deputato Gian Piero Scanu che guida la Commissione parlamentare sull’Uranio.  Piccoli passi verso una più equa ripartizione in tutte le regioni del peso delle servitù militari e delle esercitazioni nei poligoni. Dopo decenni di silenzio e tentennamenti da parte della politica regionale e nazionale, è un primo, piccolo, passo avanti.

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