Lunedì, 18 Ottobre 2021
Inchieste / Firenze

La magistratura mette i sigilli alla Tav. Tra gli accusati l'ex governatrice dell'Umbria

Firenze. Trenta perquisizioni, 31 indagati e il sequestro dei cantieri. Accuse pesantissime: associazione a delinquere, frode in pubbliche forniture, corruzione e lo smaltimento abusivo dei rifiuti

Ci sono le barricate della Val Susa, e più a sud le crepe di via Carracci a Bologna, e sotto ancora le gallerie e i corsi d’acqua secchi del Mugello. Un passo ancora verso il Mediterraneo e la polemica che ruota attorno alla Tav arriva a Firenze. Si chiama passante fiorentino il progetto dell’Alta Velocità pensato per il capoluogo toscano. È detto anche nodo ferroviario e forse, da questa mattina, il sostantivo non è mai stato così azzeccato. Si perché dopo l’intervento della procura di Firenze i lacci si sono stretti all’inverosimile. Un’improvvisa deflagrazione giudiziaria che ha messo nel mirino quei cantieri che stanno costruendo la ‘rotta’ per i treni velocissimi.

ASSOCIAZIONE A DELINQUERE – Pesantissime le ipotesi di reato dell’inchiesta coordinata dai pm Giulio Monferini e Gianni Tei: danni ambientali, associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata in danno di enti pubblici, frode in pubbliche forniture, la corruzione e lo smaltimento abusivo dei rifiuti. Per questo i carabinieri del Ros e gli uomini della Forestale, dando seguito ad un provvedimento firmato dal numero uno della procura fiorentina, Giuseppe Quattrocchi, quest'oggi sono impegnati in una trentina di perquisizioni a Firenze e in diverse città italiane. Compresa la sede di Nodavia, il contraente generale, l’Ati costituita dall’emiliana Coopsette e da Ergon Engineering and Contracting, che nel 2007 vinse la gara d’appalto messa in piedi dal committente, Rfi, per la realizzazione dei lavori.

LORENZETTI – Trentuno in tutto gli indagati, ma il numero delle persone coinvolte potrebbe aumentare fino a 36. Tra i nomi spicca quello di Maria Rita Lorenzetti, ex governatrice dell'Umbria e attuale presidente dell'Italferr, società del Gruppo Ferrovie e supervisore del lavori. Gravi le ipotesi di reato che le contestano i pm. Come si evince dagli atti dell’inchiesta, il presidente di Italferr avrebbe messo “le proprie conoscenze personali, i propri contatti politici e una vasta rete di contatti” a disposizione di alcune ditte appaltatrici “conseguendo altresì incarichi professionali nella ricostruzione del terremoto in Emilia in favore del di lei coniuge”. I magistrati quindi le contestano l’associazione per delinquere, abuso di ufficio, corruzione e traffico di rifiuti.

Illecito smaltimento a cui avrebbero concorso i dirigenti della società vincitrice dell'appalto, la Novadia, della sua socia di maggioranza Coopsette, tecnici di Italferr, componenti e funzionari della commissione di via del ministero dell'Ambiente, dell'autorità di vigilanza delle opere pubbliche e dirigenti dell'unità di missione del ministero delle infrastrutture. La Procura ha fatto sapere che l'urgenza delle operazioni giudiziarie condotta è motivata dal pericolo dell’alterazione dei luoghi e dall’esigenza di una contestualità fra le ispezioni, il sequestro e le perquisizioni. Il tutto anche per evitare conseguenze negative nel caso in cui ci sia un avanzamento nei lavori.

MONNA LISA – Trenta perquisizioni, trentuno indagati. E sequestri, di peso e di stazza. Come la fresa Tbm, Tunnel Boring Machine (detta comunemente “talpa”), la trivella gigantesca montata nel cantiere di Campo di Marte. I tecnici l’hanno soprannominata, omaggiando la città in cui Leonardo dette prova del proprio genio, Monna Lisa. Montata e ferma da mesi in attesa del via libera del ministero dell’Ambiente. Un semaforo verde che metterebbe in moto gli enormi dischi circolari che affetterebbe il sottosuolo di Firenze per far posto a due tunnel studiati per i treni AV. Ferma fino ad oggi. E ferma fin quando la magistratura non avrà fatto chiarezza. Pare infatti che i pm abbiano riscontrato delle irregolarità anche nel bestione di 75 metri predisposto allo scavo. Secondo chi ha condotto le indagini, infatti, la fresa Tbm potrebbe essere stata costruita con materiale scadente, tanto da dubitarne la tenuta dopo la messa in moto. Non solo, la procura avrebbe messo gli occhi anche nell’innesto delle gallerie, quel primo tratto su cui dovrebbe scivolare Monna Lisa. Secondo gli investigatori il costruttore avrebbe utilizzato materiale ignifugo di bassa lega, con gravi problemi per la sicurezza.

