Martedì, 2 Marzo 2021
Strage di Erba

Strage di Erba, la Cassazione accoglie il ricorso di Olindo Romano e Rosa Bazzi

Il collegio difensivo aveva chiesto di esaminare alcuni reperti trovati sulla scena del crimine, ma la Corte d'Appello di Brescia si era opposta. Ora la questione dovrà essere riesaminata. Il legale dei due coniugi: "In quelle tracce biologiche può esserci la firma dei veri assassini"

Olindo Romano e Rosa Bazzi

La prima sezione penale della Corte di Cassazione ha accolto il ricorso presentato dai legali di Olindo Romano e Rosa Bazzi, i due coniugi condannati all’ergastolo per la strage di Erba, sulla valutazione di nuovi reperti relativi al massacro avvenuto nel dicembre 2006.

La richiesta della difesa era stata infatti dichiarata "inammissibile" dalla Corte d’Appello di Brescia, che ora alla luce del parere dei supremi giudici dovrà riesaminare la questione. Bisognerà però aspettare il deposito delle motivazioni, che avverrà entro un mese, per capire quali siano i vizi riscontrati dalla Cassazione nell'ordinanza dei giudici di Brescia.

Sta di fatto che la difesa di Olindo e Rosa segna un importante punto a proprio favore e dopo il pronunciamento della Suprema Corte le possibilità di un nuovo incidente probatorio diventano molto più concrete. 

LA DIFESA PUNTA SU NUOVE TRACCE BIOLOGICHE

Il collegio difensivo punta a chiedere la revisione del processo sulla strage di Erba. A undici anni dal massacro che costò la vita a quattro persone, i due, condannati all’ergastolo come unici responsabili, sperano di far riaprire il caso puntando su reperti mai esaminati nell’inchiesta: Un capello, un accendino, un cellulare, una macchia di sangue e un mazzo di chiavi. 

I legali della difesa parlano in particolare di alcuni peli, trovati allora proprio sulla felpa del piccolo Youssef - una delle vittime del massacro - che non vennero presi in considerazione,  tra cui un capello castano chiaro lungo dieci centimetri fra la manica destra e il cappuccio. I difensori chiedono anche un'analisi dei margini ungueali e dei polpastrelli del bambino. Lo stesso Ris di Parma, ha spiegato ieri l’avvocato Fabio Sghembri a Radio Cusano Campus,"rinvenne delle tracce biologiche di soggetti sconosciuti alle indagini. Cioè tracce che non sono riconducibili né alle vittime, né a Rosa e Olindo, né ai soccorritori. Di chi sono quelle tracce? Sono la firma dei veri assassini?".

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