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Martedì, 9 Agosto 2022
Il calvario

La storia di Martina Rossi, dalla vacanza nella quale morì ai dieci anni di processo 

Un calvario lungo una decade quello vissuto dalle parti. "Di fronte all'omicidio non c'è prescrizione" ha detto il papà della vittima

Rinviata al prossimo 7 ottobre l'udienza per la morte di Martina Rossi, la studentessa morta precipitando dal balcone di un hotel a Palma di Maiorca per, ne è convinta l’accusa, fuggire da uno stupro. Un fatto per il quale sono stati condannati a 3 anni di reclusione in un processo d’Appello bis due giovani toscani: Luca Vanneschi e Alessandro Albertoni, entrambi alla sbarra per tentata violenza sessuale di gruppo. Con questa decisione, la sezione feriale della Cassazione accoglie la posizione della difesa, che aveva richiesto di svolgere l’udienza davanti alla Quarta sezione penale al di fuori del periodo feriale, cioè quella ordinaria competente. Dunque se ne riparla fra oltre un mese, anche perché, come spiegato dai legali degli imputati, non c’è pericolo di prescrizione, che invece comincerebbe a maturare a partire dal 16 ottobre. 

"Dopo 10 anni di sofferenza, ci aspettiamo che almeno venga consolidato quel pezzettino di verità che è rimasto - affermano Bruno e Franca Rossi, genitori di Martina - Rispettiamo la decisione della Corte. Dopo 10 anni per noi è necessario accettare questa corsa a ostacoli, ma non è che ci faccia piacere".

"Di fronte alla morte e all'omicidio non c'è prescrizione, nè tecnicismi. - aggiunge il padre di Martina – So che c'è la volontà di fare, nella giustizia ho incontrato tanta gente che ha voglia di fare, ma ci sono stati anche bastoni tra le ruote. Ci sono dinamiche nella giustizia che vanno cambiate, non è possibile che siano così". Tra i rappresentanti della famiglia c’è amarezza, ma sono consapevoli dell’importanza di una data comunque pienamente dentro i termini della prescrizione. Dunque è un calvario che si allunga, ma non è destinato a finire senza una verità. 

Martina Rossi: le motivazioni della sentenza della Corte d’Appello

Martina Rossi, perché un processo bis

Luca Vanneschi e Alessandro Albertoni erano stati prima condannati nel 2018 in primo grado dal tribunale di Arezzo a 6 anni di reclusione per tentata violenza sessuale di gruppo e morte come conseguenza di altro delitto (quest’ultimo andato in prescrizione). Poi quella sentenza era stata ribaltata il 9 giugno 2020, quando la Corte d’Appello del capoluogo fiorentino li aveva assolti perché “il fatto non sussiste”. Ma quella sentenza è stata poi impugnata dal Procuratore Generale di Firenze Luciana Singlitico e dalla famiglia di Martina Rossi, parte civile nel processo, convinti che le toghe del secondo grado di Firenze avrebbe compiuto errori di valutazione degli elementi acquisiti nel corso dell'inchiesta. Ricorso accolto nell'aprile scorso e l’iter penale è ricominciato daccapo con un nuovo processo. 

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Secondo la tesi della pubblica accusa, la studentessa genovese di 20 anni è precipitata dalla terrazza del sesto piano dell'hotel “Santa Ana” a Palma di Maiorca. Martina era con un’amica, che però nel frattempo si era allontanata con altri ragazzi e ad un tratto è rimasta sola con Vanneschi e Albertoni. Non si conoscono i dettagli di quei momenti, ma per i pm italiani, da sempre contrari alla versione della polizia spagnola, che aveva archiviato tutto come un suicidio, lei era terrorizzata perché aveva capito che i due la volevano violentare. Ha provato a fuggire, scavalcando il balcone per arrivare alla ringhiera di quello adiacente. Non ce l’ha fatta ed è precipitata nel vuoto. E’ stato poi trovata davanti alla hall dell’albergo, agonizzante, senza calzini e senza pantaloncini.
 

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