Domenica, 25 Luglio 2021
Cronaca Firenze

Stuprata e segregata per un mese nel pollaio in mezzo ai boschi: l'aguzzino era il cognato

La donna alla fine è riuscita a liberarsi approfittando di un'assenza del cognato e ha denunciato tutto. L'uomo è stato arrestato

foto di repertorio Ansa

Segregata e violentata per un mese, rinchiusa prima in un pollaio e poi in una roulotte in mezzo al bosco vicino santa Rufina (Firenze). L'aguzzino era il cognato, un italiano di 55 anni, che è stato arrestato dopo che lei è riuscita a scappare e a denunciare tutto.

La vicenda risale agli inizi dello scorso settembre. Come ricostruito dagli investigatori, il 55enne, con la complicità del fratello, ha attirato in casa sua, in una località isolata del comune di Rufina, la donna, ex moglie di un altro fratello dal quale si era separata da tempo.

Segregata e violentata per un mese dal cognato

Dopo averla fatta entrata con l'inganno in un capannone adibito a pollaio, il 55enne le ha sottratto la borsa, l'ha picchiata violentemente usando anche un tubo di plastica e l'ha legata a una branda metallica. Rapata a zero, la donna veniva slegata solo un paio di volte al giorno e per pochi minuti, per consentirle di alimentarsi soltanto di acqua e biscotti. L'uomo l'ha inoltre costretta a scrivere una lettera indirizzata all'ex marito per informarlo che si sarebbe trasferita all'estero, così da giustificare la sua irreperibilità, insieme a una delega alla compagna del suo carceriere per utilizzare la carta di pagamento della vittima, che percepisce il reddito di cittadinanza. Dopo alcuni giorni nel pollaio, la donna è stata trasferita in una roulotte, dove, per timore di nuove violenze, è stata costretta a subire rapporti sessuali.

La fuga a piedi nel bosco

A fine settembre, la donna è riuscita a liberarsi. Approfittando dell'assenza del 55enne, la vittima ha trovato il coraggio di scapare. Dopo aver percorso quasi 6 km a piedi nel bosco ha fermato un automobilista di passaggio e ha chiesto aiuto. Ritrovata la libertà, la donna si è quindi rivolta prima ad un’amica e poi ai servizi sociali ed ai carabinieri, ai quali ha denunciato, in lacrime, l'accaduto: per lei è stato subito attivato il Codice Rosa e la collocazione in una struttura protetta.

Le indagini

Le immediate indagini dell’Arma dei carabinieri, coordinate dal pm Beatrice Simona Giunti, hanno consentito di raccogliere "numerosi e concordanti riscontri" alla versione raccontata dalla vittima, di acquisire elementi "fortemente indizianti a carico del suo sequestratore" e di chiarire anche il ruolo avuto nella vicenda dal fratello di quest’ultimo, al momento ritenuto complice del solo sequestro. Resta invece da definire il ruolo della compagna dell’arrestato, che si sarebbe comunque prestata ad utilizzare indebitamente in più occasioni la carta di pagamento della vittima. Il quadro emerso ha così portato all'emissione da parte del gip del tribunale di Firenze, Angela Fantechi, di un'ordinanza che ha disposto la custodia cautelare in carcere per il 55enne, trasferito a Sollicciano, e la sottoposizione all’obbligo di dimora nel comune di residenza per il fratello.

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