FANGHI - Da una parte quindi i pm contemplano l’ipotesi di illecito di smaltimento dei fanghi; dall’altro la scarsa sicurezza dei materiali e dei macchinari. Per quanto concerne lo sversamento dei fanghi, la ditta appaltante, Italfer e Rfi, considerano – come scritto negli atti –  “le condizioni, i limiti e le procedure previste dalla legge un mero ostacolo da superare ad ogni costo e non già un presidio di legalità e di tutela della salute pubblica e dei conti pubblici”. Agli oltre 30 indagati la procura imputa una gestione abusiva dei fanghi già prodotti – o che sarebbero stati prodotti una volta avviata l'opera di scavo della talpa – condotta con “artata predisposizione di documenti tecnici e amministrativi”. E nell’inchiesta c’è spazio per un terzo filone di indagini. Gli investigatori infatti contestano anche uno scarso monitoraggio dei lavori dell’opera. Ci sarebbero infatti delle crepe in una scuola media limitrofa ai cantieri che potrebbe mettere a rischio studenti e professori.

Da qui in poi per procedere è necessario fare un passo indietro. Cos’è il nodo ferroviario della Tav a Firenze?  Tre opere: i tunnel del sottoattraversamento, la stazione per i treni AV progettata da Norman Foster ed infine lo ‘scavalco’ ferroviario per rimuovere quell’interferenza storica tra convogli regionali e veloci. Il tutto, come sottolineato dal Comitato di garanzia per l’informazione e la comunicazione del Passante ferroviario, per un totale di 1,5 miliardi di euro. Anche se “sulla base dei dati disponibili relativi alle altre tratte –  spiega il “No Tav” Maurizio De Zordo – abbiamo stimato che le cifre nel tempo potrebbero lievitare anche a tre miliardi di euro”. Il conto, sui dati dell’esperienza, è presto fatto: la tratta Roma-Napoli è passata dai 2,09 miliardi di euro, previsti dalla convenzione del 1991, ai 4.463,9 milioni dell’ottobre del 2007; la Bologna-Firenze da 1,05 miliardi di euro dell’ottobre del 1991 ai 4,18 del luglio del 2007. E se per lo ‘scavalco’ è già stato tagliato il nastro, i tunnel e la stazione Foster sono, da anni, ai blocchi di partenza.

I TUNNEL – Quasi sei chilometri nel sottosuolo fiorentino, da Campo di Marte a Rifredi. Due tunnel con un diametro di 9,8 metri distanziati 20 metri l’uno dall’altro. Prima un tunnel, 7-8 mesi tra manutenzione e ri-assemblaggio, poi, la talpa, stando ai progetti, avrebbe dovuto riprendere a macinare terreno per il secondo foro. Il tutto entro il 2015.

STAZIONE FOSTERSi tratta di un parallelepipedo scavato nell’area conosciuta a Firenze come gli ex Macelli, quel pezzo di terra che si sviluppa su una superficie di oltre 45mila metri quadri, perimetrato da via Circondaria, via del Romito, viale Belfiore e viale Redi. In mezzo, a due passi dalla stazione di Rifredi, un cassettone (o ‘camerone’) lungo 450 metri, largo 50 e profondo 25. I lavori per l’edificazione di quest’opera faraonica, che costerà circa 350 milioni di euro, sono iniziati nel 2010. In circa due anni sono state ultimate le paratie laterali del camerone vero e proprio. Un contorno in cemento che non si vede, se non per qualche metro stile cordolo, ma c’è. Gli oltre 350 diaframmi ci sono; il tempo, o meglio lo scavo, ne rivelerà l’esistenza. Si perché per la Foster Rfi e Novadia, hanno scelto una metodologia di lavoro innovativa, la cosiddetta ‘top-down’. Fatti i diaframmi, tolti i primi 5 metri di terreno – sverzato interamente in discarica – la palla è passata alle trivelle: 491 in tutto i pali di cemento armato che andranno a dare forza alle fondamenta. Fori dal metro ai due metri di diametro, fondi 50 metri.

