Martedì, 21 Settembre 2021
Cronaca

Ultras laziali a Varsavia, parla chi c'era: "Polizia arrogante e provocatoria"

La verità di uno dei tifosi laziali fermati a Varsavia prima del match di Europa League fra la Lazio e il Legia: "La polizia aveva atteggiamenti arroganti, i tifosi non hanno fatto nulla"

ROMA - Nella giornata del cinque dicembre il Presidente del Consiglio dei Ministri Enrico Letta ha incontrato il suo omologo polacco Donald Tusk nell'ambito del vertice bilaterale tra Polonia e Italia. Durante l'incontro si è parlato ovviamente anche della situazione dei tifosi laziali detenuti nel carcere di Biakoleka in seguito ai disordini avvenuti prima della partita tra Legia Varsavia e Lazio. Letta, dopo aver sollevato la questione ha incassato l'impegno del premier polacco ad occuparsi personalmente della vicenda: "Farò di tutto per accelerare le procedure nel rispetto delle regole - le parole di Tusk - e farò un appello al procuratore generale e al ministro della Giustizia affinchè seguano personalmente la vicenda al fine di evitare lungaggini".

UN LAZIALE A VARSAVIA - Intanto RomaToday ha raccolto la testimonianza di un tifoso laziale accorso in Polonia per seguire la propria squadra. A lui è andata un po' meglio rispetto agli altri. Dopo la perquisizione è stato infatti rilasciato e, nonostante sia arrivato allo stadio dopo dieci minuti dall'inizio del secondo tempo, è riuscito perfino ad assistere alla partita. Da Sandro però, arriva un curioso retroscena: il presunto lancio di oggetti non sarebbe stata un'iniziativa scellerata, ma come ipotizza lui una reazione all'atteggiamento vessatorio avuto dalla polizia.

Sandro tu a differenza di altri sei riuscito ad arrivare allo stadio?
"Sì, sono arrivato allo stadio alle 20:10, il secondo tempo era già iniziato, prima siamo stati trattenuti circa 1 ora e 40 minuti in una stradina, all'interno di una camionetta, dove siamo stati perquisiti tutti uno a uno da cima a fondo. Soltanto dopo abbiamo potuto raggiungere lo stadio". 

La polizia si è comportata in modo violento?
"Con me c'erano circa una settantina di persone, nei nostri confronti non sono stati violenti. Arroganti sì, hanno avuto dei modi che potevano indispettire, ma non c'è stato alcun contatto fisico. Hanno messo in atto una vera e propria 'cafonata'".

Sei riuscito a farti un'idea di cosa abbia potuto scatenare l'intervento energico della polizia polacca?
"Ad essere sincero ancora no. Posso ipotizzare, riprendendo quanto dicevo prima riguardo l'atteggiamento arrogante della polizia, che qualcuno non l'abbia digerito e possa aver lanciato qualcosa come per 'reazione', ma parliamo realmente di sciocchezze perchè non c'è stato nulla di serio".

Eppure 22 persone sono ancora in carcere, c'è qualche tuo amico? Che notizie hai?
"Ci sono parecchi miei amici ancora lì. Le notizie che ho le apprendo dalla tv e dal fratello di uno dei ragazzi detenuti a Varsavia. Probabilmente entro giovedì prossimo dovrebbe esserci una svolta positiva. Speriamo bene".

Quanto accaduto a Varsavia potrebbe farti desistere dal prendere parte ad altre trasferte europee?
"Assolutamente no! Quando i miei 'fratelli' saranno fuori, ci ritroveremo tutti insieme a marciare nella prossima trasferta".

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