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Martedì, 18 Gennaio 2022
Cronaca Rimini

Stupri a Rimini, Butungu cambia versione: "Sono stati gli altri, io tenevo fermo il ragazzo"

Davanti al gip Vinicio Cantarini, nell'interrogatorio di garanzia di martedì mattina in carcere, il "capogruppo" del branco avrebbe cambiato versione. Prima aveva detto che mentre gli altri tre arrestati compivano le violenze lui dormiva su un lettino

Guerlin Butungu, il 20enne congolese accusato di essere il capo del branco di stupratori arrestati per la duplica violenza sessuale a Rimini, ha reso al giudice una versione dei fatti completamente diversa da quella data finora. Se prima il giovane aveva rigettato le accuse sostenendo che mentre i tre minorenni arrestati compivano le violenze lui dormiva su un lettino in spiaggia, ora Butungu smentisce di aver fatto un "pisolino" .

Queste le indiscrezioni che filtrano dall'interrogatorio durato circa due ore davanti al gip Vinicio Cantarini. Bocche cucite anche a Bologna, perché nel centro di detenzione minorile del Pratello si sono tenuti gli equivalenti interrogatori di covalida per i tre arrestati minorenni e in questa fase dell'indagine particolarmente decisive possono rivelarsi le inconguenze tra le versioni difensive, dal momento che è apparso chiaro fin dall'inizio che tra gli indagati era iniziato un "tutto contro tutti". Tuttavia, la versione di Butungu fornita al giudice continuerebbe a non collimare con quella dei tre minorenni. Al termine dell'udienza di convalida, il pm Stefano Celli ha chiesto la custodia cautelare in carcere, mentre l'avvocato della difesa Ilaria Perruzza ha chiesto i domiciliari. 

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"Tutti e quattro ammettono di aver fatto parte dello stesso gruppo - ha spiegato il procuratore Paolo Giovagnoli parlano dei quattro arrestati - e si riconoscono nei filmati della videoservoglianza ma, ciascuno cerca di scaricare la colpa sugli altri. Lo stesso Butungu ha dichiarato di dormire su un lettino durante la violenza e che è stato svegliato solo successivamente".

Nella valigia del giovane, gli investigatori hanno trovato, oltre a un orologio che apparteneva al ragazzo polacco massacrato di botte, anche un telefonino cellulare provento di una rapina che si era consumata sempre in spiaggia poco prima dello stupro della 26enne. Il congolese, messo alle strette, ha dichiarato che entrambi gli oggetti gli erano stati proposti in vendita sulla battigia di Rimini da uno sconosciuto e che lui, in buna fede, li aveva acquistati.

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