In 250 di questi verranno calate delle colonne di sostegno in acciaio, con tanto di spunzoni e alette per aggrapparle meglio al terreno. Poi saranno posizionate le travi a ventaglio che se da una parte sorreggeranno le pareti ai lati, dall’altra sono state pensate da Foster per far arrivare la luce alle banchine inferiori. A ventaglio, indirizzate cioè su un unico vertice per creare quell’effetto buco che agevolerà il cammino dei raggi solari. Il tutto grazie ad una copertura vetrata avveniristica, l’unica parte della struttura esterna e visibile (alta nel suo punto massimo 18 metri). Un tetto in vetro che conterrà gli spazi per le attività commerciali previste al piano zero; un mezzanino, il piano -1, adibito a funzioni connettive e di movimento, con tanto di ascensori e scale mobili; ed infine le banchine dei treni, la stazione vera e propria, più bassa di circa 22 metri la superficie.

Un’opera che Ivan Cicconi, direttore dell’Istituto per la trasparenza degli appalti e la compatibilità ambiente, ha sempre definito come “una follia”“In nessun altro Paese – ha sempre sostenuto Cicconi – è stata pensata una stazione appositamente per l’Alta velocità. È una follia, sia dal punto di vista economico, sia da quello tecnico. Sarà necessario, ad esempio, collegare la Foster a Santa Maria Novella per permettere ai passeggeri di non perdere eventuali coincidenze”.

TERRE DI SCAVO – Due tunnel, una stazione posta a trenta metri sotto la superficie. Da qui il problema dello sversamento delle terre. Partendo da un presupposto: rifiuti o materiali di scavo? La questione dello smarino è complicata per quanto tecnica. Fino ad ottobre le terra ‘ingollata’ dalla frese Tbm era da considerarsi rifiuto speciale. A dirlo era il Decreto legislativo 152/06 negli articoli 184, 185, 186, in cui si considerano rifiuti speciali, e quindi da depositare in discarica, tutte quelle terre 'contaminate' durante le operazioni di scavo. Per questo da Firenze fino ad oggi il tolto dal sottosuolo è stato spostato solo attraverso gomma. Con i camion diretti in un ventaglio di discariche del centro Italia. UNO LO ABBIAMO SEGUITO. DA FIRENZE ARRIVO’ IN UNA DISCARICA IN LOCALITA’ SELVOTTA, A DUE PASSI DA ROMA

Era, non lo è più. Fino ad ottobre i materiali scavati con questa metodologia erano considerati rifiuti. La nuova legge (il Dm 10 agosto 2012, n. 161, in vigore da sabato 6 ottobre), allarga le maglie della ‘filiera’ ma ha bisogno di un passaggio chiave sull’asse azienda – ministero. Chi lavora deve presentare il piano di utilizzo delle terre al ministero. Il ministero a sua volta ha 90 giorni per approvarlo. Per questo l’otto di ottobre, prima che la magistratura mettesse i sigilli, Nodavia e Rfi avevano presentato al ministero un nuovo piano di utilizzo delle terre di scavo.

CAVRIGLIA – Per far cosa? Trasferire quella montagna di smarino (terre e rocce di scavo), via treno, da cantiere a cantiere, in un piccolo comune della provincia di Arezzo, Cavriglia. Quasi tre milioni di metri cubi di materiali indirizzati nell’ex cava di Santa Barbara per la realizzazione di due colline artificiali, come è previsto dal progetto di riqualificazione dell’area firmato da Enel. Due montagnole ‘pesanti’ quasi tre milioni di metri cubi di smarino (per l’esattezza 2.850.000). L’intero pacchetto del passante fiorentino, tunnel e stazione, non sarebbe altro che il serbatoio del progetto ambientale con cui Enel vorrebbe ‘risarcire’ il parco di Cavriglia. Tutto dentro le rotaie della ferrovia che lega Firenze con Arezzo. Ma a Cavriglia ancora non hanno visto un treno. Da qui tutti problemi e le domande sempre più pressanti dei No Tav fiorentini: “Come possono considerarsi sottoprodotti, e quindi utilizzabili in progetti di riqualificazione, terre che fino ad ottobre erano da considerarsi rifiuti”.

RIFIUTI NELLA FALDA ACQUIFERA –  Ed in questo senso si è mossa anche l’Arpat, Agenzia regionale per la protezione ambientale della toscana, e la Forestale. A quanto fatto sapere infattio il fascicolo è stato aperto nel 2010 grazie ad alcuni accertamenti del Corpo forestale dello Stato che “ha fatto emergere – come fanno sapere i vertici della Forestale – un consistente traffico di rifiuti speciali, smaltiti illegalmente, nonché la truffa ai danni della Rfi”. E nello sfondo si “configura anche l'ipotesi di infiltrazioni mafiose”. Secondo l'accusa, “migliaia di tonnellate di rifiuti sarebbero state smaltite abusivamente. La Rete Ferroviaria Italiana pagava gli elevati costi di smaltimento alle ditte, ma in realtà i rifiuti non seguivano la corretta procedura prevista dalla normativa vigente, creando quindi, un indebito profitto a favore delle varie ditte interessate”. I fanghi “venivano poi scaricati direttamente nella falda acquifera nelle vicinanze dei lavori con il rischio di contaminazione della stessa e del suolo”.

