Domenica, 1 Agosto 2021
Il caso / Sassari

"Mia figlia e l'amica stuprate da 4 ragazzi, un gran casino su Grillo ma la Procura vuole archiviare"

I fatti si sarebbero consumati tra l'8 e il 9 luglio del 2019 sulla spiaggia di Baja Sardinia a Porto Cervo. La presunta vittima: "Siamo state accerchiate, ci siamo abbracciate per la paura". Ma per i pm dalle indagini sono emerse incongruenze e non ci sono prove sufficienti per arrivare a processo

Foto di repertorio

"Sono due fatti analoghi, identici. Due ragazze stuprate da quattro giovani dopo una serata in discoteca, finita male. Hanno fatto un gran casino sul caso Grillo, mentre hanno chiuso l'indagine sulla violenza sessuale su mia figlia con una richiesta di archiviazione". A parlare, in una intervista all'Adnkronos, è la madre di 'Giulia', il nome è di fantasia, che nel 2019 ha denunciato ai carabinieri di Budoni, in Sardegna, di avere subito, con un'amica, lo stupro di gruppo da parte di quattro giovani campani, conosciuti quella notte in discoteca. "Mia figlia da allora è sotto psicofarmaci" dice la donna, "non esce più, soffre di depressione. E questi ragazzi non pagheranno mai per quello che hanno fatto".

Come spiega l'Adnkronos in un articolo a firma di Elvira Terranova, i fatti sono avvenuti nella notte tra l'8 e il 9 luglio del 2019 in Costa Smeralda. A indagare è la Procura di Tempio Pausania. Le due ragazze avrebbero conosciuto i 4 giovani in discoteca, intorno alle 2 di notte, dopo aver bevuto qualche cocktail. 

Il racconto della ragazza: "Ci hanno violentate, ma la Procura non mi crede"

"Ero mingherlina, pesavo appena 47 kg - racconta la giovane, 22 anni, all'agenzia di stampa - e non sopportavo molto l'alcol. Ero mezza ubriaca e anche la mia amica era brilla. Poi, finita la serata, uno dei ragazzi campani ha detto 'Andiamo i spiaggia', che si trovava ad appena due minuti dalla discoteca. Credo si chiamasse 'Spiaggia dei gabbiani'. E siamo andate. All'inizio ci siamo messi a ballare". Ma per le due amiche sarebbe iniziato un vero e proprio incubo. Secondo la loro versione sarebbero state stuprate in acqua quando ormai era quasi l'alba: "Io mi ricordo che erano già nudi, solo uno aveva le mutande che si è tolto dopo. Ce li siamo visti venire addosso. Siamo state accerchiate. Io e la mia amica ci siamo abbracciate per la paura". L'acqua era alta. "Mi arrivava al collo - dice Giulia - Avevo paura di annegare se mi fossi mossa. Per questo non urlavo. Ci hanno violentate".  E ancora: "Mi sentivo paralizzata. Si cambiavano tra loro, a turno, tra me e la mia amica". 

Ci sarebbe anche un video di una trentina di secondi, girato da tre ragazzi incontrati prima dalle presunte vittime, che mostrerebbe le due ragazze abbracciate che vengono penetrate da alcuni dei giovani indagati. Sentiti dai magistrati tuttavia i testimoni avrebbero riferito di avere sentito dei "gemiti" e "non delle grida di aiuto". Sarebbe stato questo uno degli elementi che ha spinto la Procura a chiedere l'archiviazione. Ma la 22enne non ci sta. "So soltanto che sono stata stuprata ma la Procura non mio crede. E sono davvero amareggiata". 

 "Noi abbiamo presentato l'opposizione alla richiesta archiviazione, perché il pm non aveva riportato alcune cose - spiega la mamma della presunta vittima - Ad esempio, il testimone aveva detto che l'altra ragazza urlava e diceva 'no'. Poi, una volta scappate, mia figlia e la sua amica hanno incontrato questo testimone con i suoi amici e si è detto che lei avrebbe detto: 'E' stata colpa nostra'. In un momento del genere, una ragazza può dire qualunque cosa, invece il pm si è attaccato a questa frase. Mia figlia era sotto choc". Insomma, una vicenda estremamente complessa e delicata come del resto tutti i casi di stupro. 

Ma la Procura parla di incongruenze: "Non ci sono prove sufficienti"

Di diverso avviso la Procura secondo cui non ci sarebbero "elementi di prova sufficienti per ritenere integrate e comunque dimostrate e dimostrabili le ipotesi di reato". Al contrario l'attività di indagine avrebbe messo "in luce una serie di incongruenze tali da indurre gli investigatori a dubitare della obiettiva corrispondenza a realtà del vissuto delle vittime, sì come descritto dalle dichiarazioni delle stesse, o quantomeno della oggettiva percepibilità dello stesso, sì da condurre a valutare lo stesso sotto due diversi profili: uno emozionale, che vede le due ragazze sicuramente offese secondo la loro percezione dei fatti e, quindi, secondo una soggettiva elaborazione del ricordo. L'altro, critico, asettico e razionale, al quale deve attenersi questo pubblico ministro nel valutare analiticamente i fatti". 

In sintesi "non sono emersi elementi obiettivi  idonei all'incolpazione dei responsabili e nemmeno sufficienti a dimostrare la consumazione del reato in trattazione". L'udienza davanti al gup, che dovrà decidere se archiviare o rinviare a giudizio gli indagati, si terrà il prossimo 14 settembre. 

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