Domenica, 24 Ottobre 2021
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Roma, manager accusa Alemanno: "Tangente alla sua segreteria"

Inchiesta su una commessa da 20 milioni di euro per l'acquisto di 45 bus: un imprenditore italiano arrestato con l'accusa di essere stato il mediatore per una tangente da 600mila euro, chiama in causa Alemanno. Il sindaco nega tutto

ROMA -  Edoardo D'Incà Levis, l'imprenditore italiano residente a Praga arrestato circa un mese fa con l'accusa di essere stato il mediatore per la presunta tangente da 600mila euro per una commessa di 45 bus per il Comune di Roma, chiama in causa il sindaco della Capitale, Gianni Alemanno. 

I soldi della tangente "erano destinati alla segreteria di Alemanno", ha detto al gip di Roma, Stefano d'Aprile, durante un interrogatorio avvenuto l'8 gennaio.

L'imprenditore ha detto agli inquirenti che il suo ruolo nella vicenda è stato in sostanza quello di procacciare il denaro in nero attraverso il quale la Breda Menarini, una delle aziende fornitrice dei bus, avrebbe pagato la mazzetta. Circostanza che ha portato in carcere qualche giorno fa Roberto Ceraudo, ex amministratore delegato proprio dell'azienda del gruppo Finmeccanica. 

"Ceraudo - ha detto D'Incà Levis al gip - fece riferimento alla 'segreteria di Alemanno' come destinataria delle risorse finanziarie". Parlando di una "lobby Rome", D'Incà Levis, ora tornato in libertà, afferma, secondo quanto emerge dal verbale di interrogatorio: "Ceraudo mi disse che la politica voleva ancora soldi; non precisò, né io chiesi, se la segreteria di Alemanno fosse destinataria di tutto o di parte delle risorse". 

L'INCHIESTA - L'inchiesta giudiziaria, del pm Paolo Ielo, è quella sfociata nei giorni scorsi nell'arresto di Roberto Ceraudo, ex amministratore delegato di Breda Menarini, una delle società, del gruppo Finmeccanica, fornitrici dei 45 bus del comune di Roma. Per la commessa da 20 milioni di euro di bus, destinati ad essere utilizzati nel cosiddetto "corridoio della mobilità Laurentina", nel 2009 sarebbe stata pagata una tangente frutto del meccanismo delle sovrafatturazioni. Tra gli indagati anche l'ormai ex ad dell'Ente Eur Spa, Riccardo Mancini, ritenuto dall'accusa destinatario di una parte della tangente.

IL PD CHIEDE LE DIMISSIONI DI ALEMANNO - Immediate arrivano le prime reazioni polemiche dal Pd. "Dopo decine e decine di scandali che hanno colpito in questi cinque anni gli uomini vicini al sindaco, ora con le tangenti Atac si arriva addirittura alla segreteria dello stesso Alemanno. E' una questione gravissima il coinvolgimento del sindaco che deve essere immediatamente chiarita. Roma è stufa del malaffare e del malgoverno che da cinque anni regnano sul Campidoglio". E' quanto dichiara il segretario del Pd Roma, Marco Miccoli. E Enzo Foschi, il consigliere del Pd alla Regione: "Il coinvolgimento del sindaco Alemanno nello scandalo delle tangenti Atac porta Roma nel fango. Dopo cinque anni di malaffare ecco il vergognoso epilogo finale. Alemanno spieghi o se ne vada". David Sassoli, europarlamentare Pd e candidato alle primarie del centrosinistra per il Campidoglio: "Non passa giorno senza che la questione morale investa il vertice del Campidoglio. Bisogna fare subito chiarezza su una vicenda che pare abbia visto lo sperpero di ingenti quantità di denaro pubblico. Alemanno dia subito spiegazioni sul presunto coinvolgimento della sua segreteria. E' l'ennesima conferma che a Roma bisogna subito voltare pagina, cosa che per fortuna avverrà alla fine di maggio".

ALEMANNO NEGA TUTTO - Il sindaco di Roma esclude categoricamente "che membri della mia segreteria possano essere tra i destinatari di somme in denaro per questo o per qualsiasi altro affare". "Un oscuro personaggio, durante un interrogatorio con la magistratura, ha insinuato che la mia segreteria sia stata coinvolta in un giro di affari. La sinistra ne ha subito approfittato, senza neppure un minimo di approfondimento, per attaccarmi e chiedere le mie dimissioni - ha scritto Alemanno in una nota - È veramente indegno un comportamento di questo genere, tipico della peggiore politica. Forse in questo modo i politici del Pd cercano di distogliere l'attenzione dallo scandalo del Monte Paschi. Ma i signori Gentiloni e Sassoli non si illudano: non riusciranno a diventare sindaco di Roma con questi metodi. La battaglia per il Campidoglio è appena cominciata e non sarà vinta da una sinistra colpevole di 30 anni di malgoverno che ha lasciato a Roma solo un buco di bilancio di 12 miliardi di euro". (da RomaToday)

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