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Lunedì, 24 Giugno 2024
TERREMOTO

I capannoni crollano e gli operai muoiono: 10 nuove vittime

Le persone morte per i crolli delle fabbriche modenesi sono 10 e si aggiungono alle 4 vittime di una settimana fa. Polemiche sulle strutture dichiarate agibili

La terra trema e inghiotte senza pietà le persone che lavorano. Delle 16 vittime causate dal sisma di ieri, ben dieci sono morte mentre stavano lavorando, seppellite dalle macerie dei capannoni sgretolati dalla potenza del terremoto. Stabilimenti dichiarati agibili nonostante lo sciame sismico insistente derivato dal terremoto di dieci giorni fa, sempre nelle stesse zone della provincia di Modena.

In paesi come Finale Emilia, San Felice sul Panaro, Mirandola, Medolla, Cavezzo, le campagne verdi si alternano agli stabilimenti industriali, soprattutto quelli del comparto biomedico, fiore all'occhiello della Bassa emiliana. In alcuni di essi, ieri, la violenza del sisma ha seppellito la vita, le speranze e l'operosità di dieci operai. Come se questa volta il terremoto avesse aspettato che tutti fossero al lavoro.

Terremoto del 29 maggio. Crolli a Mirandola | Foto Bisaglia



LE VITTIME - Gianni Bignardi, 62 anni, ingegnere di Mirandola, Kumar Pawan, 27 anni, operaio, Mohammad Azaar, 46 anni, caporeparto: sono morti nel crollo della Meta, industria metalmeccanica dove lavoravano insieme indiani sikh, marocchini e italiani. Bignardi stava eseguendo controlli di stabilità per capire se il capannone, dichiarato agibile, potesse sopportare ancora quello sciame sismico che dal 20 maggio non lascia in pace questa terra. Alle 9 del mattino, quando è arrivata la scossa potente, tutti hanno cercato di fuggire. Secondi di terrore, 10, 15 che sono sembrati un'eternità ma troppo brevi per consentire la fuga di Kumar, Gianni e Mohammad. E così sono morti, schiacciati dalle grandi travi mentre la terra tremava ancora. Non hanno probabilmente avuto nemmeno il tempo di avere paura.

Terremoto a Medolla (Modena) | FOTO GIAMPIETRO BISAGLIA



"La voglia di tutti gli abitanti di San Felice sul Panaro era quella di ricominciare ma per ora questa voglia è soffocata dalla paura, dalle poche sicurezza che abbiamo, dalle scosse che ci logorano - ha detto il sindaco di San Felice Alberto Silvestri -, ma se ritroveremo la tranquillità allora potremo farcela".

Anche a Medolla sono morti tre operai, che stavano lavorando nella Haemotronic, e tre sono i morti alla Bbg di San Giacomo Roncole, a Mirandola e una donna in un mobilificio di Cavezzo. Qui il capannone si è piegato su se stesso, dopo che la terra ha tremato per 15 secondi. Anche in questo caso, queste persone lavoravano perché attraverso il lavoro speravano di sconfiggere il terremoto e la sua forza imprevedibile e devastante. "Volevano reagire", ha detto il sindaco Silvestri. "Questa volta ci ha colpito mentre tentavamo di riprenderci", gli ha fatto eco il sindaco di Finale Fernando Ferioli. Si stava facendo sera, a San Felice, e la terra continuava a tremare e a scuotere uomini e case. E nel silenzio si avvertiva il cigolio delle strutture distrutte.



"Non è giusto - ha detto un amico di Kumar, sikh come lui -, è tornato a lavorare perché sapeva che se non lo faceva perdeva il posto e ha due figli piccoli, davvero non poteva permetterselo. Ma il padrone aveva detto che era tutto sicuro. Tutta la comunità pregherà per lui e per i suoi compagni di lavoro". "E adesso come faremo?" dice tra le lacrime un amico di Mohammad, che nella fabbrica distrutta vede l'addio ad un amico "che era un fratello" ma anche la fine di un lavoro che gli consentiva indipendenza. Come faremo: è questa la domanda che tutti si fanno nella bella, operosa, squassata Bassa. Qualcuno saprà dare una risposta? 


 

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