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Domenica, 16 Giugno 2024
CASO ILVA

A Taranto è scontro sui dati di mortalità. E la Procura respinge il piano Ilva

Ambientalisti e medici in rivolta contro il ministro Clini che promette querele: "Non c'è causa-effetto tra attività dell'industria e la salute della popolazione". Ma uno studio dimostra che nella zona dell'lva si muore di più

Continua, senza esclusioni di colpi, lo scontro tra ambientalisti e governo. Lo scenario: Taranto, la città dell'Ilva. La questione: i dati sulla mortalità nel città del tacco d'Italia.

Ad aprire la diatriba, mercoledì, la decisione dei Verdi e di Peacelink di rendere pubblici i dati - "risalenti a marzo e "occultati dal ministero della Salute" - dello studio 'Sentieri' dell'Istituto superiore di Sanità secondo il quale, a Taranto, ci sarebbe il 24% in più di mortalità rispetto alla media italiana.

LA REPLICA DI "SENTIERI" - "Come è prassi consueta dell'Istituto, i dati aggiornati del 'Progetto Sentieri' saranno innanzitutto sottoposti ad una rivista scientifica accreditata e dopo la pubblicazione, o quantomeno dopo l'accettazione da parte della rivista stessa, verranno comunicati alle istituzioni locali, alle comunità coinvolte e al pubblico in generale. Sono queste le ragioni che ci hanno indotto a posticipare la presentazione dei dati".

RABBIA CLINI: "QUERELO" - Annunciando querele nei confronti del presidente dei Verdi, Angelo Bonelli, il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, ha spiegato che "nessuno può dire che c'è un rapporto di causa-effetto tra le attività attuali dell'Ilva e lo stato di salute della popolazione di Taranto". Per il ministro "si stanno manipolando con grande spregiudicatezza dati incompleti e si sta creando una pressione su popolazione e autorità competenti".

EPIDEMIOLOGI: "MORTALITA' +27%" - Stando però a quanto denunciato oggi da un gruppo di ricercatori e pubblicato sulla rivista 'Epidemiologia e prevenzione' il tasso di mortalità di Taranto è addirittura maggiore di quello riportato nello studio 'Sentieri': fino al 27% in più della media nazionale vicino agli impianti industriali. E se la mortalità generale, per i maschi, nei quartieri limitrofi agli impianti vede una crescita anche del 27%, quella per i tumori maligni va dal 5% al 42%. E ancora. L'eccesso di mortalità legato alle malattie cardiovascolari, sempre per gli uomini, va dal 10% al 28% e quello a carico dell'apparato respiratorio dall'8% al 64%.

RISCHIO PROSSIMITA' - Andando invece ad analizzare quanto accade nelle zone più vicine alla zona industriale, nei quartieri dei Tamburi e Paolo VI - 'zona Ilva' - ecco che si registra un ecco di ricoveri che dal 20% di Taranto città raggiunge il +400%.

LO STUDIO - Pubblicato sulla rivista dell'Associazione italiana di epidemiologia, lo studio è stato condotto per il Gip del tribunale di Taranto da Francesca Mataloni, Massimo Stafoggia, Ester Alessandrini e Francesco Forastiere del Dipartimento di epidemiologia del Servizio sanitario regionale Lazio; Maria Triassi dell'Università degli Studi di Napoli Federico II; Annibale Biggeri del Dipartimento di statistica G. Parenti, Università degli Studi di Firenze - Unità di biostatistica, Ispo, Firenze.


Le immagini dell'Ilva di Taranto

BONELLI (VERDI): "CLINI SI DIMETTA" - L'ultimo studio ha così ridato forza al presidente dei Verdi, Angelo Bonelli, che anziché fermarsi davanti alla querele promesse da Clini, rilancia: "Il ministro questa volta ha proprio sbagliato". Non solo "confermiamo tutto", ha aggiunto Bonelli, presentando in una conferenza stampa a Montecitorio i dati contenuti dell'indagine Sentieri, ma "rispetto a quanto sta accadendo a Taranto chiediamo le dimissioni del ministro Clini per aver minimizzato il rischio ambientale ed epidemiologico".

Bonelli ha poi annunciato di aver affidato l'incarico al suo legale di denunciare per diffamazione il ministro dell'Ambiente al quale chiede anche un risarcimento danni. "Le dichiarazioni di Clini sono di una gravità inaudita. Non c'è stata nessuna manipolazione. I dati epidemiologici contenuti nello studio Sentieri - controbatte Bonelli - sono stati depositati in Procura a Taranto in sede di incidente probatorio e come scrive il Gip di Taranto nel decreto di sequestro preventivo delle aree dello stabilimento Ilva di Taranto sono 'stati trasmessi ufficialmente in data 8 marzo 2012" al ministero della Salute" e sulla "'loro piena utilizzabilità - scrive il gip - non può sussistere dubbio alcuno".

MARINO (PD): "CHIAREZZA" -  "I dati diffusi in questi giorni sulla mortalità a Taranto delineano i contorni di un'emergenza sanitaria. Dispiace e stupisce che il ministero dell'Ambiente e il ministero della Salute mantengano un atteggiamento burocratico su quanto sta accadendo. Se i dati non sono completi dovrebbe essere primo dovere del Governo fare chiarezza e stimolare la massima trasparenza sulle condizioni di salute di operai, donne, bambini e anziani". Lo sottolinea il sentaore del Pd, Ignazio Marino. "Perchè fino ad ora si è lasciata la magistratura sola, a fare il lavoro che avrebbe dovuto fare la politica".

QUESTIONE ILVA - Intanto monta la polemica a Taranto anche su un altro fronte: quello dell'investimento necessario per portare 'a norma' l'Ilva. Bruno Ferrante, presidente dell'azienda, ha spiegato che "i 400 milioni per il risanamento dell'area" sono "tutti soldi privati" e "un quantitativo enorme di denaro, se paragonato ad altre iniziative come, ad esempio, il piano di rilancio del Sulcis". Un piano "da 350 milioni di euro con le disponibilità della regione Sardegna".

PROCURA: POCHI 400 MILIONI - Ma dalla Procura si dicono assolutamente insoddisfatti del piano di investimento presentato dall'Ilva per mettere in sicurezza l'area a caldo della fabbrica, sequestrata lo scorso 25 luglio.

Da quel che si apprende i custodi giudiziari dell'area hanno consegnato al procuratore una relazione dettagliata e fonti della Procura osservano che il piano presentato dall'Ilva sembra seguire lo stesso schema dei diversi atti di intesa che negli anni passati l'azienda ha sottoscritto con la Regione Puglia, sia con Fitto che con Vendola al governo.

Atti di intesa rimasti progetti che poi non hanno trovato compimento. Di qui appunto il giudizio di insoddisfazione che potrebbe essere formalizzato in un atto della stessa Procura.

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