rotate-mobile
Sabato, 15 Giugno 2024
Terremoto e polemiche

Caos terremoti: Ue contro l'Italia, Protezione civile contro gli aquilani

Post sisma: due giorni di polemiche. L'antitrust di Bruxelles: soldi oltre il danno realmente subito. Gabrielli: "Il territorio emiliano ha reagito molto meglio di quello abruzzese". E la gente dell'Aquila si infuria

Non accennano a placarsi le polemiche sulla gestione 'italiana' del post terremoto. Al centro, il sisma dell'Emila e quello dell'Aquila. I due 'casus belli': l'Unione Europea, che ha messo sotto inchiesta l'Italia con l'accusa di aver risarcito le vittime del sisma con cifre che hanno superato quelle del reale danno; il capo della Protezione civile, Franco Gabrielli, che per difendere l'operato di chi è da tre anni alle prese con la ricostruzione de L'Aquila attacca la gente abruzzese: "Gli emiliani hanno reagito meglio degli aquilani". Questo il senso delle sue parole a Radio Capital. E, in entrambi i casi, ecco le inevitabili polemiche.

UE CONTRO L'ITALIA. L'Antitrust europeo ha avviato una "indagine approfondita" sull'Italia, volta a determinare se le misure di agevolazione fiscale e di riduzione degli oneri sociali a favore delle imprese delle aree terremotate o alluvionate siano conformi alle normative sugli aiuti di Stato dell'Ue. Nel mirino innanzitutto una serie di normative introdotte dalla penisola nel 2002-2003 che "lo Stato italiano non ha notificato alla Commissione", recita un comunicato, e in questo modo "è quindi venuto meno agli obblighi previsti dal trattato sul funzionamento dell'Unione europea".

"La Commissione - si legge - teme che le agevolazioni concesse non si limitino a compensare il danno realmente subito". Dal comunicato emerge che a far saltare la pulce all'orecchio di Bruxelles è stata "nel 2011 una richiesta di informazioni proveniente da un tribunale italiano che ha attirato l'attenzione sull'esistenza dal 2002 in Italia di una serie di riduzioni delle imposte e dei contributi previdenziali e assicurativi obbligatori a favore delle imprese delle zone colpite da calamità naturali". Una cosa non da poco, insomma, e che coinvolge i vertici 'commissariali' del nostro paese. Soprattutto il duo Berlusconi (come capo di governo) - Bertolaso (come capo della Protezione civile).

GABRIELLI CONTRO GLI AQUILANI. L'inchiesta di Bruxelles viene annunciata all'indomani delle polemiche scoppiate in Italia sulla ricostruzione delle zone terremotate. Ieri, il Capo della protezione civile, Franco Gabrielli, intervistato da Radio Capital ha risposto così al sindaco dell'Aquila Massimo Cialente che si è lamentato del fatto che sulla ricostruzione nella sua città colpita dal sisma sia ancora tutto fermo: "Ci sono molte cause - ha detto Gabrielli - ma anche il territorio ha le sue responsabilità. Io ho visto un territorio, quello emiliano, molto diverso dalla mia esperienza aquilana. E' sempre facile dare le responsabilità ad altri, a chi sta fuori".

"C'è in alcune comunità un attivismo, una voglia di fare, che sono insiti. La differenza, storicamente, in Italia, - ha aggiunto il capo della protezione civile - non la fa la quantità di denaro destinato agli aiuti ma la capacità di progettualità di ogni singolo territorio. E gli emiliani hanno reagito meglio".

RABBIA AQUILANA. Per far capire il clima che da ieri si respira tra le macerie della città abruzzese, ecco la risposta del comitato 3e32, giovani cittadini che dal giorno stesso del terremoto si sono rimboccati le maniche per non lasciare che L'Aquila fosse abbandonata al suo triste destino di 'ex' città: "Ci chiediamo con che coraggio Gabrielli si permetta ancora di dare simili giudizi su L’Aquila. Noi non abbiamo dimenticato il ruolo che ha svolto l’attuale capo della Protezione Civile nell’immediata emergenza. Gabrielli non solo era vice-commissario (vice di Bertolaso), ma era anche prefetto, con il compito specifico di vigilare sulle possibili infiltrazioni e speculazioni da parte della criminalità organizzata e delle “cricche” nella ricostruzione".

La difesa dell'Aquila e della sua gente si trasforma, così, in un attacco a chi, all'epoca, non era altrove ma rivestiva il ruolo non secondario di prefetto della città: "Nella ricostruzione" continuano dal 3e32 "infiltrazioni e speculazioni, come ci dicono le indagini della magistratura, sono avvenute indisturbate; anzi, peggio, alcune di queste “cricche” sono state favorite dagli stessi vertici della Protezione Civile, gli stessi (a parte Bertolaso) che sono ancora lì a ricoprire i propri incarichi, nonostante lo sperpero di fondi, le irregolarità nel piano c.a.s.e., le indagini sulla commissione grandi rischi, ecc.. Possibile che Gabrielli, che condivideva il comando della gestione del post-emergenza insieme a Bertolaso, non si sia accorto di nulla?".

Quindi la risposta diretta all'affermazione di Gabrielli che ha affermato come a L'Aquila "non c’è stato “attivismo” o “voglia di fare”.

"Se questa affermazione è in parte vera, ciò è dovuto al fatto che la Protezione Civile ha represso e ostacolato, fin dai primi giorni delle tendopoli, ogni forma di  volontà di partecipazione attiva, auto-organizzazione e dissenso da parte della popolazione. Fin dall’inizio questo tipo di gestione ha trasmesso il messaggio di “stare seduti e buoni” ad aspettare “il miracolo”, di non disturbare o criticare i nostri “salvatori”; mentre nel frattempo qualcuno era già al lavoro per riuscire attraverso il piano c.a.s.e., il g8, i puntellamenti, a fare affari sulla nostra pelle". Infine, una domanda all'ex prefetto della città: "Dov’eri Gabrielli? Cosa facevi invece di controllare e vigilare?".

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Caos terremoti: Ue contro l'Italia, Protezione civile contro gli aquilani

Today è in caricamento