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Sabato, 4 Febbraio 2023

Terremoto, il censimento dei crolli: una casa su due non può essere abitata

Stando alle stime dell'Anci, le case a rischio dopo i due terremoti sono circa 300mila e, ammette il capo della Protezione Civile, "possiamo dire che circa la metà sono lesionate"

Dopo i terremoti che hanno sconvolto l'Appennino centrale, un pezzo d'Italia continua ad essere inagibile, in quel cratere di quasi "mille chilometri quadrati", a cavallo di quattro regioni, dove una casa su due non può essere abitata. Lo rivela Repubblica, che riporta le dichiarazioni del capo della Protezione civile, Fabrizio Curcio: "Fuori da quella zona, nel resto d'Italia, non c'è una percezione di ciò che sta accadendo. 55mila scosse, di cui 9 superiori al grado 5 di magnitudo, compresa quella di 6.5, che è stata la più alta da 37 anni, hanno creato danni superiori a tutti i sismi recenti".

Secondo gli ultimi dati della Protezione civile,  i centri più colpiti dal sisma sono 131, di cui 52 con zone rosse, completamente o parzialmente inaccessibili. Un terzo del totale, rileva Repubblica.  Stando alle stime dell'Anci, le case a rischio dopo i due terremoti sono circa 300mila e, ammette Curcio, "possiamo dire che circa la metà sono lesionate": 150mila.

A un terzo del lavoro, le case agibili sono 47.105; sono invece 32.150 quelle completamente inagibili e 12.332 quelle che al momento non possono essere abitate perché hanno bisogno di lavori o per "motivi esterni": per esempio la casa accanto che rischia di crollare o la strada che non è in sicurezza.
"Le case verificate a oggi con sforzi immani - spiega ancora Curcio - sono poco più di centomila. Sono numeri mai visti. A L'Aquila i controlli erano stati 75mila, nel terremoto del Veneto-Emilia Romagna ci eravamo fermati a 42mila". 

I terremotati sono almeno centomila. 11.835 vivono grazie all'assistenza della Protezine civile, quasi tutti in alberghi sulla costa. C'è anche lotta per rimanere. I dati della Protezione civile dicono che ha l'89 per cento di case fuori uso, "eppure siamo strozzati dalla burocrazia: per sistemare i nostri commercianti abbiamo dovuto aspettare quattro mesi e due decreti, tutto è rallentato, le istituzioni ci devono chiarire se siamo in emergenza oppure no", dice Alessandro Gentilucci, sindaco di Pieve Torina. 

A sei mesi dal terremoto, ad Amatrice sono arrivate pochissime "casette", mentre Marche e Umbria sono praticamente a zero. "La situazione è tragica e lo Stato è cieco e sordo", dice il presidente della provincia di Macerata, Antonio Pettinari. "Dove sono le casette?" si chiede. "L'iter non è immediato", replica Curcio. "Bisogna verificare l'esatto fabbisogno e poi individuare le aree. A quel punto, nel giro di pochissimo le casette arrivano". È necessario però aspettare l'esito dei sopralluoghi e indire bandi e gare che spesso vanno deserti.

Fonte: La Repubblica →
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