Mercoledì, 29 Settembre 2021
Cronaca Rimini

Rimini, il capo branco nega le violenze: "Non ho stuprato nessuno, stavo dormendo"

Guerlin Butungu si difende dalle accuse, ma nella sua valigia spunta anche la refurtiva di una rapina commessa prima dell'aggressione ai polacchi

"Non ho stuprato nessuno. Durante la violenza sessuale stavo dormendo su un lettino". Rigetta ogni accusa Guerlin Butungu, il congolese 20enne accusato di essere il capo del branco di stupratori minorenni arrestati per la duplice violenza sessuale.

Il richiedente asilo, davanti al pubblico ministero Stefano Celli, ha ribadito la propria innocenza dando agli inquirenti una versione completamente diversa da quella dei tre ragazzini arrestati nella giornata di sabato. Il 20enne, secondo quanto emerso, ha spiegato di essere arrivato in Riviera con gli altri giovanissimi e di essersi recato in un locale sulla spiaggia, dove tutti quanti hanno consumato alcolici. A un certo punto, proprio a causa dell'alcol, Butungu si sarebbe addormentato su un lettino e, quindi, non avrebbe saputo nulla dello stupro della 26enne polacca. Per quanto riguarda la violenza sul transessuale peruviano 42enne, invece, il congolese ha detto che stava andando alla stazione di Rimini per prendere il treno e tornare a Pesaro.

Una versione che non convince gli investigatori, anche perché lo stesso 20enne si sarebbe riconosciuto nei video delle telecamere a circuito chiuso che lo riprendono, insieme ai minorenni, lungo le strade di Miramare dopo lo stupro della polacca.

"Tutti e quattro ammettono di aver fatto parte dello stesso gruppo - ha spiegato il Procuratore Paolo Giovagnoli - e si riconoscono nei filmati della videosroveglianza ma, ciascuno, cerca di scaricare la colpa sugli altri. Lo stesso Butungu ha dichiarato di dormire su un lettino durante la violenza e che è stato svegliato solo successivamente".

Nella valigia del congolese, gli investigatori hanno trovato, oltre a un orologio che apparteneva al ragazzo polacco massacrato di botte, anche un telefonino cellulare provento di una rapina che si era consumata sempre in spiaggia poco prima dello stupro della 26enne. Il congolese, messo alle strette, ha dichiarato che entrambi gli oggetti gli erano stati proposti in vendita sulla battigia di Rimini da uno sconosciuto e che lui, in buona fede, li aveva acquistati.

Più loquaci con gli investigatori sono stati i due fratelli marocchini che, per primi, si sono presentati ai carabinieri per accusarsi di aver fatto parte della banda di stupratori. I due, uno dei quali non ha ancora compiuto 14 anni, rigettando con forza le accuse di violenza sessuale hanno scaricato tutta la colpa sul congolese. Insieme al nigeriano 17enne, inoltre, hanno dichiarato che volevano presentarsi ai carabinieri fin dal giorno stesso della violenza ma che, poi, il progetto non era andato in porto e che solo il sabato, dietro le insistenze del padre, erano andati in caserma per vuotare il sacco. Durante la settimana avevano anche cercato di contattare Butungo via messanger ma, il congolese, non aveva mai risposto ne visualizzato il messaggio.

Tutti e quattro, entro mercoledì, verranno ascoltati dal gip per l'udienza di convalida del fermo. I minorenni a Bologna, presso il Tribunale dei Minori, mentre il 20enne a Rimini. Sul fronte delle pene, i più giovani potranno contare subito sullo sconto di un terzo, in quanto minorenni, più un ulteriore terzo se sceglieranno il rito abbreviato. Butungu, invece, rischia oltre 20 anni di carcere se sarà riconosciuto colpevole di rapina aggravata, stupro di gruppo e lesioni aggravate.
 

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