Lunedì, 17 Maggio 2021

Strage Erasmus, i genitori di una delle studentesse morte: “Stanchi delle promesse virtuali dei politici”

Il padre e la madre di Elena Maestrini scrivono al presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla vigilia del quinto anniversario dell’incidente in Spagna costato la vita a tredici ragazze, comprese sette italiane. È il momento “di dimostrare con atti veri la vicinanza e l’affetto a chi è stata negata una vita a causa di incompetenze e superficialità”

Sono passati cinque anni dalla “strage del bus Erasmus”. Era il 20 marzo del 2016, tredici studentesse (tra cui sette italiane) persero la vita in un incidente stradale in Spagna. A cinque anni dal quel terribile giorno, i genitori di Elena Maestrini, una delle vittime, hanno scritto una lettera al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per dire basta alle “promesse virtuali dei politici fatte nei momenti di ricordo delle nostre ragazze” e chiedere invece di “dimostrare con atti veri la vicinanza e l’affetto a chi è stata negata una vita a causa di incompetenze e superficialità”. 

I genitori di Elena Maestrini denunciano che “nulla è stato fatto se non tentare di insabbiare questa immane tragedia da parte sicuramente di alcuni soggetti della Magistratura Spagnola, non escludendo il Governo Catalano e quello centrale, i quali sono rimasti in disparte e in silenzio. Tre tentativi di archiviazione e altrettanti ricorsi da parte dei genitori”. Si dicono stanchi di quella che definiscono una “solidarietà ipocrita”, oltre a quelle “promesse virtuali”. 

Cinque anni fa la strage del bus Erasmus in Spagna

Il pullman su cui viaggiavano le studentesse, insieme ad altri studenti Erasmus, stava riportando il gruppo a Barcellona da Valencia, dove avevano assistito alla “Fiesta de Las Fallas”, la festa dei fuochi. Sulla strada del ritorno, il pullman si schiantò contro il guardrail. Oltre a Elena Maestrini persero la vita anche Francesca Bonello, Lucrezia Borghi, Valentina Gallo, Serena Saracino, Elisa Scarascia Mugnozza ed Elisa Valent.

Nell'inchiesta giudiziaria spagnola sul caso, segnata da archiviazioni e opposizioni, l'unico indagato per quell’incidente e la morte delle studentesse è l'autista del bus di 62 anni. "Il dolore è immane e la nostra ormai unica speranza oltre a quella di dare giustizia e verità alle nostre ragazze è di provare a sensibilizzare i nostri Legislatori affinché dai terribili errori e leggerezze occorse alle nostre ragazze siano emesse nuove normative in materia di sicurezza dei viaggi in autobus a tutela per tutti quei giovani che continueranno a compiere esperienze di vita e d'integrazione socioculturale grazie anche a Erasmus - scrivono i genitori della ragazza - Erasmus tuttavia continua a essere fondamentale per i nostri giovani, un progetto da migliorare, ma comunque fondamentale, lo spazio europeo, con i suoi problemi e le sue difficoltà, ma comunque il nostro spazio naturale".

"L'Erasmus non è un business per incrementare il Pil"

Il padre e la madre di Elena Maestrini puntano il dito contro “alcune realtà territoriali che ospitano i nostri giovani del progetto Erasmus” che dovrebbero “porre più attenzione e non considerare questo progetto Europeo un semplice business che incrementa il loro sporco Pil”.  “Le Università che indicano ai propri studenti dove poter svolgere il progetto Erasmus, devono pretendere maggior sicurezza dalle Università ospitanti e fissare regole più precise almeno per tutte quelle associazioni che gravitano e assistano il mondo Universitario. Non è accettabile che Esn Barcellona associazione accreditata presso l'Università ospitante si permetta di organizzare una gita culturale senza ricercare e pretendere un minimo di sicurezza nella logistica ma scegliendo il vettore soltanto sul prezzo al minimo ribasso, operando in nome e per conto di questi prestigiosi Atenei”, scrivono. Per loro è altrettanto “inaccettabile che la Magistratura Italiana non abbia aperto un'inchiesta parallela il giorno successivo a questa tragedia, né tantomeno dopo i tre vergognosi tentativi di archiviazione, nessuno ufficialmente si è posto la domanda ma cosa sta succedendo?”

“Quale è la verità? Nessun Ente pubblico e/o associazione si è impegnata affiancandoci, condividendo il nostro percorso nella ricerca di giustizia”, affermano i due genitori, secondo i quali da “alcune istituzioni” ci sarebbero stati solo “impegni verbali, sull'onda emotiva del momento, a cui non è stato dato seguito, nessuno ad oggi si è impegnato fattivamente, sostenendoci in questa lunga lotta senza fine”. 

"Mantenere alta l'attenzione e la memoria"

"Ci auguriamo che da adesso lo Stato Italiano, Erasmus Plus, le Università delle nostre ragazze e infine non per ultimo le Regioni di provenienza delle studentesse oltre a futili e inutili proclami, dimostrino la loro seria e concreta volontà di costituirsi parte civile. Soltanto la tenacia di noi genitori è riuscita per il momento a mantenere aperto uno spiraglio per conoscere la verità e dare forse un giorno giustizia. Anche quest'anno in rispetto alle norme anti Covid e per il secondo anno consecutivo non potrò esternare la mia rabbia davanti all'Ambasciata di Spagna a Roma, ma non appena la situazione lo permetterà mi recherò di nuovo là, per reclamare giustizia e ancora giustizia - concludono i genitori di Elena Maestrini - L'amarezza è immensa, il dolore infinito, ma non ci arrenderemo, continueremo sino all'ultimo respiro a mantenere alta l'attenzione e la memoria, senza dimenticare le altre sei ragazze, anche loro figlie di una Europa troppo giovane”. 

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