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Lunedì, 20 Maggio 2024
il video e la giustizia / Torino

Strage di Brandizzo, la procura: "Non è stato un fatto isolato"

Le indagini della procura vanno avanti dopo il video girato prima della tragedia, che sembra mostrare una consuetudine pericolosa dei lavori ferroviari. Per il cugino di Kevin Laganà si tratta di un "autodenuncia"

Da quanto sta emergendo dalle indagini, la strage di Brandizzo non è stata un caso isolato. A queste conclusioni è arrivata la procura di Ivrea che indaga dopo la morte dei cinque operai la sera del 30 agosto nell'incidente ferroviario di Brandizzo, in provincia di Torino. Tra gli ultimi sviluppi, il video girato da Kevin Laganà, il più giovane dei cinque operai morti, recuperato dagli inquirenti. Antonino Laganà, fratello e collega della vittima, ha dato un nuovo senso a quei 6 minuti e 48 secondi di filmato che erano stati prodotti con un telefonino semplicemente per intrattenere gli amici sui social.

"Un gesto di autogiustizia": chi sono gli indagati

Usando la parola "autogiustizia", Antonino Laganà lascia la procura di Ivrea, dove oggi, mercoledì 6 settembre 2023, è stato ascoltato come testimone. E un breve frammento del video sembra dimostrare una certa consuetudine: si sente una voce fuori campo dire "tanto io lavoro sul pari", con un evidente riferimento a un binario identificato in quel tratto con il numero 2. La voce pare quella che più tardi avvertirà "ragazzi, se vi dico 'treno' andate da quella parte".

Secondo la procura, in altre occasioni è capitato che lavori del personale sui binari cominciassero nonostante il passaggio di convogli: per questo ora i magistrati verranno approfonditi anche criteri e modalità di formazione del personale. 



Tornando al video, a parte quella di Kevin, una delle voci riconoscibili nel filmato è di Antonio Massa, l'addetto di Rfi presente sul posto in qualità di "scorta-cantiere". Massa è uno dei due indagati. Ad assumerne la difesa come avvocato di fiducia è Mattia Moscardini, di Roma, che è già stato impegnato in numerose vicende di disastro colposo e di incidenti aggravati da violazioni delle norme antinfortunistiche (ha anche fatto parte dello staff difensivo nel processo per la strage di Viareggio).

Il secondo indagato é Andrea Girardin Gibin, capocantiere della Sigifer, la ditta del Vercellese per la quale lavoravano le cinque vittime. "È mia abitudine fare i processi nei tribunali - dichiara il suo legale, l'avvocato Massimo Mussato - e non ho commenti da fare". Anche Gibin era sul posto: ma non è sua la voce che esorta i ragazzi ad 'andare via' nell'eventualità del passaggio di un convoglio. "Posso solo aggiungere - afferma Mussato - che il mio assistito è molto provato e profondamente addolorato per la perdita di cinque colleghi che erano anche suoi amici". L'operatore della Sigifer si è salvato tuffandosi di lato.

La barra di ferro sui binari che avrebbe salvato gli operai di Brandizzo

"Non voglio più tornare sulla questione - afferma Enrico Calabrese, l'avvocato della famiglia Laganà - perché da ora penseremo ai funerali". Il nulla osta della procura arriverà solo quando ai corpi straziati sarà dato un nome. Per questo gli inquirenti stanno facendo raccogliere ogni elemento utile per il riconoscimento: tatuaggi, arcate dentarie, tracce organiche rimaste su pettini e spazzolini.

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