Sabato, 18 Settembre 2021
VIOLENZE SESSUALI

Emergenza stupri: "Siamo di fronte a delle bestie, manca la certezza della pena"

Dalla duplice violenza di Rimini alla dottoressa stuprata in ambulatorio nel Catanese. Decine i casi nelle ultime settimane, alcuni agghiaccianti come quello dell'anziana abusata in un parco a Milano. Ne abbiamo parlato con Maria Carnieri Moscatelli, presidente del telefono Rosa Nazionale: "Viviamo in una società sempre più violenta. Ma è un problema che riguarda anche gli uomini"

Immagine d'archivio

"Dottoressa violentata in ambulatorio: in balia dello stupratore per ore".  E ancora. "Roma choc, tedesca stuprata e legata ad un palo a Villa Borghese. Caccia a un ventenne". Di nuovo a Roma:  "Violenta una minorenne e picchia la madre della ragazza: arrestato". Milano: "Cerca di violentare la sorellina, poi dà fuoco allo zio". Ancora Milano: "Bimba di sei anni violentata in pieno giorno in un cortile: è caccia al pedofilo". E poi c’è il presunto stupro di Firenze. La violenza feroce di Rimini. L’anziana di 81 anni violentata in un parco a Milano. E ancora prima la 75enne stuprata da un nigeriano nel Barese: lui si era offerto di portarle le buste della spesa.

Una escalation di brutalità che in poche settimane ha fatto balzare "l'emergenza stupri" al centro del dibattito pubblico. Maria Gabriella Carnieri Moscatelli, presidente del telefono Rosa Nazionale, ammette che si tratta di un "momento particolare". L'abbiamo intervistata per capire che peso dare ai fatti degli ultimi giorni.

Ma insomma, cosa sta succedendo?

"Che posso dire? Sono stufa. La verità è che viviamo in una società violenta. Molto violenta. Basta leggere anche ciò che accade davanti alla discoteche. E non si tratta soltanto di violenza nei confronti delle donne. Colpiscono più spesso noi perché siamo la parte più debole della società, ma guardate che questa violenza è un rigurgito che travolgerà anche gli uomini.

Già. Che fare allora? In che modo è possibile arginare il fenomeno?

Noi diciamo da sempre che la prevenzione è fondamentale. Prendiamo lo stupro avvenuto a Catania. L’ultimo caso di una violenza sessuale ai danni di una dottoressa risaliva a tre anni. Noi allora gridammo: una professionista non può essere lasciata sola in un luogo così sensibile. Nessuno ci ha dato ascolto. Oggi è risuccesso. Cosa voglio dimostrare con questo? Che la violenza prolifera se non si fa nulla per prevenirla.

Ma in Italia esiste un'emergenza sicurezza?

Mi chiedo: com’è possibile che a Villa Borghese una turista venga spogliata, violentata e legata a un palo senza che non passi neppure una pattuglia della municipale? Non è un reato che si consuma in cinque minuti. Un’altra donna è stata salvata solo perché si trovava sulle scalinate del Campidoglio. E ancora prima c’è stato uno stupro alla stazione Termini. Parliamo di fatti avvenuti in pieno centro. 

Poche pattuglie in giro?

Non voglio colpevolizzare le forze dell’ordine perché so che fanno il massimo con i mezzi che hanno a disposizione. Però è evidente che la sorveglianza è insufficiente, c’è un problema reale di controllo del territorio. Ma non solo. Prendiamo il caso di Roma: in alcuni quartieri di notte l’illuminazione è carente o manca del tutto: uscire da sole è diventato pericoloso. Il 13 ottobre, insieme al dipartimento delle Pari Opportuinità, presenteremo un'app pensata per aiutare le donne a difendersi. Si tratta di pochi consigli pratici che in realtà possono essere utili anche agli uomini. Fatta salva la libertà di ognuno, ci sono delle accortezze di buon senso che  valgono per tutti. 

Perché la giustizia non funziona come deterrente? E' un problema di pene troppo basse o c'è dell'altro?

Non credo sia solo questo il problema, quanto il fatto che non c'è certezza della pena, i processi sono troppo lunghi e a volte la giustizia interviene quando è ormai troppo tardi. C'è ancora molto da lavorare: siamo di fronte a delle bestie, ma anche le bestie di fronte a pene certe e severe in alcuni casi desisterebbero. 

Troppe denunce lasciate cadere nel nulla?

Sicuramente è capitato, ma è importante non generalizzare. Bisogna valutare caso per caso. Ciò che mi sento di consigliare alle donne, ad ogni modo, è di circostanziare bene le proprie denunce: bisogna mettere le forze dell'ordine e i magistrati nelle condizioni di poter fare al meglio il proprio lavoro: è inutile presentare cinquanta denunce senza avere alcun elemento. Io sono convinta che alcune denunce vengano chiuse perché chi dovrebbe ascoltarle lo fa con superficialità, ma spesso accade anche che non siano abbastanza dettagliate. 

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