L'Aquila, a 10 anni dal terremoto ricostruita soltanto una scuola

Da quel maledetto 6 aprile 2009 sono passati 10 anni, ma le scuole dell'Aquila, a parte qualche eccezione, sono scheletri di cemento, mentre migliaia di bambini sono ancora costretti a seguire le lezioni nei container

L'Aquila 2009-2019: il fotoconfronto (FOTO ANSA)

Dieci anni. Dieci lunghi anni da quel terribile 6 aprile del 2009, quando alle ore 3.32 di notte una violenta scossa di terremoto stravolse L'Aquila, distruggendo case e palazzi, uccidendo più di 300 persone e ferendone oltre mille, senza contare tutti quelli che dopo quel sisma si sono trovati senza un tetto sopra la testa. Da quel maledetto giorno sono passati 10 anni esatti, eppure per alcune cose sembra essere ancora all'anno 'zero'. La principale di queste è la ricostruzione delle scuole: durante l'ultimo decennio l'unica scuola pubblica ad essere stata ricostruita è la primaria Mariele Ventre nel quartiere periferico di Pettino, mentre gli unici istituti ricostruiti in centro sono privati. Per quanto riguarda le altre scuole restano soltanto gli edifici abbandonati dopo il sisma, scheletri di cemento che ricordano quella notte da incubo e conservano ancora pagelle, registri e documenti, rimasti lì sotto la polvere e le pietre in un silenzio spettrale.

Le eccezioni ci sono, ma sono poche e piccole. Parliamo della scuola ricostruita nella frazione dell'Aquila Roio e di un'altra realizzata nel 2009, meno di 3 mesi prima del terremoto, la Cittadella Scolastica antisismica e a impatto zero del comune di San Demetrio, a 15 km dall'Aquila.

Togliendo queste singolarità, sono migliaia i bambini delle scuole pubbliche de L'Aquila che da 10 anni fanno lezione nei cosiddetti Musp, i Moduli ad Uso Scolastico Provvisorio consegnati nel settembre 2009 per fare fronte all’emergenza. Ma il problema non è certo la mancanza di fondi: per gli istituti scolastici sono disponibili da anni almeno 44 milioni di euro.

Ricostruzione delle scuole: i fondi non mancano

Una situazione paradossale, come confermato all'Ansa da Massimo Prosperococco, portavoce del Comitato Scuole Sicure L’Aquila: ''Il problema non è di mancanza di fondi ma di carattere amministrativo e politico. Purtroppo non c’è neanche un dibattito su dove ricostruire le scuole. Sono stati proposti tanti luoghi, dalla ex Caserma Rossi all’ex Ospedale di Collemaggio, ma finora nulla di concreto. Solo per fare un esempio, la vita di mio figlio è stata quella di tanti studenti terremotati: aveva 9 anni nel 2009, ha fatto le medie in una scuola che non aveva indici di vulnerabilità misurati, ha frequentato le superiori in un liceo con bassi indici di vulnerabilità, ora finalmente è iscritto all’Università. Purtroppo, come quasi tutti gli studenti, anche se non è successo nulla, non ha mai frequentato una scuola davvero sicura''. 

Sui tempi di ricostruzione, già abbastanza dilatati, Prosperococco rivela che c'è ancora da aspettare: ''I tempi tecnici della ricostruzione di una scuola, salvo imprevisti e ricorsi che spesso allungano le previsioni, sono di circa 4 anni: uno di progettazione e tre di realizzazione. Noi ancora siamo in una fase molto lontana dalla progettazione. Se tutto fila lascio potremo vedere la realizzazione di una scuola superiore fra otto anni''.

''C'è un gioco al rimpiattino''

Sull'argomento ha parlato anche Silvia Frezza della Commissione Oltre il Musp: ''C'è un gioco a rimpiattino e non abbiamo una risposta. Noi pensiamo sia una manifesta incompetenza ad agire. Il sindaco ci ha detto che questa task force da lui tanto voluta in campagna elettorale era stata ridotta a 2-3 persone causa trasferimenti, maternità e altre ragioni. Quindi manca personale, lo ha detto il sindaco''.

Ma stare nei Musp non è certo confortevole, anzi, secondo gli ultimi report queste strutture temporanee sono piene di infiltrazioni, hanno le fogne ostruite e i tetti danneggiati dalla neve: ''Da 10 anni – prosegue Frezza - lavoriamo nelle lamiere. Perché se elegantemente sono chiamati Musp, sono pur sempre container. Sono lamiere che non offrono spazi adeguati: non ci sono laboratori, molti non hanno le palestre. I bambini, in questi casi, o non fanno educazione motoria o la fanno negli atri, a nostro rischio e pericolo. Quest’anno, ma solo per una scuola, abbiamo ottenuto di poter trasferire i bambini da un Musp all’altro per le ore di ginnastica. Ci sono bambini e ragazzi, quindi, che non hanno mai conosciuto una scuola vera, oltre che una città vera. E’ vero che la ricostruzione privata sta andando avanti, è vero che la città con i suoi palazzi sta tornando, ma non c’è la città vera. Mancano biblioteche, spazi di incontro per i giovani''.

L'Aquila, il progetto per le scuole

Ma esiste un piano per le scuole? Lo scorso novembre il sindaco Biondi, in carico dal 2017, ha approvato il nuovo Piano di riassetto scolastico, con cui si è scelto di realizzare dei poli nelle aree est e ovest del territorio, bandendo due concorsi di progettazione. Eppure, come confermato dallo stesso primo cittadino, non sono mancati gli intoppi: ''Abbiamo compensato lacune legate a una programmazione obsoleta. Su un istituto, ad esempio, è stato necessario ripartire da zero perché la progettazione delle aule era sottodimensionata e non prevedeva spazi per le lezioni di musica nonostante la scuola abbia un indirizzo musicale''. La giunta Biondi prevede inoltre che alcune scuole tornino in centro storico o in aree vicinissime al cuore della città. Tutti buoni propositi, ma nel giorno in cui si fanno i bilanci a 10 anni dal sisma, l'ombra peggiore sull'Aquila rimane le mancata ricostruzione delle scuole, luogo di insegnamento dove si costituiscono gli uomini e le donne di domani. Il nostro futuro insomma.

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