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Martedì, 25 Gennaio 2022
Corruzione

L'ombra della 'ndrangheta sulle opere pubbliche, 14 arresti in Lombardia

Quattordici persone, tra cui alcuni imprenditori bergamaschi e calabresi, sono finite in manette per un presunto giro di tangenti a Malpensa e nell'acquisizione di sub-appalti di opere pubbliche

Quattordici persone sono state arrestate (11 in carcere e 3 ai domiciliari) per un presunto giro di tangenti a Malpensa e nell'acquisizione di sub-appalti di opere pubbliche in Lombardia.

E' il bilancio dell'operazione "Underground" condotta dai militari della Guardia di Finanza di Milano nell'ambito dell'inchiesta della Dda coordinata dal pm Bruna Albertini e dal procuratore aggiunto Ilda Boccassini. 

Tra le persone finite in manette ci sono alcuni imprenditori bergamaschi e calabresi vicini "ad un contesto criminale di 'ndrangheta". 

Secondo chi indaga, il "dominus" del sistema era un imprenditore bergamasco. La corruzione avveniva attraverso "dazioni di denaro, beni e utilità varie" a favore di "dirigenti e responsabili di cantiere di importanti società appaltatrici" per ottenere da questi ultimi "agevolazioni nell'aggiudicazione dei lavori".

In manette, tra gli altri, è finito anche un dirigente di Nord Ing, società del gruppo Ferrovie Nord Milano

Il manager avrebbe ricevuto tangenti da imprenditori in cambio di commesse per subappalti nella realizzazione del collegamento ferroviario tra il Terminal 1 e il Terminal 2 dell'aeroporto di Malpensa. Gara lanciata da Fnm, vinta da Itinera, società del gruppo Gavio, ma subappaltata anche ad altre aziende. Tutte società che sarebbero state favorite dal manager e che come sottolinea il gip Alessandra Simion nell'ordinanza di custodia cautelare, facevano parte di "un vero e proprio sistema utilizzato per alternarsi nell'esecuzione dei subappalti con una cadenza tendenzialmente biennale".

Dopo la notizia dell'arresto il presidente di Fnm SpA, Andrea Gibelli, si è affrettato a sottolineare che "nessuna società del Gruppo Fnm è coinvolta nell'indagine della Procura di Milano". "Un dipendente di una delle società del Gruppo è interessato dall'indagine a titolo personale", ha detto Gibelli e "non si tratta di un dirigente". 

Un altro personaggio ritenuto cruciale nel sistema è un faccendiere bresciano, "uomo - sottolinea il giudice nell'ordine di arresto - a libro paga degli imprenditori ed in contatto con numerosi esponenti di diverse amministrazioni ed enti pubblici". 

Spesso le sue erano soltanto millanterie, che comunque gli avrebbero permesso di ricevere "somme di denaro a fronte del suo asserito interessamento a livello istituzionale per la risoluzione di loro problemi di varia natura".

E dopo l'ondata di arresti arrivano le prime reazioni politiche: Pietro Foroni, presidente leghista della commissione Attività produttive in Regione Lombardia, ha espresso forte preoccupazione per "l'esistenza di un connubio tra imprenditoria locale e 'ndrangheta. Un'economia sana non può assolutamente prescindere dalla lotta nei confronti di associazioni criminali mafiose e verso tutti i fenomeni di corruzione. Chi in Lombardia si allea con la mafia, oltre che infrangere gravemente la legge, tradisce la Lombardia stessa".

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