NO TAV“Ci hanno sempre trattato come visionari, ora finalmente facciamo chiarezza”, ha affermato nel pomeriggio Ornella De Zordo, capogruppo a Palazzo Vecchio della lista di cittadinanza perUnaltracittà e volto storica della battaglia contro il passante fiorentino. Da qui alla richiesta politica: “Fermare tutti i cantieri dell'Alta velocità a Firenze, compreso quello della stazione Foster. E' semplicemente questa la prima cosa da fare dopo l'apertura dell'inchiesta della Procura che ha portato al sequestro del cantiere di Campo di Marte e dell'ormai mitica fresa Monna Lisa. Allo stesso tempo vanno finalmente fatte tutte le verifiche, anche in sede amministrativa: tutti gli allarmi sulle irregolarità che sono stati più volte avanzati non hanno mai avuto un serio ascolto nelle istituzioni”. “Era solo l'estate scorsa – accusa De Zordo – quando perUnaltracittà rese pubblica la missiva riservata con la quale proprio Nodavia, il general contractor del sottoattraversamento dell'Alta velocità fiorentina, annunciava che nonostante ancora non siano partiti i lavori degli interventi maggiormente complessi e impattanti, il costo dell'intervento è già passato da 694 milioni iniziali a oltre 890 milioni, con un incremento di 200 milioni, quasi il 30%”.

ASOR ROSA - Alle parole di Ornella De Zordo si sono affiancate quelle del comitato No Tunnel Tav: l’inchiesta della procura “è una bella notizia – dicono – ma ora occorre fermare i lavori”. “Da mesi, da anni – continuano – denunciamo i problemi, le contraddizioni e le irregolarità di questo assurdo progetto di sottoattraversamento TAV della città, un’opera che abbiamo sempre definito inutile, dannosa e fonte di grande spreco di denaro pubblico. Un’opera che rappresenta solo un affare per grandi imprese e grandi cooperative di costruzioni, una potente lobby del cemento, trasversale agli schieramenti di centrodestra e centrosinistra, a Pdl e Pd, mentre in piena crisi vengono tagliati servizi sociali basilari per i cittadini”. Alle richieste dei comitati si è allineato anche Alberto Asor Rosa, per la Rete dei Comitati per la difesa del territorio: il “cantiere inutile e dannoso va fermato".

MINISTERO – Ed in giornata è arrivata anche la presa di posizione del Mit: “Il ministero delle Infrastrutture e Trasporti auspica che sia fatta al più presto chiarezza sulla vicenda della Tav di Firenze, un’opera strategica a livello territoriale e nazionale. Il dicastero di Porta Pia ha avviato un'indagine interna e sta collaborando con massima trasparenza e disponibilità con gli inquirenti”.

FS PARTE LESA - E nel pomeriggio Fs ha fatto sapere di aver già avviato “un’inchiesta interna”. Fs aggiunge poi che “sarà rivolta istanza alla Procura della Repubblica per una valutazione congiunta volta ad individuare gli adempimenti necessari per una pronta ripresa dei lavori dell'opera che, come noto, è di rilevante interesse nazionale”. “Fs Italiane – continuano – comunicano che sarà assicurata la massima collaborazione e trasparenza da parte di tutte le società del Gruppo, anche in considerazione del coinvolgimento della controllata Italferr come parte lesa”.

LORENZETTI 2 - Ed in serata sono arrivate anche le parole di Maria Rita Lorenzetti. In una dichiarazione all’Ansa tramite il suo legale, l’avvocato Luciano Ghirga, l’ex presidente della Regione Umbria, ribadisce “la propria totale estraneità a tutti i fatti ipotizzati nei suoi confronti”. Lorenzetti esprime inoltre “il proprio sconcerto per questa vicenda processuale che la vede coinvolta”. La presidente di Italferr ha poi reso noto di avere ricevuto oggi una informazione di garanzia alla quale ha fatto seguito una perquisizione domiciliare. “Che si è svolta – sottolinea la Lorenzetti – in assoluta trasparenza e serenità”.

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