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Lunedì, 6 Dicembre 2021
CRONACA

Concordia, testimone in lacrime: "Costretta a dire di tornare nelle cabine"

In aula a Grosseto una teste in lacrime ripercorre i minuti seguenti il naufragio: l'assistente Jacqueline Quine racconta che le fu ordinato di dire ai passeggeri che "c'era un black out, ma le persone erano agitate e volevano salire sulle scialuppe"

GROSSETO - Le fu ordinato di dire ai passeggeri che «era tutto sotto controllo», e poi che «c’era un black out» e che «dovevano tornare nelle cabine». Peccato che «le persone erano agitate e volevano salire sulle scialuppe. Però non avevamo un ordine del comando» in tal senso.

IL PROCESSO A GROSSETO - Così, stamanttina a Grosseto, piangendo più volte, la peruviana Jacqueline Elizabeth Abad Quine, assistente del direttore di crociera della Costa Concordia, ricostruisce il naufragio al Giglio. La testimone è la stessa visibile nei video girati dai passeggeri radunati nell’area muster station dopo l’urto della nave e il blackout che fece accendere le luci di emergenza.

«Il mio compito era calmare i passeggeri e di avviarli all’imbarco», spiega la teste. «Chiamavo il mio capo, il direttore di crociera Francesco Raccomandato, che mi rispose: l’equipaggio sta spaventando i passeggeri. Dì all’equipaggio che si deve tornare nelle cabine». Poi «feci il mio primo annuncio ai passeggeri in italiano, inglese e spagnolo». Sempre Jacqueline Abad ricorda, tra l’altro, che «c’erano bambini abbracciati ai genitori, due bimbi si erano persi e col mio staff li cercavamo». E mentre piange spiega: «Rivivere tutto daccapo è veramente pesante».

Il recupero della Costa Concordia

«I passeggeri volevano salire sulle lance, spingevano per andare via, ma noi non avevamo ordine del comando e non potevamo farli salire sulle scialuppe»: è una parte della ricostruzione di Jacqueline Elisabeth Abad Quine, assistente del direttore di crociera della Costa Concordia, come teste al processo per il naufragio. Il pm Stefano Pizza ha mostrato un video dove si vide la testimone dire ai passeggeri confluiti nella muster station: «Abbiamo un problema elettrico, appena sarà risolto, tutto tornerà a posto. Per questo abbiamo le luci di emergenza è tutto sotto controllo».

L’ordine di abbandono della nave, ricorda ancora la teste, «fu dato dal comandante in seconda Bosio: abbandonare la nave e stare calmi, disse in italiano e inglese». «I passeggeri urlavano, volevano imbarcarsi subito». La testimone ricorda anche, nelle fasi dell’abbandono, di una «zattera gonfiabile che l’equipaggio non apriva perché, mi dicevano, che aspettavano l’ordine del comando, che telefonavano ma non rispondeva nessuno dal ponte di comando». Poi Jacqueline ricorda di aver contribuito a formare «la catena umana» e di essere salita su una lancia «con 150 persone, tutte le lance erano strapiene». «Quando la mia lancia è arrivata, ho visto la nave che si ribaltava, ho avuto tanta paura, io ero salva ma pensavo a chi era a bordo». «Io sono devota al Signore della Misericordia e gli ho detto: “Adesso vieni te. E mi dici cosa fare. Non so cosa fare, adesso vieni te e mi dici cosa fare per aiutare tutti questi passeggeri”.

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